3 maggio 2010

Diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Cota quel che è di Cota. Nonostante i magheggi politici e le spinte del Popolo delle Libertà, Roberto Cota ha mantenuto la promessa elettorale e ha diminuito gli assessori regionali. Le nomine non sono delle migliori, ma anche al giro precedente, con la Bresso, c’erano delle facce piuttosto terrificanti. Non c’è bisogno di dirvi quali. Alcune sono ancora lì in giro.
Poi, vabbè, ci sarebbe da criticare la scelta – come Bresso – di far dimettere i consiglieri diventati assessori, ma ormai s’è capito che è una prassi da entrambe le parti, per consentire a più persone di occupare le poltrone del potere.
1 aprile 2010

SONO PASSATI TRE GIORNI E IL NEOPRESIDENTE ROBERTO COTA SI METTE SUBITO IN MOSTRA CON DUE CONTROVERSE DECISIONI SU RU486 E GAY PRIDE.
1) Partiamo dalla RU486. Ammettiamolo. La frase “La pillola rimarrà nei magazzini” è stata strumentalizzata fin troppo. Cota vorrebbe lasciarla nei magazzini ma non può. Può ostacolarne l’avanzata ma non può fermarla. Può costringere la gente ad assumerla in ricovero forzato e probabilmente farà così.
D’altronde, non c’è nulla di che stupirsi. Il votante di Cota, come ad esempio la commentatrice Viviana, avrebbe dovuto leggere almeno il programma elettorale. Quella che Viviana definisce “vaccata” è scritta nero su bianco nel documento generale. Una “mentalità ristretta e bigotta” aggiunge Viviana. E l’ha votato. Ha votato per un candidato che nel programma diceva chiaramente quel che è stato ribadito ieri, quel che lei considera “vaccata”. Ci sarebbe da fare un lungo e meditato discorso sul chi merita di avere il diritto di voto e chi no, ma ora non ho tempo e voglia per farlo.
2) Roberto Cota ha inoltre deciso che la Regione non offrirà più il patrocinio per il Gay Pride torinese. Beh, qui c’è poco da commentare.