Sono tendenzialmente Sì TAV…

5 luglio 2011

E questo lo sapete, ma il modo in cui è trattato il popolo dei No Tav in questi giorni è assolutamente vergognoso. Siamo in uno stato democratico o in una nazione sudamericana? Quelle sono le forze dell’ordine che dovrebbero portare la legalità o la militia civil di qualche oligarca?
Sono senza parole.

Nothing important happened today

9 luglio 2010

Oggi mi sono alzato e sono andato al lavoro. Ho fatto le mie ore e poi sono tornato a casa. Ero felice. Oggi non hanno ucciso nessuno, non ci sono stati attacchi terroristici, non ci sono state truffe, soprusi, reati di ogni sorta, discriminazioni, ingiustizie. Nessuno mi ha parlato di emarginati, diversi, reietti, sfortunati, poveri, ricchi, assassini, politici. Nessuno mi ha detto di stragi ambientali, disastri naturali, lavoro precario, convergenze infauste.
E tutto perché oggi i giornali non c’erano.
Oh, non è poi così male non sapere un cazzo di quel che succede nel mondo. Non è per niente male. Nulla di importante è accaduto oggi. Basta crederci. Basta riuscire a crederci.

Intercettazioni quotidiane

12 giugno 2010

Sembra quasi brutto non scrivere due righe sulla Legge Bavaglio. La bella ed efficace copertina di Repubblica racchiude in sé un messaggio importante, ma ne trascura un altro, forse ancora più fondamentale.
Contrarissimo al divieto di pubblicare gli atti delle inchieste, penso che la parte più deleteria di questa legge sia quella relativa alle intercettazioni.
Come scrive Sara, “I media in questi giorni stanno dedicando molto spazio alle questioni legate alla giustizia (la cui effettiva gravità o leggerezza mi pare difficile però da capire per le persone normali)” e da giornalista non posso  considerarmi una “persona normale” al 100%.
Il problema secondo me maggiore è l’incidenza non tanto sugli eclatanti casi di mafia o di coinvolgimenti politici, ma sui casi quotidiani, di piccola e invisibile criminalità. Niente microspie, quasi nessuna intercettazione per reati minori. Eppure sfogliando la cronaca si dovrebbe capire quanto questi sistemi d’indagine siano radicati e fondamentali.
Parlo per esperienza: non solo articoli di giornale ma comunicati vergati direttamente dalle forze dell’ordine (tutte, Carabinieri, Polizia, Finanza) che ricordano sempre, puntualmente, l’importante contributo dato dalle intercettazioni, sin da quando giravano le prime voci sulla loro sopressione. Si tratta sempre di indagini lunghe. Gli arresti più frequenti sono sempre frutto di un anno, a volte anche due anni, di indagini. Per fare un esempio, la data più frequente di inizio indagini per gli arresti di maggio 2010 era “settembre 2008″, un anno e mezzo di indagini: nulla a che vedere con i 75 giorni di intercettazioni consentite dalla nuova legge. Indagini così lunghe per poter scoprire e sgominare non il singolo reato ma le reti di criminali, magari non considerabili “criminalità organizzata” ma pur sempre con ganci a vari livelli, dal pusher di quartiere che compra la merce a Porta Palazzo, al venditore di droga che la compra da qualche spagnolo, al trafficante che la importa dalla Spagna. Dal ragazzino che ruba il motorino, all’altro che gli cambia la targa, all’altro che lo porta dall’altra parte della nazione per farne sparire le tracce. Sempre, quando si parla di criminalità, si sottintende una rete criminale. Ecco, la prima conseguenza dell’uso limitato delle intercettazioni sarà proprio questa: dimenticatevi i consueti lanci giornalistici tipo “sgominata banda” o “arrestato gruppo di criminali” in tg e giornali. Se continuerete a sentirli, sappiate che potrebbero non essere del tutto veri.

Marco Galli dice in diretta la fine di Lost

27 maggio 2010


Che fosse un programma del cavolo lo si può capire dalla posizione in classifica del libro di Marco Galli. Tutto Esaurito, che mio malgrado ascolto tutte le mattine andando in ufficio, oggi ha toccato il fondo. Marco Galli e quell’emerito imbecille di Pizza, questa mattina alle 8:20, hanno rivelato in diretta radio il finale di Lost. Per fortuna dei telespettatori, quel che hanno detto non è totalmente vero, o totalmente rilevante.
Tranquillizzatevi, dunque, cari amici che dovete ancora vedere l’ultima puntata. Per sicurezza, però, datevi una mossa. E spegnete la radio, non solo tv, computer e giornali. :)

Ciao Maurizio!

3 aprile 2010


Maurizio Mosca non era uno dei miei preferiti. Una creatura televisiva che cercava di sfruttare l’effetto tv per far ridere e farsi voler bene. Ma, nonostante questo, lo stimavo e lo ascoltavo sempre, anche quando diceva fesserie.
Come si suole fare in questi casi, vi racconterò un piccolo ricordo su Maurizio Mosca.
Ricordo una delle sue celebri bombe. Era Controcampo, credo, o un’altra di quelle trasmissioni lì, con tanti ospiti e Mosca nel gruppo. Ibrahimovic era all’Ajax e Maurizio disse che lo svedese sarebbe andato alla Juve. Risate in studio. Non ci credeva nessuno. Sorrisini di compatimento per la boiata che aveva appena sparato.
L’anno dopo Zlatan Ibrahimovic sbarcò a Torino. Nessuno se lo ricordava ma Maurizio Mosca lo aveva predetto.

Fossi Moccia

11 marzo 2010

La lettera che segue fate conto l’abbia scritta Federico Moccia. Già che ci siete, immaginatevi come colonna sonora la canzone “Fossi figo” di Elio feat. Gianni Morandi, ma con Moccia al posto di figo e qualche verso cambiato per farla calzare meglio.

Cari amici, cari lettori, cari nemici,
vi scrivo per parlarvi di quello che è recentemente successo durante una mia visita all’Università La Sapienza di Roma. Ero stato chiamato per parlare del mio ultimo film e del mio ultimo libro e, non appena mi sono seduto in aula, dei ragazzetti con la tuta dell’Adidas hanno iniziato a deridermi, ad accusarmi di essere una nullità, a criticare il mio scrivere libri e il mio fare cinema.
Ecco, più che altro io ora mi rivolgo a loro, a quei ragazzetti che m’accusano di avere un non-stile. Io, lì, davanti alle mie attricette tanto care, sono stato gentile, ho risposto in maniera pacata alle infamanti accuse, ma siccome poi le critiche sono continuate su internet e su altri media, io ora ho deciso di dire basta.
È ora di dire basta. È ora di BASTA.
Mi rivolgo a voi, dunque.
Ah stronzi. Ah pupetto con la tuta bianca, ma vedi di annà a studiare che manco sai l’italiano. Mi dici “specie in una platea univesitaria, per me è particolare che lei possa parlare [...]“. Particolare CHE? Aò, ma in che lingua parli? AOOOO, MA COME PARLIIIII? Una delle tante accezioni di “particolare” vede quest’aggettivo come sinonimo di “rilevante”, “notevole”. Sembrerebbe quasi un complimento, ma so che non lo è. Era un insulto, il suo. Un insulto di un ignorante.
Comunque, tralasciamo il “particolare”.
Io rivolgo a voi una domanda: ma perché a me? Di università ne ho girate, e nei vari atenei ho visto cose turche: ho visto Luciana Littizzetto, ho visto Vecchioni che insegnava con la cattedra vuota (nel senso che gli studenti c’erano, ma lui no). Eppure non ho visto mai nessuno chiedere alla Lucianina perché nei suoi libri (editi da Mondadori) non parli quasi mai di politica. E nessuno ha mai criticato Vecchioni. Anzi, il suo passato da professore lo rende un cantante intellettuale. Eppure la mia presenza tra le mura universitarie desta scalpore.
Perché a me, dunque, le critiche? Ve lo dico io perché. Perché siete invidiosi dei miei soldi. Siete invidiosi perché, nonostante il mio stile semplice, ho fatto una vagonata di euro e voi avete il manoscritto nel cassetto e nessuno vi ha mai cagato. Siete accidiosi, perché vi considerate un’elite culturale, ma per quanto mi riguarda siete un’elite culturale di merda. Perché, mi ripeto, voi non ce l’avete con me per i miei libri che fanno schifo, ma perché quei benedetti libri riesco a venderli alla grande. Alla grandissima.
Voi non potete farci nulla, però. Io vendo e sono contento. E allo stesso tempo non potete nemmeno criticare le mie lettrici, perché sono ragazzine ed è giusto che leggano libri da ragazzine. Nessuno si è mai sognato di criticare l’autrice di Geronimo Stilton, perché a leggerlo sono i bambini! E se andasse ospite all’università sarebbe applaudita come tutti, come Calvino, o Pasolini, o addirittura Liala.
Ora, in conclusione, non prendetevela con me o con le mie lettrici. Prendetevela con gli adulti che non leggono i libri che volete voi, e prendetevela con voi stessi, che credete di essere grandi letterati eppure quando Lino Banfi ha ottenuto una Laurea Honoris Causa nessuno gli ha rinfacciato il suo passato di porco da film di terz’ordine. Ennò, perché oltre al rivalutare Banfi, si sono già rivalutati pure i film suoi, compresi quelli in cui ci sono Pierino e la Feneck. Siete un branco di ipocriti. Tutti. Quel che è fine e impegna, e guarda caso, v’interessa, allora è Ok.
Quel che è fine, impegna, ma non v’interessa, allora sarà pretenzioso, snob.
Quel che è di bassa lega e non v’interessa è trash in senso letterale, spazzatura da evitare.
Se infine è di bassa lega ma vi piace, allora è di quel Trash con la T maiuscola, da rivalutare, da rendere cult, così nessuno vi prenderà in giro.
Ok, ora la finisco davvero. Continuate a criticarmi, se volete.
Io tirerò dritto per la mia strada e continuerò a farmi un fottìo di soldi. Oggi, giusto per farvi andare in sollucchero, mi comprerò un Home Theatre da 10 mila euro. Alla facciazza vostra.

Cordiali saluti

Federico Moccia

Il gatto t’assicuro che è una delizia

15 febbraio 2010

Ovviamente il caso del giorno è già su YouTube: Beppe Bigazzi che alla Prova del cuoco spiega come cucinare i gatti.
Mi costa molta fatica difendere Bigazzi, ma in fondo il nostro giornalista culinario preferito (persino meglio di Bonsignore) non fa che illustrare per sommi capi una ricetta autentica che fino a pochi decenni fa era pratica più che comune.

Il mio funerale

15 novembre 2009

Nel caso dipartissi prima di voi, avrei una richiesta da fare per il mio funerale.
Ok, la cerimonia… ma non vorrei che il mio funerale fosse esagerato come quello di Michael Jackson. E non vorrei nemmeno una cosa come quella fatta per Mike Bongiorno. Se dovessi morire, se proprio non riuscissi a prolungare all’infinito la mia insostituibile vita, vorrei che il mio funerale fosse come quello di Robert Enke. Uno stadio tutto pieno. Tutti quanti vestiti eleganti. Silenzio.
E soprattutto, mi raccomando, voglio Jurgen Klinsmann. O lui, o niente.