Fact check: l’islam a Ground Zero

9 settembre 2010

Il controllo dell’autenticità delle notizie che si stanno per pubblicare o che sono già state pubblicate, in Italia, è quasi del tutto inesistente. Oltre oceano, ovviamente, è un modo di lavorare ben più radicato. Il punto di riferimento made in Italy per il fact checking è sicuramente factcheck.it, che qualche giorno fa ha fatto notare come l’improvvisa polemica per la moschea che si vorrebbe costruire a Ground Zero non ha senso di esistere. Anche perché, come rincara il Post, la moschea non sarebbe IN Ground Zero ma a due isolati di distanza, in un luogo in cui già si officiano delle cerimonie islamiche.

Factcheck.it:

Il New York Times pubblica un articolo di fact checking per smontare buona parte della retorica utilizzata da democratici e repubblicani per protestare contro l’ipotesi di costruire un luogo di preghiera islamico vicino a (e non dentro) Ground Zero:

A New York imam and his proposed mosque near ground zero are being demonized by political candidates — mostly Republicans — despite the fact that Islam is already very much a part of the World Trade Center neighborhood. And that Muslims pray inside the Pentagon, too, less than 80 feet from where terrorists attacked. And that the imam who’s being branded an extremist has been valued by both Republican and Democratic administrations as a moderate face of the faith.

Il Post pubblica un documento di Associated Press:

Il luogo proposto per il centro islamico e la moschea non è a Ground Zero, ma due isolati più a nord in un’area commerciale. Dovremmo continuare a dire che è “vicino” a Ground Zero, o a due isolati da lì.

I parassiti dell’informazione: L’Altra Notizia

13 luglio 2010

Il diritto all’informazione è un diritto insindacabile. Importante oggi più che mai e difeso strenuamente da tutti gli esseri amorfi dal centro-sinistra in giù: Popoli viola, popoli imbavagliati, pomodori rossi, Di Pietro. Tutti a difendere il diritto di cronaca e il diritto di informarsi. Tutti, compresi i blog parassiti. E questo post nasce per lanciare un’accusa di inutilità ai blog parassiti, che fanno informazione copiando gli articoli dei giornali veri e ci guadagnano pure qualche euro.

Tutto è nato dal fatto che a me, questa notizia, pareva di averla già letta da qualche altra parte. E in effetti era così. “Il generale Mori e Cosa Nostra l’accusa è concorso esterno”. Articolo di Nicola Biondo su L’Unità. Fonte non segnalata, riproduzione totale.
A questo punto mi sono incuriosito con altri post del blog L’Altra Notizia. Ne ho scelti due a caso.
“Padova. Pestati davanti al bar perché gay”. Articolo tratto da Mattinopadova.it. Fonte segnalata, riproduzione totale.
“Travaglio e stipendi in Rai: prendo meno dell’ultima gamba destra di una soubrette”. Articolo tratto da Corriere.it. Fonte segnalata, riproduzione totale.
Vabbè, ma sarà sempre così? Ieri, per scrivere questo post, ho dato un’altra controllata. Tutti i post pubblicati ieri.
1) Eolico, indagati Dell’Utri e Cosentino “Carboni voleva influenzare i pm del G8″. Articolo tratto da Repubblica.it. Fonte segnalata, riproduzione totale.
2) “«Falcone e Borsellino falsi eroi» Gruppo Facebook, denunciati autori”. Articolo tratto da Corriere.it. Fonte segnalata, riproduzione totale.
3) “Casalesi e politica, arrestato l’ex consigliere regionale di Mastella”. Articolo tratto da IlFattoQuotidiano. Fonte segnalata, riproduzione totale.
4) “Giocare alla guerra per tre settimane? Paga lo Stato”. Articolo tratto da IlFattoQuotidiano. Fonte segnalata, riproduzione parziale.

L’Altra Notizia è un non-sito e un non-blog. Non crea, almeno ad una prima indagine, contenuti propri. Copia e incolla articoli altrui. E in più ci mette la pubblicità. Molta pubblicità. Persino popup! 40.000 fan su Facebook.
Cosa? Perché ce l’ho con L’Altra Notizia? No, non ce l’ho con l’Altra Notizia. Semplicemente non lo considero un comportamento molto corretto copiare gli articoli altrui (a volte senza citare la fonte) e guadagnarci pure.

Dell’Utri

29 giugno 2010

Mioddio. Stavo guardando Crossing Jordan e mi becco il lancio del TgLa7. Parole chiare e nette: “Condannato in appello Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa.”
Non mi è mai piaciuto Crossing Jordan, quindi mi salto il finale e penso bene di farmi la rassegna dei tg. Guardo gli ultimi minuti della D’Urso e becco il Tg5: “Condannato Marcello Dell’Utri. Pena ridotta di due anni”.
Passo al Tg1: “Pena ridotta di due anni a Marcello Dell’Utri. Assolto per la trattativa Stato-Mafia perché il fatto non sussiste”. In pratica – ascoltando solo il Tg1 – sai perché gli hanno tolto due anni di pena, ma non sai per quale diamine di reato sia stato condannato.
Ricordo i bei tempi in cui Beppe Braida prendeva in giro i Tg italiani. Partiva dal neutrale Tg1. Passava al Tg5 diventando più parziale, e sfociava nell’ossequiosità del Tg4. Già, sembra un secolo fa. Mamma mia come cambiano i tempi.

Clifton Pollard

11 maggio 2010

Clifton Pollard scavò la fossa di John Fitzgerald Kennedy. Andò a lavorare di domenica per farlo. Sai perché lo so? Jimmy Breslin fu l’unico in America che pensò di parlargli. E poi scrisse uno dei miei articoli giornalistici preferiti di sempre.

Ben Urich, Iron Man n. 7, dicembre 2008.

Addio alle armi

7 maggio 2010

Qualcuno forse lo saprà già. Non sono più giornalista. Lo sono in quanto il tesserino è ancora nel portafogli e continuo a collaborare con testate di vario genere, però ora è tutto cambiato. Non faccio più il giornalista dalla mattina alla sera, ma ho un lavoro che con il giornalismo e la comunicazione non c’entra nulla.
Cazzo, non l’avrei mai detto. Arrivi ad un certo punto e pensi che da lì in poi non potrai che migliorare, che andare su. Vai dove vanno i giornalisti che contano, senza doverti sorbire l’ennesima sagra paesana. Vai a vedere le partite che contano, senza doverti consumare gli occhi in un torneo di Giovanissimi Fascia B. Vai in mezzo ai big, tra Mediaset e Rai, e ventimila tv e ventimila corrispondenti dei più noti giornali italiani e stranieri e dici “cazzo, finalmente ci sono”. Ti butti in mezzo a loro con deferenza, loro ti salutano cordialmente e tu contraccambi in modo educato. “Cazzo, si ricordano di me” pensi. Di fianco a te hai Mario Calabresi. Lo guardi. Guardi il badge che porta al collo, “eh, ce l’ho uguale – pensi – che figo”.
Arrivi fino a un certo punto e poi…
E poi basta.
Poi ti accorgi di avere quasi 27 anni e di guadagnare troppo poco per la tua età. Pensi al futuro, pensi alla tua meravigliosa ragazza e vorresti poter vivere normalmente, non dico senza problemi ma almeno con qualche soldo in tasca utile a mettere uno dopo l’altro i mattoni di casa. Ma a fare il giornalista, questi pensieri non li puoi fare. Io, che alla soglia dei 27 anni prendevo un terzo dell’amico Sundance Kid bancario, mi consideravo (e mi considero) un giornalista fortunato perché mi alzavo al mattino, andavo a fare il giornalista e a fine mese ricevevo lo stipendo (misero, ma pur sempre stipendio) per averlo fatto “di mestiere”. Questo traguardo sono pochi a poterlo raggiungere. Molti, scoraggiati, si fermano alle collaborazioni a basso costo. Un po’ perché capiscono quanti pochi soldi ci siano in giro, un po’ perché non trovano di meglio. Altri riescono a raggiungere gli alti livelli agognati ma lo fanno, causa forza maggiore, solo per un breve periodo (che tradotto in italiano significa: “contratto a tempo determinato, entri gratis a La Stampa ed esci dopo tre mesi” o “entri in tv locale, presenti tg e trasmissioni di approfondimento e dopo sei mesi alzi i tacchi e te ne vai”).
“Ma tu vuoi ancora farlo il giornalista?” mi chiedono. “Non lo so”, rispondo. Non lo so. Sto attraversando una crisi mistica e osservo il mondo cambiare sotto i miei occhi. Osservo la nascita di nuovi media e nuove tendenze che neanche pensavo potessero esistere, mentre il giornalismo rimane sempre quello del vecchio stampo, recalcitrante, diffidente verso le nuove tecnologie, ottuso anche quando tenta la via dell’innovazione. Non lo so. Per il momento faccio altro, vado a pescare e mi siedo sulla riva del fiume.

Notizie inventate

1 aprile 2010

Il Tg5 (come si può vedere qui) parla di pesci d’aprile e ci butta dentro pure la Guerra dei mondi, il famoso programma radiofonico di Orson Welles che scatenò il panico per le vie d’America.
Peccato però che avvenne ad ottobre. Non ad aprile.

No, qui è sempre peggio

12 dicembre 2009

Pazzesco. Davvero pazzesco. Ci tocca quasi rimpiangere il panino di Mimun, vi rendete conto?
Ci tocca rimpiangere la subdola messinscena di pluralismo, la finta alternanza delle voci, perché ora a dirci la verità c’è lui, il direttore in persona, che ci ricorda che bisogna APRIORISTICAMENTE cestinare le deposizioni di chi accusa il premier.
Augusto Minzolini è riuscito nell’ardua impresa di entrare nel Guinness dei Record come peggior leccaculo direttore di un tg nazionale. È riuscito a superare, doppiare, circumnavigare gente del calibro del sopracitato Mimun, del Riotta scorso e di tutta la sterminata cumpa di Mediaset. Sì, sì, persino di Fede, Belpietro e Giordano messi insieme, perché il Tg1 vale +20 punti e ti fa pescare due carte dal mazzo.
Sono davvero senza parole.
Ma – ripeto – vi rendete conto?
E, come se non bastasse, a Matrix parlano di Fabrizio Corona.

Gli occhi che si illuminano

11 novembre 2009

Essere giornalisti (e finalmente lo sono, anche se soltanto pubblicista) è bellissimo. Certo, ci sono alcuni aspetti negativi e non sto qui ad elencarveli, ma ci sono anche quelli positivi, come ad esempio intervistare la gente, sia essa famosa o non.
Intervistare vuol dire anche studiare, prepararsi, essere aggiornati, e non è un lavoro facilissimo, perché purtroppo non c’è sempre da intervistare il proprio autore preferito o il politico di cui sappiamo tutto. A volte ci tocca intervistare un “ingegnere del freddo” e dobbiamo sempre essere pronti e sapere cosa chiedere a un “ingegnere del freddo”, dobbiamo fargli domande furbe, a un ingegnere di quel tipo lì.
Gli intervistati solitamente hanno risposte pronte per tutto e i più scafati rispondono meccanicamente a qualsiasi richiesta. Poi a volte accade il miracolo.
Una domanda. Fra le tante. La mia. E gli occhi dell’intervistato si illuminano.
La domanda a cui non si era preparato ma che gli va a toccare il cuore. Gli va a stimolare le sinapsi, “oh, finalmente una bella domanda” sembra che stia pensando. E tu, dall’esterno del suo corpo, lo capisci perché gli stai fissando gli occhi, in cerca di un’emozione sfuggita per sbaglio. Gli occhi brillano per un istante e ti dicono “grazie”, poi l’impulso passa alla bocca e questa risponde, travolta dalla gioia. E tu sorridi, hai fatto centro.
Che bello quando accade. A me è capitato con Rita Levi Montalcini. E scusate se è poco.

Notizie che non lo erano

2 ottobre 2009

Cito il titolo di una nota rubrica del blog di Luca Sofri per segnalare un altro caso di informazione creativa del Giornale.
A Triora, il celebre paese delle streghe in provincia di Imperia, è stato organizzato un convegno su miti, leggende e folklore della montagna. Ospite d’onore: Mario Borghezio.
L’onorevole leghista è invitato per tenere il discorso di chiusura del convegno ma l’appuntamento all’improvviso salta.
Il Giornale coglie la palla al balzo:

È inspiegabile, a meno che non si voglia collegare con l’opera che stanno portando avanti in quella zona del ponente ligure le forze dell’ordine. Il contrasto allo spaccio, alle situazioni al limite della legalità che trovano il nostro plauso possono aver dato fastidio a certi ambienti della sinistra estrema. Comunque dell’intolleranza di queste persone eravamo già consci, qui abbiamo scoperto anche la loro idiozia politica perché riescono a boicottare un evento sociale, culturale e turistico che avrebbe attirato interesse a Triora.
Quel che resta gravissimo è il fatto che certe piccole escrescenze della a gente voglia importare tra le persone perbene dell’entroterra ligure certi metodi mafiosi».
La situazione che si è venuta a creare ha costretto gli organizzatori a rinviare l’appuntamento. [...] «A Triora comunque torneremo, non ci facciamo intimidire», assicura Borghezio. Le minacce, la violenza politica, i metodi antidemocratici ormai tollerati sempre più spesso in Liguria (con il tacito assenso delle istituzioni che mai intervengono se l’aggressione arriva da sinistra) stanno diventando una preoccupante regola.

Capito? Gli abitanti di Triora, mafiosi e di sinistra, non vogliono Borghezio. Poi però Sanremo News pubblica una lettera del direttore dell’hotel in cui si sarebbe dovuto tenere il convegno:

La domanda che è sorta spontanea evidentemente è: se si trattava di una riunione privata e se come tale ci era stata presentata, che ragione c’era di diffondere un comunicato stampa per renderla pubblica? Ci siamo sentiti quantomeno raggirati. E anche preoccupati perché temevamo, non tanto l’assalto dei no-global, quanto il dover gestire un afflusso di persone non assolutamente messo in preventivo, considerando anche che in quel weekend l’albergo avrebbe ospitato altri clienti che nulla c’entravano con suddetta manifestazione e che forse non sarebbero stati felici di finirci nel mezzo, non essendo a loro volta stati avvertiti per tempo.[...]
Non ci è piaciuto come è stata gestita la cosa, non ci è piaciuto vedere organizzare e comunicare un evento che si svolge tra le nostre mura a nostra insaputa.