Ecco perché non sto aspettando l’ultima stagione di Lost – parte 2 di 2

1 febbraio 2010

SOTTOTITOLO: TUTTA COLPA DELLA RED BULL
Milano alle sei del mattino è una meraviglia. Esco dalla metropolitana e annuso l’aria ancora libera dallo smog. Siamo a ottobre, il giorno prima che cambino l’ora. Vorrei stare qui fuori per scattare qualche foto e godermi la città che si sveglia, ma non posso perché l’Isola mi attende.
La Fnac la trovo al volo, ma è ancora troppo presto e le serrande sono ancora giù, quindi prima faccio una sosta al cesso e al bancone di un bar per non dovermi preoccupare di bisogni fisici per le prime ore della maratona.
Taglio corto: siamo poco meno di 50 e sono le 8 del mattino di sabato. Dobbiamo resistere, svegli, davanti a uno schermo che proietta 3a, 4a, 5a stagione di Lost, non-stop, fino alla sera del giorno seguente. Per il pasto ci penseranno loro: una baguette con salame o prosciutto e un banco fornito di frutta e bevande. Per i problemini fisiologici, per telefonare, o per staccare un attimo dalla routine, avremo invece a disposizione due pause lunghe da 15 minuti e cinque pause brevi da 5 minuti l’una da fare quando ti pare. Sembrano tante, per alcuni, ma non lo sono. Per i fumatori sono mortali.
Mi guardo intorno e vedo un casino di uomini fumetto e di nerd che io in confronto sembro una persona normale (e non lo sono). Poco dopo, mi accorgo che forse la mia preparazione su Lost è più superficiale del previsto quando, collegando i neuroni, non riesco a mettere insieme i numeri della lotteria e della botola. Gente che cita le battute delle puntate, gente che è infognatissimissima, gente che – lo realizzo solo ora – è impossibile da battere. Su Star Trek sarei stato più preparato, ma su Lost, ahimè, non sono ferratissimo.
Mi sento come uno studente che si presenta all’appello dopo aver studiato solo un paio d’ore. Risponde all’appello, guarda di nascosto gli altri studenti che confabulano tra loro di argomenti sconosciuti, e prende l’amara decisione di tornarsene a casa.
“Massì” penso. “Rimango finché c’ho voglia, poi al massimo me ne torno a casa questa sera”. Ma il Marocco è sempre lì, a un passo.
È sabato sera e realizzo quanto sia noioso questo telefilm dopo la suspence della prima visione. Alle 22 mi cala la palpebra e soltanto una puntata su Desmond piazzata in mezzo alla notte riesce a tenermi sveglio.
Poi… avviene l’irreparabile.
Quando sai che per nulla al mondo devi addormentarti, quando sai che in teoria dovresti pure stare attento perché alla fine della proiezione ci sarà il quizzone con domande a tema, che fai? Ti imbottisci di Red Bull.
Glugluglu. Sento la Taurina che entra nelle vene e pompa il cuore. Pompa. Pompa. Pompa un po’ troppo ‘sto cuore.
Palpitazioni, sudori freddi, manie ossessivo-compulsive per tutta la notte.
In overdose da taurina e Red Bull, improvvisamente il tempo si dilata. Fidatevi, si dilata. Date un’occhiata all’orologio. Le 3:00 di notte. Fissate lo schermo per quello che a voi sembra un quarto d’ora, poi tornate a vedere l’ora. Le 3:01. Il tempo non passa e il cuore batte a mille.
Questa notte c’è persino il cambio d’ora e tutta la fatica per arrivare alle due di notte improvvisamente svanisce. Siamo di nuovo all’una. Mi guardo intorno. Siamo tutti drogati di Red Bull. Alcuni mollano, altri tengono duro.
Io vorrei mollare, sono sincero. Vorrei tornarmene a casa, o più semplicemente farmi un giro notturno per gli scaffali del mio negozio preferito. E invece no, mi tocca stare lì a guardare quella dozzina di cretini che non fanno altro che andare da una parte all’altra dell’isola. “Basta, me ne vado” penso per un attimo. Ma la metropolitana è chiusa e che minchia faccio alle 4 di notte in giro per Milano? Decido di rimanere lì, di tenere duro ancora per un po’.
Alle 1:52 mando un messaggio a Torino: “Inizio a pensare che non ce la farò”.
Alle 3:18: “Uff sto per esplodere”.
Alle 5:12: “Non mi arrenderò. Costi quel che costi arriverò fino a domani sera”.
Alle 5:42: “Tengo duro”.
Alle 6:56 mi sto veramente rompendo i coglioni, ma così tanto che voglio sapere quanto dovrò soffrire prima di vedere le puntate dell’ultima stagione: “Quante sono le puntate del secondo blocco della quinta stagione?” Ovviamente Linda m’ha risposto con ore di ritardo. Le puntate erano una in più di quelle che pensavo io. Se sei in overdose di Taurina, una notizia del genere ti getta nel panico.
Alle 7:20 mando un messaggio: “Ciao”.
Alle 7:58: “Non mollò”. Con l’accento, ma non ricordo se voluto o no. Non credo.
Alle 8:24 penso al futuro: “Quante sono le puntate della quinta?” Sto facendo dei calcoli. Non me ne frega più nulla di quel che passa sullo schermo, mi interessa solo sapere quando potrò uscire di lì. La risposta mi incoraggia. Facendo due rapidi calcoli, per le 16 le puntate dovrebbero essere finite.
Alle 10:00 arrivo a una conclusione: “Non hai idea di quanto sia noioso Lost”.
Taglio di nuovo corto: sì, sono arrivato fino alla fine della maratona, in compagnia di poco più di 30 persone.
Sono le 16:30 circa. I ragazzi Fnac ci danno un questionario a risposta multipla ma le domande sono facili. Passo senza problemi.
Ce ne distribuiscono un altro. Anche qui, le domande non sono così impossibili. Passo.
Terzo livello. Qui le domande iniziano a essere toste. Due le rispondo a caso e ho culo. Passo.
Quarto livello, l’ultimo. Siamo 7-8, non di più. Le domande sono impossibili (tipo mi chiedono quale codice digita Alex quando fugge dal campo degli Altri) e purtroppo toppo. Tra qualche minuto sapremo il nome del vincitore ma io saluto tutti e me ne vado verso Torino. Non faccio nemmeno un giro in Fnac, compro lo Speciale Dampyr in edicola in stazione ma, dopo 10 pagine di lettura, m’addormento sul treno.
Il viaggio non l’ho vinto, ma in compenso ho una maglia nerdissima con la scritta Maratona Lost e una penna a sfera di plastica con scritto sopra I’M LOST. Ho pure un dvd con i contenuti extra della quinta stagione. È, ad oggi, ancora incelofanato.
Ebbene sì, I’m Lost, ma dalla maratona lo sono decisamente meno.

Ecco perché non sto aspettando l’ultima stagione di Lost – parte 1 di 2

31 gennaio 2010

Alcuni questo post l’hanno già letto, in quanto ricavato da una vecchia mail. Per tutti gli altri, è superfluo dirlo, si tratta di una storia vera.
Il 27 settembre 2009, giro come mio solito sul sito della Fnac, per vedere se ci sono libri in offerta o altre promozioni da cogliere al volo.
Di offerte non ne ho trovate ma mi sono imbattuto in un bando di concorso molto interessante. Un concorso su Lost: bisogna compilare una scheda, rispondere a tre domande banalissime e inviare tutto a Fnac. Chi vince il concorso, vince un viaggio in Marocco per 2 persone. Scadenza: 27 settembre. È il 27 settembre, ore 23:45. Un quarto d’ora di tempo per
partecipare. Secondo voi, cosa faccio? Partecipo. Al volo.

Le domande non sono nulla di difficile: qual è il tuo personaggio preferito? Perché? Qual è la puntata non ancora fatta che vorresti che i produttori di Lost girassero? Ho un quarto d’ora per rispondere e scrivo quattro cretinate. Personaggio preferito Desmond, perché è un Ulisse dei giorni moderni (Eh? Dove? Quando? Ma davvero? Boh, non lo so, l’ho sparata lì, però c’ha la moglie che si chiama Penelope e la frase “Ulisse dei giorni moderni” è figa). Vorrei vedere una puntata su Desmond che fa questo e quello (sostituire questo e quello con due verbi a caso). 23:55. Spedisco.

Una volta compilata e inviata la scheda, passata la mezzanotte, ho tutto il tempo per leggermi il bando nel dettaglio. Purtroppo quel che prima sembrava un semplice concorso basato sulla fortuna si rivela essere una vera e propria prova di resistenza. Leggo infatti che se la tua scheda viene selezionata, non vinci un viaggio, bensì vinci la partecipazione ad una MARATONA DI 36 ORE NON STOP di Lost.
Chi vince la maratona, vince il viaggio.
Ecco, detto questo… qualche settimana dopo vedo nella posta una mail targata Fnac. Sono stato selezionato. A domani con la seconda parte.

Il mio funerale

15 novembre 2009

Nel caso dipartissi prima di voi, avrei una richiesta da fare per il mio funerale.
Ok, la cerimonia… ma non vorrei che il mio funerale fosse esagerato come quello di Michael Jackson. E non vorrei nemmeno una cosa come quella fatta per Mike Bongiorno. Se dovessi morire, se proprio non riuscissi a prolungare all’infinito la mia insostituibile vita, vorrei che il mio funerale fosse come quello di Robert Enke. Uno stadio tutto pieno. Tutti quanti vestiti eleganti. Silenzio.
E soprattutto, mi raccomando, voglio Jurgen Klinsmann. O lui, o niente.

Abbi fede che il post arriva

19 settembre 2009

C’è Natror che aspetta un post ma io questo post continuo a rimandarlo. Natror, dammi un’oretta di tempo per sistemarlo e sarà tutto tuo. Il problema però, in questa settimana, è avere un’oretta di tempo.
Da lunedì a venerdì ho praticamente fatto quattro lavori retribuiti contemporaneamente. Sveglia e inizio di secondo lavoro, fino all’ora di andare in ufficio. Poi, di ritorno a casa, di nuovo all’opera su quello interrotto al mattino. Cena. Poi avanti col terzo e prima di andare a dormire pure un po’ del quarto. Quattro giornali diversi, tutte scadenze immediate.
Come se la mole di lavoro non bastasse, inizio la settimana con una bella querela pendente sulla testa come una ghigliottina (no, non per La strada in salita) ma, fortunatamente, a qualche giorno di distanza, posso essere abbastanza sicuro di averla scampata. Ok, posso togliermi il pannolone.
E giusto perché lo stress in questi giorni non era ancora abbastanza, il mio faccione è stato pure ripreso in primo piano dalle telecamere di uno spot pubblicitaro. Nazionale.
No, inutile che me lo chiediate. Non vi dirò in quale pubblicità. Sappiate solo che la vergogna è alle stelle e il mio ruolo assolutamente ridicolo: avete presente quelle pubblicità che passano alla storia perché c’è uno che non dice nulla e fa l’idiota? Ecco, in questo caso l’idiota sono io. E l’ho fatto aggratis.

Crederci sempre, arrendersi mai

24 agosto 2009

I misteriosi venti del destino mi hanno messo in mano un manoscritto di prossima pubblicazione per una piccola casa editrice che, seppur piccola, paga i propri autori e distribuisce abbastanza bene.
Il manoscritto sarà pubblicato, questo è sicuro, ma la versione che ho fra le mani deve ancora passare da editor e correttori di bozze.
L’ho letto. Tutto.
Ecco, dopo aver letto e riletto le quasi trecento pagine, posso dare spassionatamente un consiglio a tutti gli aspiranti scrittori.
Non arrendetevi. Non scoraggiatevi. Dopo quello che ho visto, tutto è possibile.

Fuoco cammina con me

25 luglio 2009

Sono andato in Spagna, a Santiago, e c’erano gli incendi.
Poi sono andato a Ischia, e c’erano gli incendi.
Quest’anno vado in Sardegna.
Ma non è che porto sfiga?

Anche noi infallibili falliamo

28 giugno 2009

FALLIMENTO UNO E DUE

Mi bullo con gli amici di Tieffemme che io, lettore sopra la media, non mi faccio mai fregare quando si tratta di comprare libri.
Poi, meno di 24 ore dopo, mi compro Rising Stars senza accorgermi di aver preso il volume 2 e di non possedere il volume 1. Bravo Quadrilatero. Bella figura di M…
Come se non bastasse, il giorno dopo mi compro Rising Stars volume 1, e già che ci sono compro Midnight Nation e… -sì, sono particolarmente stupido- compro il volume 2 senza possedere il volume 1. Com’è che dicono? “Errare è umano, perseverare è Quadrilatero” o una roba del genere.

FALLIMENTO TRE

Io, per chi non lo sa, sono quello che se la tira e risponde sempre piccato alle mail catena di Sant’Antonio con bufale annesse e connesse. L’altro giorno però, dopo Farrah Fawcett e Michael Jackson, tutto sembrava possibile e, quando Leo mi ha detto che era morto Elton John, io per un minuto ci ho creduto.
Che poi, per inciso, giusto per rispondere a Gramellini, io ho sempre preferito Cheryl Ladd. Ma di bruttobruttobrutto.

Non stavo scherzando

22 giugno 2009

Nel post precedente non stavo scherzando. Voglio mettere ordine ai miei libri.
La domanda ora è:

come?

Ordine per autori in rigoroso ordine alfabetico?
Ordine per autore e genere?
Collana?
A caso?

Si accettano suggerimenti.

Rifondare la propria vita partendo dalle basi

21 giugno 2009

Tutti dicono che il disordine e il sottoscritto non vadano d’accordo. Non è esattamente così.
Il sottoscritto, leggasi Quadrilatero, detto anche “Attila flaggello di carte di caramelle, cottonfioc e scatolette di tonno sotto il letto”, soffre di una strana sindrome di carenza di ordine per un motivo ben preciso: il sottoscritto è affetto da eccessivo rigore ed eccessivo ordine. Affinché il paradosso risulti meno astruso, vado a spiegare nel dettaglio.
Perché ritirare un cd “ordinatamente” se il cd non possiede né custodia né una sua collocazione univoca e insindacabile? Perché dover gettare la cartaccia della caramella nel sacco indifferenziato se, laggiù, a ventimila leghe di distanza, c’ho lo scatolone per la carta? Ecco, l’eccessivo ordine mi porta a lasciare la carta sul mobiletto e il cd sul tavolino (a faccia in su, per evitare che si righi). Il problema, per il sottoscritto, è sempre lo stesso: ci vorrebbe più spazio. Ahhh, se avessi più spazio…
Ma ora, l’eccessivo ordine che sfocia nel caos ha raggiunto picchi incontrastabili. È finito il tempo del “non ho un cassetto per i temperini quindi lascio i temperini in giro per casa”. Ora, è giunto il tempo di “compro un cassetto per i temperini”. Aaah, l’indipendenza economica. Che bello.
Il new deal dell’ordine ha fatto una prima e pericolosissima vittima: il cassetto calzini-canottiere-mutande. Il sottoscritto-affetto-da-eccessivo-ordine ha preso e svuotato tutto. Poi ha progressivamente separato il cassetto in compartimenti con i seguenti nomi: canottiere-tutte, slip-carini, slip-impresentabili, calzini-bianchi-che-alle-donne-non-piacciono, calzini-fantasmini, calzini-invernali, calzini-di-lana-che-non-metto-altrimenti-non-mi-entra-la-scarpa, calzini-spaiati (perché c’ho pure quelli… qualche calzino che ha perso il suo compagno ma che -sono ottimista- un giorno o l’altro lo ritroverà).
Signori, un nuovo Quadrilatero è nato. Per mettere ordine al cassetto ci ho messo una settimana. Ora tocca alla libreria. Ci si rilegge nel 2010.