7 agosto 2006
percorso: 51.53 km
tempo: 3:22:12
media: 15.2 km/h
massima: 44.8 km/h

Diario di Fabio

I letti sono comodissimi e nonostante alle 6:30 io mi metta a svegliare i compagni d’avventura (“dai che è ora di alzarsi”) alle 7:15 sono ancora nel letto a dormire.
La tappa sembra impegnativa ma i chilometri sono solo 50 km. Raggiungiamo Astorga per le 11 e facciamo spesa e pranzo.
Visitiamo un po’ il centro storico e verso la mezza ripartiamo.
Quello che doveva essere l’inizio della salita della Cruz de Herro in realtà è solo una lieve pendenza con solo un breve tratto (di meno di un chilometro) abbastanza tosto.
Proprio in quel punto, uno spagnolo ci supera e Matteo (che, ricordo per i lettori, al liceo venne messo nel girone dei Gasatoni (nella Guduriosa Commedia) non resiste e parte all’inseguimento.
I due si danno battaglia per un po’, fino a sparire dietro una curva, mentre io e il Basty ce ne andiamo tranquilli per i fatti nostri.
L’albergue dei nostri desideri non ospita le bici fino alle 18:00 e, dato che sono le 15:00, optiamo per un rifugio alternativo.
Il posto è carino e soleggiato. Unico difetto: il letto inferiore dei letti a castello… è un loculo. Ovviamente io finisco sotto.

Diario di Matteo

Altra tappa facile : 50 km appena!
Arriviamo fino alle pendici della mitica Croce di Ferro, che Fabio sembra temere particolarmente.
Questa mattina Fabio mi ha svegliato alle sei e mezza, dicendomi che dovevamo prepararci a partire; io diligentemente mi sono alzato e sono andato in bagno a lavarmi; quando sono tornato, però, (circa 10 minuti dopo) questo ghiro era di nuovo accucciato in posizione fetale nel suo sacco e dormiva della grossa (come Marco, è poi uscito dal letargo tre quarti d’ora dopo).
Come al solito cominciamo a pedalare con il freddo; qui in Spagna la mattina si gela!
Verso le undici raggiungiamo Astorga, città fondata da Augusto, che conserva ancora edifici romani e monumenti che la rendono un vero gioiello architettonico.
Facciamo la spesa per il pranzo e la cena e mangiamo in una piazzetta all’ombra di un albero.
Alla mezza, sotto il sole che picchia, riprendiamo il nostro cammino.
Ieri sera a cena dicevamo che questo viaggio ha qualcosa di mistico; anche chi non vuole crederci si trova coinvolto da una Forza diversa che ti spinge verso Santiago.
Nessuno, secondo me, affronta il Cammino per semplice turismo: questa è cultura, religione, storia e condivisione della fatica.
La strada per Rabanal non è particolarmente dura; sale graduale fino a El Ganso e poi ci sono due chilometri abbastanza impegnativi.
Nell’ultimo tratto in discesa uno spagnolo ci passa con andare spocchioso; io allora raccolgo il guanto di sfida (lo ammetto, mi mancano le gare!!), lo riprendo in salita e lo stacco di brutto..
A Rabanal volevamo fermarci nell’ostello inglese, ma i gestori (piemontesi) ci dicono che i ciclisti fino alle sei non possono entrare.
Visto che sono le tre e siamo stanchi, optiamo per l’albergue municipal; il posto è un po’ rustico, ma tutto sommato confortevole.
Qui assistiamo ad una scena decisamente divertente: un gruppo di pseudo-pellegrini (hanno un pulmino di appoggio) tedeschi che alloggia con noi si siede a tavola a mangiare per ore e ore.
Noi, invece, ci prepariamo una pasta abbondante divertendoci a fare scenette stupide mentre cuciniamo.