Dio salvi la Regina

È da tanto che non tediavo voi amichetti con i miei sogni, vero? Verissimo.
Oggi vi tocca. Questo sogno l’ho fatto in Sardegna, probabilmente dopo una scorpacciata di buonissimi culurgiones accompagnati da mirto, cannonau e seadas.
Volevo la secessione dall’Italia. Già. Ero diventato una sorta di leghista, ma non leghista della Lega Nord -no, troppo facile-. Ero diventato un leghista della Gran Bretagna. Volevo la secessione dall’Italia per far diventare il mio chilometro quadrato personale un’enclave inglese.
Il Governo Italiano l’idea della secessione non l’ha però presa molto bene e m’ha dichiarato guerra. Armato solo della mia volontà, salgo su una Due Cavalli scassata in compagnia di Bianconiglio e di LinLin, entrambi coinvolti nella mia fissa di secessione ma non molto convinti, e vado incontro al nemico, all’Italia.
“Viva la Regina!” urlo dal finestrino. “Viva”, fanno loro due, ma dal tono della voce capisco che il primo avrebbe preferito essere su una pista di atletica a sgambettare e la seconda in un H&M, magari quello di via Roma.
Arrivati in un’enorme piazza, scendiamo dalla Citroen e guardiamo l’esercito nemico. Una fila quasi infinita di soldati savoiardi del Regno di Sardegna, metà a cavallo e metà in carro armato. Un cavaliere attraversa i regimenti per verticale, tenendo con la mano sinistra le redini e con la mano destra un’enorme sciabola dall’elsa elaborata e la lama verso il cielo. Sta facendo segno ai soldati di prepararsi all’attacco e noi tre sappiamo che, appena sarà uscito dalla piazza, le truppe italiche ci salteranno addosso in un secondo.
“Sicuro di volerlo fare?” mi chiede Bianconiglio.
Io rifletto. “Sì”, gli vorrei rispondere. Ma, guardando meglio le giubbe grigio-verdi degli avversari, capisco che non c’è storia e se non m’arrendo sarò soltanto l’ennesimo idealista Pisacane.
“Vabbè, vah. M’arrendo”.
“Bravo”, mi dicono.
Loro risalgono sulla macchina. Io m’allontano a piedi. “Pazienza” penso. “Sarebbe stato bello”. Tiro un calcio a un ciottolo e me ne vado noncurante dei soldati, tutti ancora fermi ai loro posti. Poi mi sveglio. La Secessione non è riuscita.


