Logroño – Santo Domingo de la Calzada

Posted by Matteo on 28th, 2007

Diario di Fabio

Al mattino misteriosamente Cristian compare nel letto accanto al mio. Quando è arrivato?
Basty ci diverte facendo l’imitazione dello spagnolo nel tentativo di salire in mansarda e fare silenzio.
Passiamo vicino al Pantano di Logroño, un’enorme acquitrino paludoso molto caratteristico, che alterna passaggi in boschetti puliti, parchi naturali e guadi di piccoli ruscelli. Sostiamo a Navarrete e poi proseguiamo per un Camino che costeggia la Nazionale e non passa dall’Alto de San Anton. Le indicazioni ce le ha date un ciclista pellegrino spagnolo, quindi va bene così.
Per strada vediamo un caratteristico nido di cicogne, particolarità segnalata su tutte le guide. Sono tentato dal non fotografarlo perché, a quanto dice la guida, ne vedrò molti altri.
(invece, arrivato a Santiago scoprirò che questo è stato l’unico in cui ci siamo imbattuti),
Passiamo poi per Najera e Azofra (carina) e poi un bel sentiero fino a Santo Domingo.
Cristian non s’è visto. Ormai lo spagnolo è il quarto membro della compagnia.
Matte in paese vede Rastaman ma quel pover’uomo non si sta godendo il Camino ed è sempre più scorbutico, totalmente diverso dalla sua ragazza, che è sempre cordiale e disponibile. No, non in quel senso… sia chiaro.
Per strada incontriamo uno spompato quanto improbabile gruppo di ciclisti spagnoli tutti vestiti di verde. La cosa più strana è che hanno tutti uno zaino microscopico e non capiamo come facciano a viaggiare così.
Il percorso per il resto è carino ma monotono, caratterizzato da continui saliscendi che tagliano di traverso le colline e ci fanno accelerare al massimo in discesa per guadagnare qualche metro in salita.
Sulla carta, questa tappa non è difficoltosa e non molto ricca di dislivelli, ma a dirla tutta è mortalmente affaticante. I chilometri però filano via in fretta, forse perché facciamo delle soste più brevi del solito, e arriviamo così presto alla meta della giornata che c’è ancora la siesta e l’ostello è chiuso.
Qui a Santo Domingo de la Calzada vorremmo dormire al monastero (gratis) ma sbagliamo posto e finiamo in un altro albergue. Incontriamo i due vercellesi che ci dicono che quasi quasi proseguono fino a Granon e poi, forse, torneranno indietro.
Noi invece ci fermiamo e ci godiamo la giornata di sole, visitando una bella cittadina.
Ci mettono a dormire in un enorme capannone con tantissimi letti e le coperte di lana tutte uguali. Non so perché ma a ripensare a quel posto, mi compare nella mente l’immagine di un pidocchio. Eppure il posto non era malaccio.
Matte si fa una doccia fredda, ci avverte che manca l’acqua calda, ma al nostro turno… è calda. Non sarà l’ultima volta.
I diari iniziano a essere corti, la forza di scrivere lentamente diminuisce e il poco tempo libero viene progressivamente dedicato a fare altro: lavare, mangiare, dormire.

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