Archivio per la categoria 'libri'
Postato da Quad il 31 agosto 2010

Quattro stellette su cinque.
La trama: Maxwell Sim ha un po’ di problemi. C’ha la depressione. È un quasi divorziato, un quasi disoccupato, un padre disadattato, un marito disadattato e un figlio disadattato. È pure collega, amico, conoscente, ospite, ma sempre disadattato.
Poi un bel giorno il destino lo mette su una strada (metaforica ma soprattutto catramosa) attraverso lo United Kingdom, con come destinazione le lontane Shetland. Lungo questa strada incontrerà strani individui che lo aiuteranno ad andare sempre più a fondo nel suo vero Io e che lo illumineranno su alcuni episodi del suo passato.
Detto ciò, passiamo al giudizio. Fare peggio era impossibile: “La pioggia prima che cada” era una virata brusca dopo un’incetta di capolavori. E lo dice uno che ha dato il massimo dei voti a “Circolo chiuso”, un Coe che non è piaciuto a tutti.
Trovarsi di fronte a un altro dei grandi capolavori dell’autore era una speranza, forse con scarse possibilità, ma abbastanza realizzabile, dati i trascorsi.
Capolavoro, purtroppo, non è. Coe ritorna sui suoi passi imparando dagli errori dell’ultimo libro, ma ricalca un po’ troppo le strade già battute, le piacevoli variazioni, le casualità mai per caso. A ogni bivio, però, ti mette la freccia lampeggiante con troppo anticipo, e quello che negli altri libri era uno spiazzante colpo di scena, qui è il naturale passaggio successivo.
I personaggi sono belli, eppure non meravigliosi. Al centro della scena abbiamo solo lui, Maxwell Sim, protagonista sfigato e semplice di una storia in bilico costante tra divertimento e dramma. Intorno a lui, alcuni comprimari sfumati ma intensi, come il padre silenzioso, Poppy che registra l’audio degli aeroporti, lo scrittore metaromanzesco e l’intellettuale Roger, un londinese d’altri tempi col piglio di Lord Byron e la determinazione di Sherlock Holmes.
Sullo sfondo c’è la crisi economica odierna e la new wave ecologica, ma è più lontana, più impalpabile delle ricostruzioni dei decenni passati. L’ambiente che lotta contro le multinazionali non è che un piccolo ingrediente di poco conto per l’ecosistema del libro. Quando si tratta di sentimenti, invece, le cose vanno molto meglio. Max è spendidamente instabile, confuso, insicuro, a tratti folle. Un bel personaggio che – anche se con difficoltà – riesce a guidarci per tutto il libro senza farci cadere l’attenzione.
Insomma, un libro che oscilla molto nel giudizio, ma che non merita un voto mediocre. Questo “4 stelle” è dato per la stima, per la fiducia e perché comunque l’avventura di Maxwell Sim è un buon libro. Io però da Coe mi aspetto di più. Molto di più.
Postato da Quad il 25 luglio 2010
Con quasi un mese di ritardo, arriva il post riassuntivo delle rece su Anobii. In settimana arrivano forse anche i fumetti.
“Figlio di Dio”, Cormac McCarthy: 3/5. È un po’ come nei sogni (o meglio negli incubi) quando ti vedi risucchiato in un vortice di eventi incredibili, fai una scelta e poi non puoi fare altro che assecondare la corrente, anche se non ti succede quasi mai, né in sogno né nella realtà, di ritrovarti a scopare cadaveri di donna.
A Ballard invece capita anche questo. E la cosa incredibile, con la scrittura di McCarthy, è che tu ti senti pure in empatia con il protagonista, non importa se lascia decomporre un cadavere in soffitta o ammazza una ragazza innocente: tu (tu impersonale, eh) in alcune parti di libro ti senti lui. E tifi per lui, quasi come se fosse il buono, braccato ingiustamente dai cattivi di turno. Non è così, lo sai, ma non ci puoi fare nulla.
“Ho freddo”, Giancarlo Manfredi: 4/5. Arrivato circa a pagina 350, penso seriamente che questo sia il miglior romanzo che leggerò nel 2010. Non sono né pazzo né esagerato. Manfredi tesse una trama di medicina e storia lanciando nel mucchio qualche spiraglio metafisico, quasi sempre spiegabile razionalmente con diagnosi mediche non ancora precise, illusioni collettive, superstizioni e fenomeni naturali al di là della comprensione dell’uomo di fine ’700 inizio ’800.
Poi però si perde per strada (e con la strada anche una stellina) verso la fine. Il romanzo è in pratica l’insieme di tre episodi separati. Tre situazioni che Jan, Aline e Valcour affrontano e che – è bene specificarlo perché la copertina fa pensare ad altro – poco hanno a che fare con l’horror e i vampiri (non che sia un male!). L’unica cosa che li lega è una maledizione scagliata su una famiglia defunta qualche decennio addietro. Il problema è però che questo trait d’union è molto labile, a tal punto che a volte fai fatica a ricordarti dei dettagli utili; un legame che, secondo me, avrebbe dovuto essere marcato di più.
Comunque sia, a parte questo piccolo appunto, un ottimo romanzo.
“Il fuggiasco”, Massimo Carlotto: 4/5. Una storia personale incredibile. Puoi vivere fino a 100 anni, ma difficilmente vivrai tutto quello che ha vissuto Carlotto.
Postato da Quad il 29 maggio 2010
“Uomini che odiano le donne”, Stieg Larsson: 3/5. Un giornalista in un periodo nero viene chiamato da Henrik Vanger, magnate svedese, per risolvere un mistero vecchio di anni. Sua nipote, Harriet Vanger, era sparita anni fa e il patriarca è sicuro che a ucciderla sia stato un membro della stessa famiglia Vanger.
Fossi stato in Larsson, avrei iniziato il libro da pagina 300. Calcolando poi che, proprio verso pagina 300, forse anche un po’ prima, ho capito chi si nascondeva dietro agli omicidi e quale era stato il destino di Harriet Vanger, non posso che dare al libro tre stelle striminzite, anche a causa di altri difetti: la sottotramma Wennerström occupa troppo spazio; il percorso investigativo che porta Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist a scoprire chi è l’autore degli strani assassinii è costellato da botte di culo (in pratica, non si fa nient’altro che guardare fotografie). Più interessante è invece quel che succede dopo aver scoperto l’identità dell’assassino (e non sto a fare spoiler), peccato che poi il libro continui inutilmente per altre 100 pagine.
“Capitani oltraggiosi”, Joe R. Lansdale: 3/5. Hap e Leonard in trasferta in Messico si trovano coinvolti in una storia di mafia messicana, di vecchi lupi di mare che sembrano Santiago de Il vecchio e il mare e belle donne latine.
La squadra di amici questa volta è al completo: Charlie, Hanson, il mitico Jim Bob, Brett. I personaggi nuovi sono tutti deliziosi, eppure manca qualcosa. Questo Messico non convince, questo cattivo nemmeno.
Tornate in Texas, Hap & Leo, che il Messico non vi si addice e porta solo guai.
Niente spoiler ma vi avverto: perderemo uno dei miei personaggi preferiti. Peccato.
“Una storia semplice”, Leonardo Sciascia: 5/5. Poliziotti e preti, e malavita organizzata. Una storia semplice. Anzi, più che semplice, quotidiana.
“Il giorno della civetta”, Leonardo Sciascia: 5/5. Questo romanzo breve di Sciascia, forse il suo lavoro più celebre e apprezzato, è del 1960. La Mafia non esisteva, secondo lo Stato. Sono passati 50 anni eppure molte cose non sembrano cambiate. Dalla censura alla politica, al quieto vivere preferito alla giustizia. Sono passati 50 anni e le cose, per certi versi, sembrano addirittura peggiorate.
Dalla nota finale: “In Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuol fare sul serio. Gli Stati Uniti d’America possono avere, nella narrativa e nei films, generali imbecilli, giudici corrotti e poliziotti farabuti. Anche l’Inghilterra, la Francia (almeno fino ad oggi), la Svezia e così via. L’Italia non ne ha mai avuti, non ne ha, non ne avrà mai. Così è.”
Dall’appendice al libro: “Ho scritto questo racconto nell’estate del 1960. Allora il Governo non solo si disinteressava del fenomeno della mafia, ma esplicitamente lo negava. La seduta alla Camera dei Deputati rappresentata in queste pagine, è sostanzialmente, nella risposta del Governo ad una interrogazione sull’ordine pubblico in Sicilia, vera.”
“Salam, maman”, Hamid Ziarati: 4/5. Arrivo a “Salam, maman” dopo “Il meccanico delle rose” e non posso che notare le differenze di stile fra l’opera prima di Ziarati e il suo secondo romanzo. In “Salam, maman” il freno a mano è tirato, sia nella narrazione che nello stile. La forma sembra passata in lavatrice per essere depurata da ogni fronzolo stilistico superfluo. Questo non avviene nel secondo libro, forse per maggiore libertà data all’autore o per meno interferenze di editor, agenti, correttori di bozze e altro. Lasciamoli liberi, dunque, ‘sti scrittori. Lasciamoli sfogare.
Allo stesso tempo, potrebbe benissimo essere il contrario: che Ziarati sia stato spinto ad arricchire stile e narrazione perché “così c’è qualcosa che non va”. In sostanza, “Salam, maman” merita una stella in meno: “Il meccanico delle rose” è tale e quale al primo, ma con l’aggiunta dei colpi di scena e con più personalità.
“Attenti al gorilla”, Sandrone Dazieri: 4/5. A parte qualche racconto, di Sandrone Dazieri ho letto innanzitutto le prime due pagine de “La bellezza è un malinteso”.
Le ho trovate perfette, nello stile, nelle descrizioni, nella tensione e nelle aspettative che Dazieri ha saputo mettere in 40 righe.
Da lì, ho vinto la mia ritrosia nei suoi confronti e ho preso “Attenti al gorilla”. Lo ammetto, non mi fidavo. Non mi fidavo della doppia personalità, che reputavo una trovata senza senso, ma soprattutto non mi fidavo di un personaggio che si chiama come l’autore, Sandrone Dazieri.
Non avete idea di quanto sia stato difficile da superare questo ostacolo. Poi mi sono convinto e ho letto il primo libro.
La poesia, la perfezione stilistica di quelle due pagine de “La bellezza è un malinteso” non le ho più trovate. Ho trovato al loro posto una voce asciutta e diretta, capace di tenerti incollato alla lettura e in grado di motivare alla perfezione la doppia personalità del protagonista. Ho trovato un protagonista che si fa amare con il passare delle pagine e un alter-alter ego (il Socio) che si fa amare allo stesso modo, pur restando sempre nell’ombra.
A parte l’atipico protagonista, una storia tutto sommato tradizionale: l’omicidio di una ragazza di famiglia alto-borghese e un punkabbestia innocente ma schiacciato dalle prove contro di lui. Sandrone (sia lo scrittore che il protagonista) si muoverà nei suoi ambienti e contatterà qualche vecchio amico per scoprire cosa si nasconde. Il finale è un po’ contorto ma la risoluzione dell’enigma è tutto sommato sensata.
Insomma, per farla breve, a me questo Gorilla è piaciuto.
“Torino esoterica”, Renzo Rossotti: 2/5. Vorrei (e potrei) dargli tre stelle ma opto per due, anche perché altrimenti la libreria sarebbe una sfilza infinita di tre-quattro stelle.
Questa “Torino Esoterica” delude per moltissimi motivi. Innanzitutto l’introduzione, quasi a voler mettere le mani avanti e a dire: “beh, ragazzi, esoterica si fa per dire. Dipende sempre cosa intendi per esoterica”. Insomma, un’introduzione che smentisce e giustifica il titolo.
Poi, i contenuti: un altro motivo per dare due stelle è la poca originalità degli argomenti trattati. L’impressione è che buona parte del libro non sia “originale” ma sia la riproposizione di alcuni capitoli presenti in vecchi tomi dello stesso autore. Alcuni capitoli paiono articoli di giornale copiati e aggiornati nelle forme verbali.
Infine pare che da metà libro in poi il libro manchi di una revisione esterna. Qualche periodo illeggibile, qualche punteggiatura a caso, qualche errore di battituta lasciato lì.
L’impressione dopo la lettura è che, alla fine della fiera, Torino non sia poi così esoterica come la si dipinge. Una città, a dispetto di quel che si crede, piuttosto normale.
Postato da Quad il 13 maggio 2010
Ne parlavo proprio ieri con alcuni miei amici e scopro che il problema sembra essere sentito da più parti nella rete. Anche se nei vari casi riscontrati i sintomi sono diversi, tutti condividono la stessa conclusione: i libri in Italia costano troppo.
QUI Roberto Recchioni accusa l’Einaudi di far pagare troppo il nuovo libro di Elmore Leonard. Condivido, ma faccio una piccola obiezione di poco conto. Benché l’aspetto sia quello di un libro di edizione economica, rimane la prima edizione italiana del libro e i 18 euro non mi sembrano esagerati. In quanto novità, anche si di qualità insufficiente, ci può stare. Non mi fa impazzire ma ci può stare. Se proprio non vuoi spenderli aspetti l’edizione economica.
Io per l’edizione economica di Gomorra ho aspettato 4 anni (qui ci sarebbe da aprire un altro lungo discorso ma per ora basta dire che quattro anni a prezzo pieno sono un furto ben più grande di quello di Leonard).
Gli Stile Libero Einaudi, così come le Strade Blu Mondadori e molte -moltissime- altre collane, per la qualità di rilegatura e per quel che ti danno, costano troppo. Vogliamo parlare di uno dei successi degli ultimi anni? Uomini che odiano le donne, Marsilio, mole immane di pagine, 21 euro. Sì, peccato che la copertina sia spessa come una normale pagina e la qualità sia piuttosto bassa. Nel caso abbiate la possibilità di sfogliare un catalogo di cartonati (tipo Euroclub o Club per Voi) scoprirete che ve lo potete portare a casa a 9-10 euro con una vera copertina rigida e rilegatura a filo. Vogliamo parlare dei Sellerio a 13 euro che si smontano prima della fine della lettura? Vabbè, stendiamo un velo pietoso e passiamo oltre, perché per ora si è parlato solo di libri relativamente nuovi. E, come detto prima, il prezzo alto ci può stare proprio perché “novità”.
Sui libri vecchi l’amico TFM aveva scritto questo post, che a mio parere mostra un lato ancora peggiore perché va a colpire soprattutto i lettori forti (che di soldi alle librerie ne lasciano già molti).
A riguardo, possiamo ragionare un attimo sui prezzi e fare qualche controllo incrociato. Prendiamo ad esempio quattro libri: un italiano, un francese, uno spagnolo e un inglese. Confrontiamoli nei quattro mercati di riferimento, ovviamente basandoci sul prezzo di copertina e non sugli sconti. I titoli li ho scelti a caso, mischiando nuovi e vecchi, e scegliendo sempre la versione più economica.
Carlos Luis Zafon – L’ombra del vento: Fr: 7,60, Es: 10,95, It: 13, Uk: 9.1.
Agatha Christie – Dieci piccoli indiani: Fr: 4.94, Es: 7, It: 8, Uk 8 .
Umberto Eco – Il nome della rosa: Fr: 6.61, Es: 9.95, It: 10, Uk: 10,27 (e l’hardcover a una sterlina in più).
Fred Vargas: Fr: 7.22, Es: 9.95, It: 12.50, Uk: 9.13.
Quanti libri leggete al mese? Quattro? Otto? Ecco, il totale per l’Italia è impietoso. Guardate quanto spendereste per i quattro libri sopra riportati. Fr: 26.37, Es: 37.85, It: 43.5, Uk: 36.5. Questo, francamente, lo trovo ingiusto. Perché non fare una bella tavola rotonda a riguardo al Salone del Libro che inizia oggi a Torino?
Postato da Quad il 2 gennaio 2010
Sondaggi ne ho visti pochi, ma in compenso le liste stilate dai giornali, in questi giorni fioccano da tutte le parti.
Qui, Times Online stila la lista dei 50 migliori libri del 2009. Nella top50, tra gli altri, ci sono Barack Obama e Andrea Camilleri (con Paper Moon, La luna di carta, uscito qui da noi nel 2005).
Della lista non ne ho letto nemmeno uno.
Sempre Times Online stila la lista dei 100 libri più importanti del decennio, anzi no, dei MIGLIORI libri del decennio. Fosse stato dei più “importanti” avrei capito Il Codice Da Vinci in decima posizione, ma… davvero è fra i più belli? Espiazione al nono, Vita di Pi al settimo, al sesto Suite Francese di Irène Némirovsky (libro interessante, credo lo cercherò) e Obama sul gradino più basso del podio. Un fumetto, Persepolis, al secondo posto, e addirittura La strada di Cormac McCarty al primo posto.
Quindi io da mesi ho sul comodino il libro più bello del decennio e continuo a procrastinarlo. Non tutti sono però dello stesso parere: nelle note recensioni di Gamberetta, La strada si è presa solo uno stivale (vale a dire, secondo la legenda di Gamberi Fantasy: “Un prodotto neutro, né consigliato né sconsigliato”).
E che dire del caso editoriale del decennio? Siete in dubbio sulla posizione in classifica di Dan Brown che anche il Telegraph mette al terzo posto (dietro a Obama e al vincitore Harry Potter)? Niente paura, non siete i soli. Sempre su Times Online, a un click di distanza dalla classifica di prima, il Codice da Vinci è anche fra i 5 libri peggiori degli anni 2000.
Qui invece la parola passa alla critica, e i libri nelle classifiche personali si fanno in gran parte misconosciuti.
Fra i film, Matteo Garrone con Gomorra entra nella top100 del decennio alla posizione 67. Borat è all’undicesimo (!) posto e a me vengono seri dubbi sulla sanità mentale di chi fa le liste. Dubbi ancor più saldi a leggere che Bourne Supremacy è al secondo posto e Casino Royale all’ottavo.
Più ragionata e condivisibile, la classifica del Telegraph, che nonostante il settimo posto di Borat, mette sul gradino più alto Fahrenheit 9/11 come film simbolo del decennio.
Niente di eclatante nelle graphic novel del 2009 scelte dal NYT. (EDIT) Molto meglio, almeno dal punto di vista dei consigli per gli acquisti, la classifica di Sparidinchiostro dei 10 fumetti più belli degli anni 00.
Qui invece, due top5 dei videogiochi del decennio. Gioco poco, quindi sono poco autorevole in materie, direi però che la classifica migliore sarebbe un mix delle due proposte.
Il Grande Fratello è lo show televisivo più importante dei “noughties”, e come dar torto al Telegrah? Abbastanza condivisibile, anche la top10 delle canzoni più determinanti del decennio: Hey Ya, Can’t Get You Out Of My Head, Seven Nation Army, Hurt, Bleeding Love, Paper Planes, Yellow, Crazy In Love, I Bet You Look Good On The Dancefloor, Rehab. Un po’ di perplessità sugli Arctic Monkeys così in alto ma credo siano più che altro messi lì a simbolo dell’indie e dell’importanza del web nel mondo della musica.
Postato da Quad il 28 dicembre 2009

LUNGO EXCURSUS CHE PARTE DAI FORUM DEI FUMETTI E FINISCE DI NUOVO AI WU MING E AD ALTAI
Già lo dissi tempo addietro: io sono un gran lettore di fumetti Bonelli e Bonellidi eppure, nella mia lunga e onorata carriera di lettore, mi sono sempre ben guardato dall’iscrivermi ai forum fumettistici.
Il motivo è presto detto: all’interno dei forum fumettistici di questo piccolo paese quale è l’Italia, c’è la divertente possibilità di entrare in contatto con disegnatori e autori dei nostri fumetti preferiti. Nel caso capitasse a me, o al mio amico Sundance Kid, questo vorrebbe dire poter fare qualche domanda ogni tanto, leggere qualche loro “perla di saggezza”, far loro sapere quali sono gli albi che ci sono piaciuti di più e di meno… e bon.
Purtroppo non tutti i fumettofili sono come me e Sundance.
Innanzitutto ci sono i nerd in cerca di amicizie prelibate (“Eh, sì. Io e Roberto Recchioni siamo amici, ormai.” dice il Nerd n.1 al Nerd n.2 alla fiera di fumetti di paese), ma ci sono soprattutto i wannebe fumettari che se potessero limonerebbero duro con i loro autori preferiti per poter diventare a loro affini, ricchi, belli, famosi e pubblicati (come il Lando di Cajelli già citato sul tumblr). Come sempre, esistono gli estremi, purtroppo: capisco bene l’elogio motivato, l’apprezzamento di un’opera che forse davvero ci fa impazzire, ma questi individui fanno sistematica opera di adulazione, diventano vere e proprie groupie acerebrate… E come se non bastasse, mi stanno accerchiando. Lasciano commenti allo zucchero filato in quasi tutti i siti che visito regolarmente, una volta incensando il tratto di un disegnatore, un’altra volta citando canzoni che sanno piaceranno allo sceneggiatore di cui sono innamorati, un’altra volta ancora elogiando gratuitamente per ogni minima cretinata (“Grande XXX, i tuoi post sul giardinaggio sono sempre bellissimi”), e ormai hanno invaso anche i blog degli scrittori non di fumetti, perché ogni wannabe fumettaro, anche se non sa l’italiano, ha comunque un romanzo nel cassetto da sponsorizzare.
Orbene, ora trasgredisco agli ordini del Governo e incito all’odio nei confronti delle due categorie sopra descritte: i fan leccaculi vanno estirpati a cartoni sul muso, i wannabe leccaculi vanno cosparsi di benzina e gettati nei forni a legna dei pizzaioli.
Per qualche motivo, però, ai fumettisti, i leccaculi iniziano a dare fastidio solo quando diventano molesti. Quando fanno complimenti, no, non danno fastidio. Molto più fastidiosi, per loro, sono i criticoni (come sintetizza in una breve metafora Tito Faraci).
Appurata la mia posizione sui leccaculi, passiamo ai criticoni. Partendo dal presupposto che internet sia un luogo democratico dove ognuno può dire la sua, sono dell’idea che alcuni talvolta esagerino. Ci sono criticoni e criticoni, sia chiaro: quelli che criticano sistematicamente i lavori di qualcuno (che quindi un po’ sono fissati, ma magari hanno dei buoni motivi) e gli stalker della critica, gli infognati persi per la loro ossessione. Che differenza c’è tra i detrattori normali e gli stalker? Che i detrattori normali, se non apprezzano un autore, non lo seguono. Gli esagerati, i fissati, li seguono apposta per poterli criticare.
Ecco, io mi sono imbattuto in uno di questi ultimi, ma me ne sono reso conto solo a una settimana di distanza (e tutto per colpa di Twitter che nella versione italiana non fa vedere i re-tweet). Ieri sera ho scoperto che qualche giorno fa i Wu Ming hanno linkato sul loro twitter la mia recensione di Altai. Ecco dunque giungere frotte di fan dell’Ex Luther Blissett pronte a leggere cosa scrivevo.
Fin qui tutto nella norma. A parte il fatto che, oltre ai fan di Wu Ming, c’era pure un detrattore particolarmente fervente, tal Peterlioa, che poi ho scoperto avere pure uno o più blog dedicati all’argomento. Ecco, Peterlioa mi fa: “La scheda sembra scritta direttamente dai Wuming. Ahi, prodigi di aNobii…”.
Non so, forse sono ingenuo io, ma la prima cosa che penso è che a questo Peterlioa gli sia piaciuto così tanto lo stile con cui ho scritto la recensione da paragonarmi addirittura ai Wu Ming stessi, suoi scrittori preferiti. Non la considero una delle mie recensioni migliori, ma evidentemente a lui è piaciuta. Poi un altro utente mi illumina: No, Peterlioa non intendeva quello. Secondo lui, io sono un sockpuppet gestito da un Wu Ming o un caro amico di quest’ultimo/i, pronto a recensire in maniera positiva il libro dei miei cari amici wuminghi. Non sono dunque nemmeno considerato un leccaculo della prima parte del post… sono proprio un membro del Governo Ombra della teoria del complotto che vuole spingere Altai al primo posto in classifica, Governo Ombra a cui sono iscritti ovviamente i membri del collettivo, più qualche loro amico di blog che io nemmeno seguo (tipo la Lipperini, di cui -forse- Peterloa ha una fissazione così grande da averle dedicato un contro-blog da preoccupanti derive da stalker). Io! Proprio io che fino a una settimana fa credevo che le identità del collettivo letterario fossero ancora sconosciute, proprio io che avevo recensito negativamente il romanzo “solitario” di uno dei Wu Ming! E tutto questo solo perché loro hanno linkato la recensione.
No, non penso che i criticoni vadano arsi vivi come i leccaculi: talvolta in loro un po’ di materia grigia c’è, solo che non viene spremuta a dovere. Concludo evitando di mandare un “get a life” innecessario (perché uno mi potrebbe fare specchio-riflesso per questo post), e do un appassionato consiglio ai detrattori di tutto il mondo: non siate così ossessivi con le vostre manie perché passerete automaticamente dalla parte del torto; sembrate psicopatici, sembrate i Tartaglia, le Maiolo, leggermente disturbati e con il chiodo fisso in testa. Ma vi sembra il caso di aprire blog monotematici che fanno il verso ai blog famosi? Vi sembra il caso di lanciarvi in una crociata contro gli autori di cui -è chiaro- siete invidiosi del successo?
Lo capisco, davvero, lo capisco. Vi sono autori che sponsorizzano il loro romanzo in modi a dir poco ambigui, esagerati, forse persino fraudolenti, ma non credo proprio che ai Wu Ming serva una pubblicità del genere.
Insomma, spassionatamente, lo dico per il vostro bene: lasciate perdere queste vostre monomanie… che è meglio per tutti, voi inclusi.
Postato da Quad il 17 novembre 2009

- Leggere almeno 10 autori italiani non ancora letti (la clausola mi farà evitare di sfondarmi di autori già digeriti e apprezzati evitando così di superare in automatico la prova).
- Leggere almeno 10 classici italiani o stranieri. Come definire un classico? Non lo so. Ora ci penso. Quello in foto, se vi può interessare, è John Fante. Ho un bel volume Einaudi con tutti i romanzi di Arturo Bandini. È abbastanza classico? Oh, quello vale per quattro, visto che contiene 4 romanzi.
- Leggere libri di almeno 10 nazioni diverse.
- Leggere almeno 40 libri. Quest’anno (2009) non ce la farò. Però pago lo scotto di non aver aperto un libro per due mesi di fila tra febbraio e marzo a causa di fasi lavorative instabili.
- Guardare almeno 40 film. Sono tanti? Sono pochi? Non ne ho idea. Non ho mai quantificato i film visti (da escludere dalla lista i film horror, calcolati in una lista a parte).
- Guardare almeno 30 film horror prima di andare a dormire. Sì, voglio farmi male.
- Guardare almeno 10 film italiani. Non si sommano le vanzinate.
- Guardare almeno 5 film non italiani o statiunitensi. Oh, sembra poco. Sarà poco?
- Guardare almeno 6 stagioni di telefilm. Poche? Uhm, non saprei. Il tempo è tiranno.
- Guardare almeno 2 stagioni di telefilm italiani. Impresa titanica.
- E i fumetti? Non ci provo nemmeno, si salvi chi può.
Postato da Quad il 25 agosto 2009
Times Online propone una classifica dei migliori 60 libri degli ultimi 60 anni.
Indipendentemente dal valore che può avere una classifica fatta in questo modo, eccovi 60 consigli di lettura che male non fanno.
Any comment? Chi manca? Chi dovrebbe sparire?
Postato da Quad il 24 agosto 2009
I misteriosi venti del destino mi hanno messo in mano un manoscritto di prossima pubblicazione per una piccola casa editrice che, seppur piccola, paga i propri autori e distribuisce abbastanza bene.
Il manoscritto sarà pubblicato, questo è sicuro, ma la versione che ho fra le mani deve ancora passare da editor e correttori di bozze.
L’ho letto. Tutto.
Ecco, dopo aver letto e riletto le quasi trecento pagine, posso dare spassionatamente un consiglio a tutti gli aspiranti scrittori.
Non arrendetevi. Non scoraggiatevi. Dopo quello che ho visto, tutto è possibile.
Postato da Quad il 27 maggio 2009
C’è un personaggio che fra tutti spicca in “Circolo chiuso” di Jonathan Coe, e chi l’ha letto secondo me concorderà.
Paul. Paul Trotter, dopo essere stato piuttosto trascurato nel primo volume (“La banda dei brocchi”) a favore del fratello Ben, qui diventa uno dei principali protagonisti. Il libro l’ho letto un paio d’anni fa, mi pare, ma in questi giorni m’è tornato in mente per un particolare relativo al personaggio di Paul.
Chi non volesse rovinarsi la lettura si fermi qui. (capito Neru? :D)
Paul in “Circolo chiuso” è diventato un parlamentare labourista del governo di Tony Blair. Inspiegabilmente decide di votare a favore della guerra in Iraq e la cosa che stupisce maggiormente è che il motivo per cui vota “sì” è assolutamente slegato da riflessioni politiche, ma è motivato solo ed esclusivamente dall’amore per… la sua amante.
Ecco, io a leggere quest’articolo di Gilioli ho ripensato a Paul Trotter. E nel 2006 mi sembrava fantascienza.
Postato da Quad il 18 maggio 2009
È incredibile come Il Giornale riesca a fare disinformazione anche parlando di cultura. Saranno disposizioni dall’alto o solo zelo personale? Paolo Bianchi riesce a buttarla in politica, e ovviamente politica anti-”comunisti”, anche scrivendo una generale nota sulla Fiera del Libro, perché ormai è chiaro: scrivere di libri è passato di moda.
Leggendo l’articolo viene pure il dubbio che Bianchi, anziché andare in Fiera, se ne sia stato in albergo a fumare, accontentandosi di leggere il programma e guardando il Lingotto dalla finestra. Altrimenti non si spiegherebbero sviste degne dell’ultimo dei principianti. Un esempio? Beh, tanto per cominciare Chiamparino da Di Pietro non ci è mai andato. Ma Bianchi non lo sa. Non ci è andato neppure lui.
Postato da Quad il 11 maggio 2009
Diffondo il post di Axl perché certe cose mi fanno andare in bestia.
Caso uno. Questo tizio, Wolfango Horn, ha spacciato per suo un racconto che invece non lo è.
Caso due. Melania Mazzucco copia Guerra e Pace.
Per leggere la storia nei dettagli, andate da Axl.
Postato da Quad il 23 aprile 2008
Ci sono tanti autori di cui ho letto solo un’opera, massimo due, ma di cui vorrei leggere non dico tutto ma bonaparte. Ci sono altri autori che invece non ho mai letto e che sono nella lista delle letture da fare “prima o poi”. Ecco, il prima o poi è ora. Camilleri, Grisham, persino Faletti, Simenon, Martin (che ho già deciso di rimandare al 2009), Lucarelli, Ludlum, Palahniuk, Lansdale. A parte Martin, tutti gli altri sono assimilabili a quel genere che spazia dal giallo al thriller al noir che a me non ha mai entusiasmato molto.
Quindi… la domanda sorge spontanea: da chi iniziare? E con quale romanzo? Sondaggino. Leggi tutto →