Ventennio #8 – L’Orsa
Mia madre mi aveva iscritto alla piscina vicino a casa e io, questa volta, fui molto felice di andarci. Sapevo già che mi sarei divertito, ma soprattutto sapevo già che avrei incontrato alcuni miei futuri buoni amici e quella che sarebbe diventata la mia prima cotta.
Nel “vecchio” 1990, Elisa Spada l’avevo conquistata al chiaro di luna. Avevo sette anni e già riuscivo a conquistare le donne al chiaro di luna. Non fu una vera e propria fidanzata, perché dopo il primo e unico schifosissimo bacio ci eravamo subito lasciati. Per noi bimbetti di prima elementare, non sembrava così bello baciarsi sulla bocca.
Avevamo appena finito la prima lezione di nuoto e ricordo che le dissi: “Elisa, guarda lassù” e le indicai il grande carro. “Quella costellazione si chiama Orsa Maggiore”.
Lei mi chiese se sapevo come si chiamavano le singole stelle e rammento come se fosse ieri che, per non far figuracce, avevo risposto sì e le avevo inventato sette nomi senza senso. Poi, indicando quella più luminosa, le avevo detto con occhi da cerbiatto innamorato: “Ma quella più luminosa, se vuoi, la potremo chiamare Elisa”.
“È questo l’amore per te?” mi chiese.
Io le risposi “Sì”. E lei mi diede un bacio. Avevamo sette anni.
Nel mio secondo 1990, le cose non andarono esattamente così.
Ci ritrovammo nello stesso identico posto. Lei era vestita nello stesso identico modo. Io no, ma non importa.
“Elisa, guarda lassù” e le indicai il grande carro. “Quella costellazione si chiama Orsa Maggiore”.
Lei sorrise. “E le singole stelle hanno un nome?”
Anni di astronomia dilettantistica fecero sì che questa volta i nomi li dicessi giusti: “Alioth, Dubhe, Alkaid, Mizar, Merak, Phecda”.
“Wow” rispose lei. Poi io ricalcai la vecchia frase ad effetto che aveva già conquistato una volta la bambina: “Ma quella più luminosa, se vuoi, la potremo chiamare Elisa”.
“È questo l’amore per te?”
Non riuscii a resistere e citai uno dei miei film preferiti: “Moltiplicalo all’infinito, portalo negli abissi dell’eternità e vedrai appena uno spiraglio di ciò che parlo.”
Elisa rimase a bocca aperta, poi, inaspettatamente mi rispose: “Stefano, mi hai appena citato Vi presento Joe Black…”
Era il 1990. Avevamo sette anni. E Joe Black ancora non esisteva.


