Gli occhi che si illuminano

11 novembre 2009

Essere giornalisti (e finalmente lo sono, anche se soltanto pubblicista) è bellissimo. Certo, ci sono alcuni aspetti negativi e non sto qui ad elencarveli, ma ci sono anche quelli positivi, come ad esempio intervistare la gente, sia essa famosa o non.
Intervistare vuol dire anche studiare, prepararsi, essere aggiornati, e non è un lavoro facilissimo, perché purtroppo non c’è sempre da intervistare il proprio autore preferito o il politico di cui sappiamo tutto. A volte ci tocca intervistare un “ingegnere del freddo” e dobbiamo sempre essere pronti e sapere cosa chiedere a un “ingegnere del freddo”, dobbiamo fargli domande furbe, a un ingegnere di quel tipo lì.
Gli intervistati solitamente hanno risposte pronte per tutto e i più scafati rispondono meccanicamente a qualsiasi richiesta. Poi a volte accade il miracolo.
Una domanda. Fra le tante. La mia. E gli occhi dell’intervistato si illuminano.
La domanda a cui non si era preparato ma che gli va a toccare il cuore. Gli va a stimolare le sinapsi, “oh, finalmente una bella domanda” sembra che stia pensando. E tu, dall’esterno del suo corpo, lo capisci perché gli stai fissando gli occhi, in cerca di un’emozione sfuggita per sbaglio. Gli occhi brillano per un istante e ti dicono “grazie”, poi l’impulso passa alla bocca e questa risponde, travolta dalla gioia. E tu sorridi, hai fatto centro.
Che bello quando accade. A me è capitato con Rita Levi Montalcini. E scusate se è poco.