Intercettazioni quotidiane

12 giugno 2010

Sembra quasi brutto non scrivere due righe sulla Legge Bavaglio. La bella ed efficace copertina di Repubblica racchiude in sé un messaggio importante, ma ne trascura un altro, forse ancora più fondamentale.
Contrarissimo al divieto di pubblicare gli atti delle inchieste, penso che la parte più deleteria di questa legge sia quella relativa alle intercettazioni.
Come scrive Sara, “I media in questi giorni stanno dedicando molto spazio alle questioni legate alla giustizia (la cui effettiva gravità o leggerezza mi pare difficile però da capire per le persone normali)” e da giornalista non posso  considerarmi una “persona normale” al 100%.
Il problema secondo me maggiore è l’incidenza non tanto sugli eclatanti casi di mafia o di coinvolgimenti politici, ma sui casi quotidiani, di piccola e invisibile criminalità. Niente microspie, quasi nessuna intercettazione per reati minori. Eppure sfogliando la cronaca si dovrebbe capire quanto questi sistemi d’indagine siano radicati e fondamentali.
Parlo per esperienza: non solo articoli di giornale ma comunicati vergati direttamente dalle forze dell’ordine (tutte, Carabinieri, Polizia, Finanza) che ricordano sempre, puntualmente, l’importante contributo dato dalle intercettazioni, sin da quando giravano le prime voci sulla loro sopressione. Si tratta sempre di indagini lunghe. Gli arresti più frequenti sono sempre frutto di un anno, a volte anche due anni, di indagini. Per fare un esempio, la data più frequente di inizio indagini per gli arresti di maggio 2010 era “settembre 2008″, un anno e mezzo di indagini: nulla a che vedere con i 75 giorni di intercettazioni consentite dalla nuova legge. Indagini così lunghe per poter scoprire e sgominare non il singolo reato ma le reti di criminali, magari non considerabili “criminalità organizzata” ma pur sempre con ganci a vari livelli, dal pusher di quartiere che compra la merce a Porta Palazzo, al venditore di droga che la compra da qualche spagnolo, al trafficante che la importa dalla Spagna. Dal ragazzino che ruba il motorino, all’altro che gli cambia la targa, all’altro che lo porta dall’altra parte della nazione per farne sparire le tracce. Sempre, quando si parla di criminalità, si sottintende una rete criminale. Ecco, la prima conseguenza dell’uso limitato delle intercettazioni sarà proprio questa: dimenticatevi i consueti lanci giornalistici tipo “sgominata banda” o “arrestato gruppo di criminali” in tg e giornali. Se continuerete a sentirli, sappiate che potrebbero non essere del tutto veri.