Perché non sono un poeta

9 novembre 2009

A fare così tante presentazioni di libri come in questo periodo ho capito una cosa. Che non sono e non sarò mai un poeta. Non ho fantasia, non ho estro, non ho immaginazione. E tutto questo potrebbe significare che, ok, non sono un poeta, ma potrei essere pure un pessimo narratore, un pessimo giornalista.
Troppo analitico, troppo superficiale, non indago nel profondo, non mi pongo domande, forse.
Un poeta, di fronte a un palo si interroga. Cos’è questo palo? Un indice di accusa al cielo? Un dito medio al vicinato? Un moderno totem animista?
Di cosa è fatto? Di ricordi di vite passate? Di denaro sciolto nell’acido dell’inutilità? Di pvc.
Non sono un poeta. Di questo maledetto palo non me ne frega nulla. Non me ne frega nulla della sua storia, dei suoi significati nascosti, del suo profumo, della sua metafora. È un palo. E io non sono un poeta.
Quel palo è e rimane un palo.
«Ma… caro, credo che quello non sia un palo. A me sembra più che altro un albero secco.»
Uhm… In effetti, è proprio un albero secco. Ma io non sono un poeta.