Libri letti – maggio 2010
Categoria: libri
“Uomini che odiano le donne”, Stieg Larsson: 3/5. Un giornalista in un periodo nero viene chiamato da Henrik Vanger, magnate svedese, per risolvere un mistero vecchio di anni. Sua nipote, Harriet Vanger, era sparita anni fa e il patriarca è sicuro che a ucciderla sia stato un membro della stessa famiglia Vanger.
Fossi stato in Larsson, avrei iniziato il libro da pagina 300. Calcolando poi che, proprio verso pagina 300, forse anche un po’ prima, ho capito chi si nascondeva dietro agli omicidi e quale era stato il destino di Harriet Vanger, non posso che dare al libro tre stelle striminzite, anche a causa di altri difetti: la sottotramma Wennerström occupa troppo spazio; il percorso investigativo che porta Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist a scoprire chi è l’autore degli strani assassinii è costellato da botte di culo (in pratica, non si fa nient’altro che guardare fotografie). Più interessante è invece quel che succede dopo aver scoperto l’identità dell’assassino (e non sto a fare spoiler), peccato che poi il libro continui inutilmente per altre 100 pagine.
“Capitani oltraggiosi”, Joe R. Lansdale: 3/5. Hap e Leonard in trasferta in Messico si trovano coinvolti in una storia di mafia messicana, di vecchi lupi di mare che sembrano Santiago de Il vecchio e il mare e belle donne latine.
La squadra di amici questa volta è al completo: Charlie, Hanson, il mitico Jim Bob, Brett. I personaggi nuovi sono tutti deliziosi, eppure manca qualcosa. Questo Messico non convince, questo cattivo nemmeno.
Tornate in Texas, Hap & Leo, che il Messico non vi si addice e porta solo guai.
Niente spoiler ma vi avverto: perderemo uno dei miei personaggi preferiti. Peccato.
“Una storia semplice”, Leonardo Sciascia: 5/5. Poliziotti e preti, e malavita organizzata. Una storia semplice. Anzi, più che semplice, quotidiana.
“Il giorno della civetta”, Leonardo Sciascia: 5/5. Questo romanzo breve di Sciascia, forse il suo lavoro più celebre e apprezzato, è del 1960. La Mafia non esisteva, secondo lo Stato. Sono passati 50 anni eppure molte cose non sembrano cambiate. Dalla censura alla politica, al quieto vivere preferito alla giustizia. Sono passati 50 anni e le cose, per certi versi, sembrano addirittura peggiorate.
Dalla nota finale: “In Italia, si sa, non si può scherzare né coi santi né coi fanti: e figuriamoci se, invece che scherzare, si vuol fare sul serio. Gli Stati Uniti d’America possono avere, nella narrativa e nei films, generali imbecilli, giudici corrotti e poliziotti farabuti. Anche l’Inghilterra, la Francia (almeno fino ad oggi), la Svezia e così via. L’Italia non ne ha mai avuti, non ne ha, non ne avrà mai. Così è.”
Dall’appendice al libro: “Ho scritto questo racconto nell’estate del 1960. Allora il Governo non solo si disinteressava del fenomeno della mafia, ma esplicitamente lo negava. La seduta alla Camera dei Deputati rappresentata in queste pagine, è sostanzialmente, nella risposta del Governo ad una interrogazione sull’ordine pubblico in Sicilia, vera.”
“Salam, maman”, Hamid Ziarati: 4/5. Arrivo a “Salam, maman” dopo “Il meccanico delle rose” e non posso che notare le differenze di stile fra l’opera prima di Ziarati e il suo secondo romanzo. In “Salam, maman” il freno a mano è tirato, sia nella narrazione che nello stile. La forma sembra passata in lavatrice per essere depurata da ogni fronzolo stilistico superfluo. Questo non avviene nel secondo libro, forse per maggiore libertà data all’autore o per meno interferenze di editor, agenti, correttori di bozze e altro. Lasciamoli liberi, dunque, ‘sti scrittori. Lasciamoli sfogare.
Allo stesso tempo, potrebbe benissimo essere il contrario: che Ziarati sia stato spinto ad arricchire stile e narrazione perché “così c’è qualcosa che non va”. In sostanza, “Salam, maman” merita una stella in meno: “Il meccanico delle rose” è tale e quale al primo, ma con l’aggiunta dei colpi di scena e con più personalità.
“Attenti al gorilla”, Sandrone Dazieri: 4/5. A parte qualche racconto, di Sandrone Dazieri ho letto innanzitutto le prime due pagine de “La bellezza è un malinteso”.
Le ho trovate perfette, nello stile, nelle descrizioni, nella tensione e nelle aspettative che Dazieri ha saputo mettere in 40 righe.
Da lì, ho vinto la mia ritrosia nei suoi confronti e ho preso “Attenti al gorilla”. Lo ammetto, non mi fidavo. Non mi fidavo della doppia personalità, che reputavo una trovata senza senso, ma soprattutto non mi fidavo di un personaggio che si chiama come l’autore, Sandrone Dazieri.
Non avete idea di quanto sia stato difficile da superare questo ostacolo. Poi mi sono convinto e ho letto il primo libro.
La poesia, la perfezione stilistica di quelle due pagine de “La bellezza è un malinteso” non le ho più trovate. Ho trovato al loro posto una voce asciutta e diretta, capace di tenerti incollato alla lettura e in grado di motivare alla perfezione la doppia personalità del protagonista. Ho trovato un protagonista che si fa amare con il passare delle pagine e un alter-alter ego (il Socio) che si fa amare allo stesso modo, pur restando sempre nell’ombra.
A parte l’atipico protagonista, una storia tutto sommato tradizionale: l’omicidio di una ragazza di famiglia alto-borghese e un punkabbestia innocente ma schiacciato dalle prove contro di lui. Sandrone (sia lo scrittore che il protagonista) si muoverà nei suoi ambienti e contatterà qualche vecchio amico per scoprire cosa si nasconde. Il finale è un po’ contorto ma la risoluzione dell’enigma è tutto sommato sensata.
Insomma, per farla breve, a me questo Gorilla è piaciuto.
“Torino esoterica”, Renzo Rossotti: 2/5. Vorrei (e potrei) dargli tre stelle ma opto per due, anche perché altrimenti la libreria sarebbe una sfilza infinita di tre-quattro stelle.
Questa “Torino Esoterica” delude per moltissimi motivi. Innanzitutto l’introduzione, quasi a voler mettere le mani avanti e a dire: “beh, ragazzi, esoterica si fa per dire. Dipende sempre cosa intendi per esoterica”. Insomma, un’introduzione che smentisce e giustifica il titolo.
Poi, i contenuti: un altro motivo per dare due stelle è la poca originalità degli argomenti trattati. L’impressione è che buona parte del libro non sia “originale” ma sia la riproposizione di alcuni capitoli presenti in vecchi tomi dello stesso autore. Alcuni capitoli paiono articoli di giornale copiati e aggiornati nelle forme verbali.
Infine pare che da metà libro in poi il libro manchi di una revisione esterna. Qualche periodo illeggibile, qualche punteggiatura a caso, qualche errore di battituta lasciato lì.
L’impressione dopo la lettura è che, alla fine della fiera, Torino non sia poi così esoterica come la si dipinge. Una città, a dispetto di quel che si crede, piuttosto normale.



E bravo Quadri,ti sei dato da fare. ;-)
Io sono un pò di giorni che sono fermo e sto già in astinenza.^___^
maggio 31 2010 alle ore 23:17
Ah, mi sa ho visto il film tratto dal libro di Dazieri. Con Claudio Bisio tra parentesi… non ricordo il finale quindi credo che potrei leggere il libro. Poi spesso ho letto e apprezzato libri di cui già sapevo la trama.
maggio 31 2010 alle ore 23:54
Dopo un velocissimo controllo ho visto che il film “La cura del gorilla” è tratto dal secondo libro. Ho via libera per “Attenti al gorilla” dunque.
maggio 31 2010 alle ore 23:57
@ Pirkaf: C’è da dire che, a parte il primo, gli altri sono tutti corti ;-)
@ Axl: Sì, il film è tratto da un altro libro, quindi per questo romanzo puoi andare giù tranquillo!
giugno 1 2010 alle ore 15:42