Saint Jean – Roncisvalle
Oggi e ieri sono la stessa cosa (nei miei ricordi 28 e 29 luglio 2006 sono un unico giorno).
Alle 7.30, visto che siamo gia svegli, andiamo subito all’Ufficio addetto all’accoglienza dei pellegrini dove un francese ci accoglie urlando : “Materazzi provocateur !!!”.
Dopo aver fatto spesa e dopo un’inutile sosta dal meccanico dove Fabio voleva far vedere il freno della sua bici, finalmente partiamo.
La prima parte di strada, fino a Valcarlos, è dura, ma non impossibile; dopo il pranzo a base di panini decidiamo però di imboccare un sentiero segnato dalla conchiglia gialla.
Inconsapevolmente stiamo entrando in un incubo…
Dapprima prendiamo il sentiero sbagliato, un muro fangoso assolutamente impercorribile. Sono già le tre e il mio inespresso terrore è quello di farmi una notte all’addiaccio nel bosco; vedo che gli altri sono un po’ scoraggiati allora mi propongo di andare in esplorazione di corsa sui sentieri, finchè non trovo quello giusto.
Non so come stiano Fabio e Marco, ma io sono veramente a pezzi ed essere positivi in questa situazione è difficilissimo.
Ritrovato il Cammino dobbiamo affrontare rovi, sterpi, pietre, fango e pendenze che rendono impossibile la pedalata e che ci costringono a spingere la pesantissima bici.
Dopo quattro ore sporchi, graffiati e sudati riemergiamo sulla statale; ancora salita e poi breve discesa fino alla mitica Roncisvalle.
L’atmosfera è magica, il tempo sembra essersi fermato a Carlo Magno; mi sembra perfino di sentire risuonare l’Olifante, il corno del valoroso Orlando.
Sono ormai le sei di sera, la Collegiata è piena e noi troviamo posto solo nelle tende montate su un prato vicino.
Marco temendo di soffrire ancora per il freddo va a chiedere alle ragazze spagnole che gestiscono il campeggio se può avere una coperta.
Della loro risposta capisce solo la parola “Gordo” e lui allora risponde “el Gordo ??” provocando l’ilarità delle spagnole.
Io nel frattempo faccio due chiacchere con una ragazza di Modena che affronta da sola il Cammino a piedi.
A cena, per la gioia di Marco, il menù del pellegrino prevede la trota che io e Fabio fatichiamo non poco a pulire.
Dopo mangiato, distrutti dalla stanchezza di due giorni terribili andiamo a letto e ci addormentiamo immediatamente.


