Racconto a scelta multipla #8 epilogo

9 gennaio 2008

Quella che avete davanti agli occhi è nientepopodimenoche l’ultima puntata dell’avventurosa storia a puntate di Matteo Saltafossi.
A tre mesi di distanza dall’ultima puntata, il nostro Matteo si ritrova in mezzo a una strada della periferia di Milano: davanti a sé ha il Sardo che lo sta per uccidere e alle sue spalle un altro Matteo Saltafossi dalle motivazioni imprecisate. Berlusconi è morto, l’uomo che gli aveva sparato al parco… pure. Matteo sta lasciando involontariamente dietro di sé una scia di morte, ma ora siamo alla resa dei conti, siamo all’ultima puntata. Non perché il finale sia vicino ma solo ed esclusivamente perché mi sono stuficchiato. Avevo detto che lo scorso episodio non sarebbe stato l’ultimo… sono stato di parola e infatti ultimo non lo è stato.
Eccovi dunque la conclusione della storia… conclusione che però sarà solo l’inizio… di qualcosa di diverso che illustrerò nei prossimi giorni.
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Racconto a scelta multipla #7

1 ottobre 2007

Dopo circa due mesi di assenza, viste le tante richieste, torna sui nostri schermi la bizzarra avventura di Matteo Saltafossi con il settimo e (forse) penultimo capitolo.
Chiedo scusa per gli untor… ehm… divulgatori di meme, ma – capitemi – Matteo Saltafossi ha la precedenza. Prometto che domani o dopodomani risponderò ai due meme giunti sino a me.

Vi ricordate la storia? Devo fare il riassunto? Ok, vada con il riassunto.
Matteo Saltafossi, giovane podista torinese, sta correndo tranquillo nel parco del Valentino a Torino quando un uomo calvo e una donna elegante lo fermano, dicono di essere mandati dal “Sardo”… e gli sparano.
Matteo è ridotto male e un’ambulanza gli presta il primo soccorso, ma l’autista non lo sta portando al – vicinissimo – ospedale. La sua direzione è un’altra: Macherio, una delle residenze di Silvio Berlusconi. Qui Matteo scopre di essere stato salvato perché anche Berlusconi è un nemico del Sardo e ora vuole allearsi con lui. Matteo però ‘sto Sardo non sa proprio chi sia e durante una colluttazione, uccide involontariamente l’ex-premier, proprio pochi istanti prima che la villa subisca un attentato da un gruppo di terroristi, forse mandati dal Sardo, non si sa. Forse intenzionati a uccidere il premier, o forse intenzionati a uccidere Saltafossi. Maybe. Anche questo non si sa con precisione.
L’unica cosa che gli resta da fare al povero Matteo è fuggire. Fugge e raggiunge Milano, dove però è presto intercettato dal Sardo e da due suoi sgherri. Ora Matteo è faccia a faccia col Sardo. Cosa succederà? Andate avanti con la lettura e lo scoprirete.
Episodio 7

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Il Sardo era lui. René Serendu detto “Il Sardo”, proprio quel Serendu italo/francese famoso in italia e all’estero per essere il proprietario dell’azienda di telecomunicazioni “Commission” (specializzata nelle nuove tecnologie e conosciuta a livello mondiale) e per essere il fondatore del club miliardario snob “Le voyage” (dove veline, politici mafiosi e calciatori si incontravano per scambiarsi i numeri di telefono).
Quindi era lui il Sardo. Un uomo noto, ma un volto non troppo conosciuto, abbastanza anonimo da potersi spostare a Milano e assistere in prima persona ad un’esecuzione senza attirare la curiosità di paparazzi e fotografi. Un uomo potente, un uomo nuovo, un self-made man diventato celebre e famoso negli ultimi anni, vuoi per il suo ingresso in politica, vuoi per i suoi intrallazzi mafiosi neanche troppo celati.
René guardò Matteo negli occhi per l’ennesima volta. Il lupo che scruta l’agnello.
“Sì, amici e nemici hanno il vizio di chiamarmi il Sardo. Soprattutto i nemici.”
Matteo si guardò intorno in cerca di qualche via di fuga ma non trovò nulla che lo potesse mettere al sicuro dai proiettili. Era solo di fronte alla morte, per la terza volta in pochi giorni. Appena avesse mosso un muscolo, i due accompagnatori del Sardo lo avrebbero ucciso e la paura di una morte violenta lo pietrificò.
Matteo, umile podista dal passato limpido, era stato catapultato in una storia più grande di lui: aveva visto morire Silvio Berlusconi, era scampato a due tentativi di omicidio, ma ancora non sapeva perché tutto ciò stava succedendo.
In quella torrida estate in una via di Milano, Saltafossi raccolse tutto il coraggio che aveva in corpo e parlò al suo boia.
“Perché a me.”
Il Sardo si avvicinò. Il suo volto aveva un’espressione fintamente triste.
“Speravo non me lo chiedesse, Saltafossi. Ma dato che lo vuole sapere sarò sincero con lei.”
Le due guardie del corpo presero in mano le pistole, i suoi minuti erano giunti al termine.
“Io non volevo uccidere lei. Glielo giuro. Non avevo nessun motivo per ucciderla e soprattutto non ne avevo l’intenzione. Mi dispiace Matteo, sinceramente.”
Ora Saltafossi e il Sardo erano vicinissimi. Il Sardo, molto più basso di Matteo, guardava in su inarcando il collo.
“Si ricorda il killer che nel parco del Valentino ha tentato di ucciderla?”
“Come posso dimenticarmelo!” Disse Saltafossi, sentendo nel suo corpo ancora il bruciore della pallottola che lo aveva trapassato qualche giorno prima.
“Ecco, quell’uomo è morto. Aveva sbagliato obiettivo. Il nostro bersaglio era…” La frase di Serendu non arrivò alla conclusione perché un uomo spuntato dal nulla intervenne. Nelle sue mani, due modelli antiquati di Beretta.
“Il vostro bersaglio ero io, vero Serendu?”
I due omoni in giacca e cravatta tentarono di puntargli le pistole addosso ma l’uomo fu più rapido.
“Giù le zampe o il vostro capo avrà una testa in meno.”
I guardaspalle si immobilizzarono, poi l’uomo riprese a parlare.
“Buttate le armi a terra e fate due passi indietro.” Con un gesto del braccio fece un cenno anche al Sardo. “Il consiglio vale anche per te, Serendu.”
Matteo non capiva più nulla. E questo chi era? Polizia? Carabinieri? Un agente ingaggiato da Berlusconi per pedinarlo? Non sapeva darsi una risposta, ma di sicuro sapeva che era il suo salvatore.
“Mi volevano uccidere.” Disse Saltafossi, sperando fosse un membro di qualche forza dell’ordine.
L’uomo sconosciuto fece un cenno d’assenso e rispose: “Lo so, volevano uccidere anche me. Quello che ti è successo è in parte anche colpa mia: il mio nome è Matteo Saltafossi.”

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Racconto a scelta multipla #6

18 luglio 2007

Miracolosamente, è scampato il pericolo Prodi e ora Matteo Saltafossi si mette sulle tracce del nemico: Il Sardo. Siamo a una svolta decisiva. Siamo quasi alla fine.
Perché? Perché vi avevo detto che la storia avrebbe avuto quattro puntate, mentre invece siamo già giunti alla sesta. Previsioni per il futuro? Direi che al massimo – e quando dico massimo, intendo proprio Massimo – potremmo arrivare alla puntata 10. Non più in là.

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Racconto a scelta multipla #5

9 luglio 2007

E così è successo. Il voto c), il voto più cruento e malefico, ha avuto la meglio.
Non bastava l’incontrare Berlusconi! Il pubblico, che come sottolinea Leo è composto da coglioni comunisti, ha voluto la soluzione finale per eccellenza.
Ricordiamo al caro Silvio – casomai passasse di qui – che questo è solo un racconto e che, come vuole la tradizione, gli stiamo allungando enormemente la vita.
Mi sembra inoltre doverosa la segnalazione del libro “Chi ha ucciso Silvio Berlusconi“, che non ho letto, ma che due anni fa ho regalato proprio a Leo per il suo compleanno. Il testo non è stato fonte per la mia ispirazione perché l’esito del voto siete stati voi, lettori, a determinarlo. Che sia stato però d’ispirazione a voi?

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“Sì, sto cercando il Sardo. Ora se vuol essere gentile… mi dica subito dove si trova.”
A Berlusconi era scomparso il sorriso e il volto stirato e abbronzato era duro e schietto.
Matteo non si aspettava questo repentino cambio d’umore.
“Io non so dove si trovi il Sardo.” disse Matteo ancora un po’ intontito dall’anestetico.
Il Cavaliere fece una smorfia di stizza.
“A dirla tutta, Signor Berlusconi, non so nemmeno chi sia veramente questo Sardo.”
Il volto di Berlusconi passò in pochi secondi dalla stizza alla rabbia. Non credeva a quel che gli stava dicendo Matteo.
“Signor Saltafossi, mi sta prendendo per coglione?” disse furibondo.
“No, signore.”
“Vuole forse dirmi che lei non sa chi è il Sardo?”
“Esattamente.”
“Vuole forse dirmi che lei non sa che il Sardo la voleva morto?”
“No, signore. Poco prima che l’uomo al parco mi sparasse, mi ha detto testuali parole: Ti porto i saluti del Sardo.”
Berlusconi lo guardò in silenzio, poi Matteo riprese a parlare.
“Era la prima volta che lo sentivo nominare e la sua identità mi è ancora sconosciuta. Lei sa chi è il Sardo?” Chiese al Cavaliere.
Il Cavaliere sbottò. Era inconcepibile che l’uomo a cui aveva appena salvato la vita, continuasse a mentirgli, a negare l’evidenza!
“Signor Saltafossi! Io conosco tutto di lei! Io so del suo passato, so della sua attuale vita. So dei suoi passati nell’estrema sinistra, so che mi odia profondamente, ma non mi sembra un motivo sufficiente per far saltare in aria l’intera nazione!”
Matteo rimase a bocca aperta. Non era sicuro di aver capito bene quel che Berlusconi gli aveva appena detto.
“Saltare in aria?” Chiese come un’eco mal riuscita.
“LEI È UN FOLLE!!!” Berlusconi era furioso. Il suo piccolo volto rotondo divenne scuro come la notte e due grosse vene gli comparvero sulla fronte imperlata da gocce di sudore. Dall’interno della giacca estrasse una pistola tentando poi di puntarla addosso a Saltafossi.
“Lei è un pazzo, Signor Saltafossi!”
“Fermo!” Urlò il dottore cercando di fermare il gesto sconsiderato del Cavaliere.
“Fermo!” Urlò anche Saltafossi, lanciando le due braccia verso il polso di Berlusconi.
Ma il piccolo ex-premier sferrò con inaspettata agilità un pugno sinistro sul naso del dottore che stramazzò al suolo come un sacco. La lotta, una prova di forza fra Matteo e Berlusconi, durò per lunghi secondi.
Il medico era sdraiato esattamente fra i due, per terra e incosciente, e i due uomini – di dimensioni e peso diversi – inconsapevolmente si ritrovarono a lottare sdraiati sul letto dove era stato ricoverato Matteo la notte precedente.
“Dimmi dov’è il Sardo!” Urlò Berlusconi.
“La prego, si fermi! Io non so nulla!”
Matteo sentì il cane della pistola indietreggiare pericolosamente. La canna puntava diritta verso la sua testa: se era riuscito a scampare a una pallottola sparata in pancia da due metri, era impossibile sopravvivere a un colpo in fronte da una distanza di cinque centimetri!
“BASTAA!” Disse Matteo spingendo con tutta la sua forza.
BANG!
Un colpo grave e rotondo rimbombò per la stanza e nelle vicinanze.
Delle voci lontane mormorarono frasi incomprensibili per l’orecchio di Matteo ancora assordato per il colpo.
Il proiettile non lo aveva colpito, un miracolo. Spinse via il corpo di Berlusconi accasciato sul suo e notò quel foro rosso e nero in mezzo alla fronte dell’ex-premier.
La pistola gli cadde di mano mentre il corpo, irrigidito dal terrore, non riusciva neanche a muoversi. La mano semiaperta e la testa immobile: non poteva staccarsi dal guardare il corpo senza vita del più importante uomo politico italiano degli ultimi dieci anni.
“Che diavolo faccio?”
Matteo si riprese. Si chinò e impugnò nuovamente la pistola: doveva fuggire via, prima che qualche guardia giungesse nella camera.
“Cos’è successo?” Sentì dire nella stanza di fianco.
Veloce e reattivo come non avrebbe mai pensato di essere (dopo aver ricevuto una pallottola in pancia, aver subito un’operazione sotto anestesia totale e aver ucciso un ex-premier), riuscì a trovare la forza morale e fisica per spostare un piccolo tavolino e bloccare l’unica porta d’ingresso alla stanza.
Si guardò alle spalle e vide la finestra. Dalla porta, le voci di due uomini si accavallavano l’una sull’altra.
“È chiusa!” “Dentro c’è il Presidente!” “Presto!” “Apriamola!”
Matteo Saltafossi non attese oltre e in quell’istante, da dietro la porta, le due guardie giurate sentirono un fragoroso rumore di vetri rotti.
Matteo Saltafossi era nel cortile della residenza di Macherio di Silvio Berlusconi e stava facendo quello per cui si era allenato per vent’anni: correre.
Correva, Matteo. Correva più forte che poteva sull’omogeneo e ordinato prato all’inglese, e nel frattempo, l’unica cosa a cui riusciva a pensare era:
“Ho ucciso Silvio Berlusconi.”

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Racconto a scelta multipla #4

3 luglio 2007

Avete fatto la vostra scelta. Il 38% di voi ha votato Silvio Berlusconi e, anche se mi costa molto, Silvio Berlusconi sarà. Per quale motivo il nostro caro ex-premier lo ha salvato? Lo scoprirete tra poche righe. Ammetto che il Berlu era messo lì senza motivo, quasi per scherzo… ma se volete che la storia continui così, così continuerà.
Ora sono proprio curioso di sapere cosa sceglierete.

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“Ommioddio…” pensò Saltafossi.
“Cosa succede Saltafossi?” chiese l’uomo in giacca e cravatta. “Non ha mai visto un ex-premier?”
Matteo Saltafossi per un secondo ebbe il dubbio di essere in un sogno particolarmente realistico, ma capì in fretta che il piccolo nanerottolo che aveva davanti era proprio Silvio Berlusconi.
“Ommioddio…” Questa volta Saltafossi lo disse a voce alta.
Matteo Saltafossi, nato nel 1983 e tesserato Rifondazione Comunista dal 2001, riteneva che il piccolo uomo, che probabilmente gli aveva appena salvato la vita, fosse uno dei più pericolosi uomini politici italiani nonché un tiranno, un delinquente, un ladro e mille altri sostantivi dispregiativi scelti a caso dal vocabolario.
Se esisteva una nemesi di Matteo Saltafossi, questa era Silvio Berlusconi, il male puro.
“Non mi ringrazia?” chiese l’ex premier sfoderando un sorriso a cinquanta denti (finti).
“Per quale motivo mi trovo qui e non in un ospedale?” A Matteo non interessavano i convenevoli.
“Il motivo è molto semplice… Perché nessuno deve sapere che lei è ancora vivo. Ho appena fatto diramare un comunicato stampa del ritrovamento del suo corpo senza vita nei pressi del Valentino.”
“Senza vita?” Chiese Saltafossi non capendo quasi nulla di quel che stava succedendo.
“Sì, senza vita. Ah, stia tranquillo. Presto avvertiremo la sua famiglia del suo… non-decesso, ma per intanto dobbiamo mantenere il più stretto riserbo.”
Matteo tentò di alzarsi dal letto ma il dottore cercò di impedirglielo. “Signor Saltafossi, rimanga disteso o rischia di riaprire la ferita.”
Matteo non si curò del dottore e con tutta la forza che aveva in corpo spostò il corpo leggero del dottore e puntò dritto verso Berlusconi.
Ora, dall’alto del suo metro e ottantacinque centimetri, solo due spanne dividevano lui dal cavaliere. Due spanne in verticale e due in orizzontale.
La mano destra partì come scagliata da una faretra e si strinse saldamente attorno al collo del presidente più vincente della storia del calcio italiano.
“E per che diavolo Silvio Berlusconi dovrebbe inscenare la mia morte e portarmi nella sua tenuta privata?!”
Al Cavaliere mancava il respiro. Un rantolo di soffocamento scosse il piccolo corpo dell’uomo e, a quel punto, Saltafossi lasciò la presa, mentre il dottore gli si avventava sul braccio per fermarlo.
Berlusconi, appena ebbe un po’ di fiato in corpo, gli rispose.
“Vede Saltafossi. Il nemico del mio nemico… è un mio amico.”
Saltafossi mollò totalmente la mano e pensò dubbioso facendo mente locale su quel che gli era successo in quelle ultime ore.
“Il sardo…” disse sottovoce.
Il Cavaliere, come se Matteo non lo avesse mai strangolato, sorrise garrulo al suo manesco interlocutore. “Esattamente Mister Saltafossi… Vedo che inizia a capire.”

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Racconto a scelta multipla #3

28 giugno 2007

Per poco, pochissimo (un voto), Matteo Saltafossi è scampato alla morte ed è sopravvissuto per un colpo di fortuna. Qualcuno, “il sardo”, lo vuole morto… ma perché? Ve lo dico subito: non lo scoprirete oggi. Qualcuno, molto influente, lo salva da morte certa… perché? Anche questo non lo scoprirete oggi!
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Racconto a scelta multipla #2

22 giugno 2007

Carissimi! Il primo capitolo del racconto a scelta multipla ha avuto un grande successo! Ecco a voi, appena dopo la scadenza del primo sondaggio, la seconda imperdibile puntata. Sarà breve, molto breve. In caso votiate per “Altro”, specificate nei commenti cosa volete che succeda a quel povero disgraziato di Saltafossi.

“Matteo Saltafossi”.
Chi parlava era un uomo alto e calvo, leggermente in sovrappeso e di circa quarant’anni. A fianco a lui, una donna elegante e sensuale guardava verso Saltafossi con interesse.
L’uomo calvo si alzò in piedi, imitato dopo pochi secondi dalla giovane donna, mentre Saltafossi li osservava attentamente, stupendosi della loro eleganza troppo vistosa e fuori luogo per una passeggiata tranquilla nel Parco del Valentino. Ipotizzò il motivo che li aveva spinti a fermarlo, a chiamarlo, ma non arrivò a nessuna conclusione. La cosa più probabile era che fossero amici di famiglia di cui non ricordava il volto… ma anche questa ipotesi non lo convinceva appieno.
No, erano qui per un motivo ben preciso.
La donna – la guardò di sfuggita – era bellissima e con un sorriso magnetico: labbra rosse e accattivanti e una chioma nera e lucida. Un paio di occhiali da sole non totalmente oscurati faceva intravedere un contorno occhi sensuale e giovanile.
L’uomo calvo, occhiali da sole neri, estrasse qualcosa dall’interno della giacca, poi si rivolse a Saltafossi.
“Ti porto i saluti del Sardo.”
Dalla giacca aveva appena estratto una pistola semiautomatica, la puntò verso Matteo e sparò due colpi a bruciapelo verso lo stomaco del malcapitato.

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#01 – Tentativo di racconto a sondaggio

19 giugno 2007

statistiche.gifEra da un po’ che girava in testa questa idea e oggi finalmente ve la propongo.
Che ne pensate di un racconto con sondaggio? Un’idea idiota? Sì, può essere… Ma a me piaceva!
Ora spiego: un racconto in 5-6 puntate in cui, a ogni puntata, è allegato un sondaggio.
Ogni TOT giorni pubblicherò un breve capitolo del racconto per un totale di 5-6 puntate, massimo 10 se proprio le cose dovessero andare per le lunghe.
La “cosa simpatica” sarà che il racconto prenderà la piega che voi vorrete.
A ogni capitolo, verrà quindi aggiunto un piccolo sondaggino con varie possibilità precompilate e anche la possibilità di aggiungerne di vostre. L’esito del sondaggio deciderà cosa capiterà al protagonista della vicenda, Matteo Saltafossi. Cosa? State dicendo che è troppo simile a “Sensualità a corte”? In effetti è vero… ma non ditelo a nessuno.

Nota per i lettori: Matteo Saltafossi non è il Matteo che abitualmente scrive le recensioni di Dylan Dog su queste pagine, ma un personaggio di pura (pura-pura?) invenzione. Sì, ok, l’ho capito che siete troppo intelligenti e allora confesso. Matteo Saltafossi è ispirato al Matteo nostro… ma non è il Matteo nostro.

Eccovi il capitolo uno
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