Film, telefilm, libri: i buoni propositi per il 2010

17 novembre 2009

  • Leggere almeno 10 autori italiani non ancora letti (la clausola mi farà evitare di sfondarmi di autori già digeriti e apprezzati evitando così di superare in automatico la prova).
  • Leggere almeno 10 classici italiani o stranieri. Come definire un classico? Non lo so. Ora ci penso. Quello in foto, se vi può interessare, è John Fante. Ho un bel volume Einaudi con tutti i romanzi di Arturo Bandini. È abbastanza classico? Oh, quello vale per quattro, visto che contiene 4 romanzi.
  • Leggere libri di almeno 10 nazioni diverse.
  • Leggere almeno 40 libri. Quest’anno (2009) non ce la farò. Però pago lo scotto di non aver aperto un libro per due mesi di fila tra febbraio e marzo a causa di fasi lavorative instabili.
  • Guardare almeno 40 film. Sono tanti? Sono pochi? Non ne ho idea. Non ho mai quantificato i film visti (da escludere dalla lista i film horror, calcolati in una lista a parte).
  • Guardare almeno 30 film horror prima di andare a dormire. Sì, voglio farmi male.
  • Guardare almeno 10 film italiani. Non si sommano le vanzinate.
  • Guardare almeno 5 film non italiani o statiunitensi. Oh, sembra poco. Sarà poco?
  • Guardare almeno 6 stagioni di telefilm. Poche? Uhm, non saprei. Il tempo è tiranno.
  • Guardare almeno 2 stagioni di telefilm italiani. Impresa titanica.
  • E i fumetti? Non ci provo nemmeno, si salvi chi può.

Il mio funerale

15 novembre 2009

Nel caso dipartissi prima di voi, avrei una richiesta da fare per il mio funerale.
Ok, la cerimonia… ma non vorrei che il mio funerale fosse esagerato come quello di Michael Jackson. E non vorrei nemmeno una cosa come quella fatta per Mike Bongiorno. Se dovessi morire, se proprio non riuscissi a prolungare all’infinito la mia insostituibile vita, vorrei che il mio funerale fosse come quello di Robert Enke. Uno stadio tutto pieno. Tutti quanti vestiti eleganti. Silenzio.
E soprattutto, mi raccomando, voglio Jurgen Klinsmann. O lui, o niente.

Gli occhi che si illuminano

11 novembre 2009

Essere giornalisti (e finalmente lo sono, anche se soltanto pubblicista) è bellissimo. Certo, ci sono alcuni aspetti negativi e non sto qui ad elencarveli, ma ci sono anche quelli positivi, come ad esempio intervistare la gente, sia essa famosa o non.
Intervistare vuol dire anche studiare, prepararsi, essere aggiornati, e non è un lavoro facilissimo, perché purtroppo non c’è sempre da intervistare il proprio autore preferito o il politico di cui sappiamo tutto. A volte ci tocca intervistare un “ingegnere del freddo” e dobbiamo sempre essere pronti e sapere cosa chiedere a un “ingegnere del freddo”, dobbiamo fargli domande furbe, a un ingegnere di quel tipo lì.
Gli intervistati solitamente hanno risposte pronte per tutto e i più scafati rispondono meccanicamente a qualsiasi richiesta. Poi a volte accade il miracolo.
Una domanda. Fra le tante. La mia. E gli occhi dell’intervistato si illuminano.
La domanda a cui non si era preparato ma che gli va a toccare il cuore. Gli va a stimolare le sinapsi, “oh, finalmente una bella domanda” sembra che stia pensando. E tu, dall’esterno del suo corpo, lo capisci perché gli stai fissando gli occhi, in cerca di un’emozione sfuggita per sbaglio. Gli occhi brillano per un istante e ti dicono “grazie”, poi l’impulso passa alla bocca e questa risponde, travolta dalla gioia. E tu sorridi, hai fatto centro.
Che bello quando accade. A me è capitato con Rita Levi Montalcini. E scusate se è poco.

Perché non sono un poeta

9 novembre 2009

A fare così tante presentazioni di libri come in questo periodo ho capito una cosa. Che non sono e non sarò mai un poeta. Non ho fantasia, non ho estro, non ho immaginazione. E tutto questo potrebbe significare che, ok, non sono un poeta, ma potrei essere pure un pessimo narratore, un pessimo giornalista.
Troppo analitico, troppo superficiale, non indago nel profondo, non mi pongo domande, forse.
Un poeta, di fronte a un palo si interroga. Cos’è questo palo? Un indice di accusa al cielo? Un dito medio al vicinato? Un moderno totem animista?
Di cosa è fatto? Di ricordi di vite passate? Di denaro sciolto nell’acido dell’inutilità? Di pvc.
Non sono un poeta. Di questo maledetto palo non me ne frega nulla. Non me ne frega nulla della sua storia, dei suoi significati nascosti, del suo profumo, della sua metafora. È un palo. E io non sono un poeta.
Quel palo è e rimane un palo.
«Ma… caro, credo che quello non sia un palo. A me sembra più che altro un albero secco.»
Uhm… In effetti, è proprio un albero secco. Ma io non sono un poeta.

Un aiuto di orrori

1 novembre 2009

Avrei tanto da raccontarvi di questo mese di assenze, e se riesco qualcosa vi racconterò.
Per il momento però parlerò d’altro. Di horror.
L’horror è un genere che non mi è mai piaciuto molto e per questo motivo l’ho sempre disdegnato. Ora quindi mi trovo a 25 anni (quasi 26) ad avere una enorme lacuna del genere, sia letterario che cinematografico. Dell’horror letterario, per il momento, non me ne preoccupo, dando precedenza a qualche buon film del terrore.
Internet mi è stato d’aiuto con diverse super-liste dei migliori film del genere, eppure mi sembra che non siano mai del tutto esaurienti. Come punto di riferimento ho preso questa top 100 di Best Horror Movies, ma il fatto che al primo posto ci sia L’esorcista, un film che anche nella versione integrale mi ha deluso, mi lascia dubbioso.
Ogni suggerimento sarà più che gradito.