Torino – Saint Jean Pied-de-Port
Oggi è il giorno della partenza.
Sveglia alle 4.30 e ritrovo da Marco alle 5.30.
La prima parte di viaggio in macchina è rilassante e passa in fretta.
Alle 9.15 siamo a Nizza dove ci aspetta la prima sgradita sorpresa della giornata: il treno per Toulouse parte con un’ora di ritardo, ciò vuol dire che probabilmente non riusciremo a prendere le altre due corrispondenze.
Tutto il mondo è paese!!!
Le carozze inoltre sono superaffollate e dobbiamo camminare per quattro vagoni prima di trovare un posto adatto alle bici.
Dopo un po’ decidiamo pure di rinunciare ai posti prenotati dove una piccola bambina francese scorreggia rumorosamente sulle gambe del papà, e ci accampiamo con le bici.
La stanchezza è tanta, ma siamo appena partiti.
Arrivati a Toulouse dobbiamo correre per prendere il treno successivo.
Nel sottopassaggio della stazione perdo Fabio e Marco che restano attardati, ma miracolosamente sbucano all’improvviso e riusciamo a salire sul treno per Bayonne all’ultimo secondo.
Il viaggio è massacrante, fa molto caldo, borse e bici pesano tantissimo e siamo preoccupati della loro incolumità dopo tutte le botte che hanno preso.
A Bayonne arriviamo con altri 25 minuti di ritardo e le ferrovie francesi per ripagarci del danno ci offrono il trasferimento a St. Jean in taxi.
Riusciamo a salire in quattro più bici e bagagli su una sola macchina: un vero miracolo! Il taxista è un simpatico basco con cui parliamo di un po’ di tutto.
A St. Jean arriviamo alle 22.30: ormai è tardi per cercare una sistemazione notturna; l’idea è quella di accamparci in stazione.
Rimontiamo con fatica le massacranti biciclette e andiamo a bere una coca in un bar.
Arrivati alla stazione scopriamo con orrore che è chiusa e non riusciamo a trovare nulla di meglio di alcune panchine .
Il problema è che abbiamo con noi solo vestiti leggeri, oltre che un’ inutile sacco- lenzuolo, e qui, malgrado siamo solo a 250 mt circa di altitudine, fa un freddo terribile.
Il mio sconforto è tanto, ma cerco di non darlo a vedere; penso a Umberto e credo che se fosse qui mi avrebbe già insultato pesantemente..
Ci avviluppiamo dentro a tutto quello che abbiamo in borsa e proviamo a prendere sonno.
Verso le tre mi sveglio con i piedi gelati, mi alzo, mi infilo le scarpe con l’intenzione di rimettermi così dentro il sacco, ma inavvertitamente pesto un’enorme merda di cane.
Esasperato prendo la scarpa e la sbatto dappertutto “svegliando” anche gli altri.
Marco viene a chiedermi se voglio infilarmi con lui dentro una calda cabina telefonica; Fabio pesta a sua volta una merda.
Questa temperatura polare ci sta surgelando, decidiamo allora di andare a farci un giro per scaldarci un po’ e aspettare con ansia il sole.
In paese troviamo un negozio che ha una specie di anticamera riparata che al momento ci sembra più invitante di un albergo, visto quello che abbiamo passato fin’ora.
Ci ripariamo lì, parliamo di futilità, mangiamo biscotti, finchè alle sette sorge il primo pallido sole sul nostro Cammino…


