Abbiamo un ministro per l’attuazione del programma? Ah, già… Rotondi

Postato da Quad il 29 dicembre 2009

Gianfranco Rotondi non lo senti mai in giro. Non dice mai nulla, non è mai sotto i riflettori. Rispetto a molti suoi colleghi, tiene un profilo piuttosto basso.
Poi ogni tanto salta fuori e ci ricorda che se è messo lì a fare il ministro, qualche cosa deve saper pur fare.

Adnkronos: Secondo il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo Gianfranco Rotondi, ”Di Pietro sbaglia a non riconoscere il suo errore nel giudizio storico su Bettino Craxi, ma almeno dovrebbe attenersi alla saggezza latina: de mortuis nihil nisi bonum, dei morti si parla solo se si può dirne bene”.

Quindi ad esempio di Hitler e di Mussolini dovremmo parlare solo delle importanti riforme che hanno portato ai loro stati, perché ahinoi sono morti e non si può parlar male di loro. Corso Adolf Hitler, statista. Giardinetti Benito Mussolini, statista, giornalista e calvo (dire pelato sarebbe un insulto e, ricordiamolo, non si possono insultare i morti). Di Pacciani potremmo dire che… uhm… era un amorev… uhm… Era un padre di famiglia. Via Pacciani, padre di famiglia.
Ok, vabbuò. De mortuis eccetera eccetera. Se vogliono così, potremmo parlare dei vivi, ad esempio. Potremmo parlare dei mafiosi vivi che parlano delle collusioni con politici vivi e attivi, ma mi sa che anche questo non è permesso. Potremmo parlare dei corrotti avvocati vivi condannati, e dei corruttori vivi non condannati in quanto dei politici vivi hanno modificato le leggi. O potremmo parlare ancora delle donnine (vive) che frequentavano i politici vivi e titillavano attributi sessuali (vivissimi secondo alcuni, defunti secondo Feltri), ma ormai l’argomento è passato di moda, spinto a forza in ultima pagina da politici-conduttori televisivi-vivi e trans, vive/i e morte/i.
Insomma, vivi o morti che siano, qui l’idea che ci siamo fatti un po’ tutti è che, forse forse, l’unica cosa di cui si può ancora parlare è del Grande Fratello.
Oh, ma hai visto che tipo bizzarro che è quel George? Io non lo sopporto. I miei preferiti sono Mauro e Massimo. Sì, quello che litiga con tutti e quell’altro che è spesso come un armadio. Oh, ma lo sai che tra l’altro da queste parti c’è un duo comico che si chiama proprio Mauro e Massimo? Eh, lo dico da quando sono entrati: quei due lì diventeranno amici.
Lungomare Mauro e Massimo, comici piemontesi. Piazza George Orwell, lungimirante.

Microcosmo

Postato da Quad il 9 aprile 2008

In questi giorni leggevo un simpatico libro sulle origini del mio paesello torinese. Costruito in maniera più sociologica che storica, il libro narra le vicende, i mutamenti e i personaggi illustri di 500 anni di storia, anche se -essendo questo paese poco più grande di una borgata- non è che di fatti storici ce ne siano molti.
È interessante però notare come le figure più ricordate della città siano le stesse evidenziate nel romanzo di Vitali: il dottore, il sindaco, il parroco. I ruoli su cui gravita la vita cittadina sono sempre quelli, e anche le opinioni della gente, più personali e meno ufficiali, si soffermano sempre su queste figure sì istituzionali ma anche prettamente vicine alla vita quotidiana. Di tutto il libro, la pagina che mi ha stupito più di tutte è stata proprio quella relativa a un parroco ormai morto da una trentina d’anni.
Il parroco era cattivo, maleducato, falso e ladro. Qualcuno lo difende blandamente dicendo solo un tenue “severo” ma il messaggio è chiaro: era un grandissimo stronzo. Ne combinò di tutti i colori e in alcuni casi arrivò ai limiti (a volte anche oltre) della truffa. Che schiettezza, che onestà! In dieci righe si è detto tutto l’importante. Era un essere senza scrupoli e nessuno mai lo potrà riabilitare a beneficio della storia.
Che bello vivere in un paesello. Almeno la verità può essere nascosta solo fino a un certo punto e non stravolta come nella macrovita nazionale. Non si può modificare così tanto la verità da farla diventare l’opposto di quel che è: in paese tutti gli altri parroci hanno una via a loro intitolata. Lui no, non se lo meritava: perché ha rubato a te, personalmente, e tu non gli dedichi una via. Perché è stato maleducato con te, e tu non dici che era una buonanima, dici che era uno stronzo. E c’hai ragione.
Invece in scala nazionale è diverso: Mussolini era un dittatore, Stalin era un dittatore, Mangano era un mafioso, Dell’Utri è un mafioso, Craxi un ladro, la resistenza fece la resistenza anche se non tutti erano stinchi di santo. MA…
Ma Mussolini non ha ucciso te, ha ucciso altri. Quindi Mussolini era uno statista. Stalin non ha ucciso te e non era in Italia. Lui forse sarà anche stato un dittatore ma Lenin no. Mangano è un eroe. Un grandissimo eroe dei miei co*****i, lo paragonerei a Pietro Micca. Dell’Utri è una vittima e la resistenza era solo un branco di comunisti che uccideva innocenti. Craxi poi… lui è il meglio che ci sia. Se il ruolo di neo-Gesù Cristo non fosse già stato preso da qualcun altro, direi che qui si sta parlando di Craxi da Nazareth (ad Hammamet). Ma nel paese questo non succede, perché se fai del male lo fai a me, e se non lo fai a me lo fai comunque davanti ai miei occhi. È la regola, e prima o poi si saprà. Mentre a livello nazionale no: si riscriveranno i libri di storia, verranno dedicate vie a statisti, dittatori e ladri, e nessuno dirà nulla perché sarà troppo giovane per sapere o perché il male non sarà più ricevuto in prima persona, ma sarà solo un residuo, un sentito dire, e non importerà più a nessuno.

Search