I giovani d’oggi copiano, facciamocene una ragione

1 aprile 2012

Scopro ora un’interessante guida di Torino scritta con linguaggio giovanile “dai giovani per i giovani”, come si suol dire. Il titolo è già tutto un programma: Torino in che senso. Titolo azzeccatissimo perché gioca sul senso di marcia ma anche sul fatto che coi ragazzi di una certa età le cose le devi sempre spiegare due volte (“ma in che senso?” ti chiedono). Diciamo che la generazione che sta crescendo adesso, rielaborando il detto del cuoco inglese Jamie Oliver, “sarà per la prima volta un po’ più stupida di quella precedente”. Sì, stiamo involvendo.
Detto questo, torniamo all’argomento del post. Non sono molto sulla notizia, la guida è del 2010 ma la scopro solo ora. La spulcio, guardo le varie parti che la compongono e noto chi l’ha compilata: la redazione di www.digi.to.it e gli allievi dell’I.T.C. Rosa Luxemburg.
Oltre alla mera utilità di consultazione, una guida “fatta dai giovani per i giovani” è anche un utile strumento radiologico per analizzare trasversalmente le nuove generazioni, che dall’alto dei miei 28-quasi 29 anni mi sembrano lontanissime. Tralasciamo le imprecisioni fondate su dicerie piemontesi spacciate per vere (vedi il Monviso utilizzato dalla Paramount, smentito dalla pagina inglese di Wikipedia e da un sito specializzato), la cosa che più mi ha colpito è la pagina relativa alla “fauna locale”: cabinotti, truzzi, tamarri e quelle robe lì.
Leggo il paragrafo sui tamarri:

Il tamarro, detto anche zamarro, tarro, zarro, iamarruso,zamatruzzo o tabbozzo è facilmente riconoscibile dal giubbotto fluorescente tipo “addetto dell’ANAS”, jeans molto stretti e scarpe da ginnastica talmente strane da far invidia a un’astronauta. Ha capelli ingellati e di solito porta gli occhiali da sole anche quando questo non c’è.Il miglior rappresentante di questa specie è ovviamente lampadato tutto l’anno, così da sembrare perennemente in vacanza! La sua musica preferita, vale a dire la techno, la disco, l’hardcore da discoteca, è più comunemente nota come “tunz-tunz”.

Una descrizione molto simpatica e direi anche calzante. Però non notate qualcosa che stride? Quell’addetto dell’Anas non può essere uscito dalla bocca di un ragazzetto dell’Itis. Neanche sanno cos’è, l’Anas. Mi sorge un dubbio: o sono stati aiutati da un adulto, o hanno copiato. Propendo per la seconda possibilità e cerco su Google.
E trovo questo. Anno 2006.

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