Ventennio #5 – Anatomia di una classe, parte I

30 luglio 2009

1 ottobre 1989

Ho da qualche settimana iniziato la scuola e le cose, fortunatamente, vanno meglio del previsto. Ormai riesco a mascherare piuttosto bene la mia vera età, addirittura facendo più bizze di quante ne facevo la prima volta che avevo sei anni.
La classe è esattamente come me la ricordavo. C’è Paolo Bergamasco, quello che per tutto il periodo delle elementari è stato il mio migliore amico (per poi diventare mio acerrimo rivale alle medie), c’è Gianni Sperandio, famoso per mangiarsi cartucce di inchiostro facendosi diventare tutti i denti blu, e c’è pure quella bellissima Lara Sergi, la mia prima fidanzatina di quarta elementare.
In un angolo della classe c’è il gruppo dei “tre timidoni”. Uno dei tre, nella realtà da cui provengo, è diventato superesperto di fisica quantistica. Fra una ventina d’anni potrebbe essermi utile per capire cosa diavolo mi è successo. Conviene tenerselo amico.
Dopo i timidoni, c’è il gruppo dei “calciatorini”. Tutti iscritti al club calcistico del paese, tutti destinati a una pessima carriera dilettantistica abortita con gli juniores. Uno solo, Carlo Fischer (origine tedesca, piedi buoni e colpo di testa micidiale) avrebbe avuto la stoffa per diventare qualcuno, ma un brutto infortunio lo ha rovinato a 18 anni. Se mi ricorderò, quando sarà ora cercherò di dargli una seconda chance e proverò a cambiargli la vita. Potrei fargli evitare l’infortunio, con un po’ d’impegno. Chissà, potrebbe servire un calciatore di serie A fra gli amici.
Tutti i “calciatorini” e tutti i “timidoni” sbavano dietro al gruppo delle “ballerine”, di cui Lara Sergi non fa parte. Iscritte al corso di danza classica della scuola, in prima elementare in effetti sono tutte magroline e graziose e delicate. Col senno di poi, ringrazio il Signore che Marisa Iotti abbia rifiutato, nella mia precedente vita, la mia proposta di metterci insieme. Le avevo scritto una dichiarazione d’amore su carta velina, ma lei non gradì e me la restituì barrando la casella “No” alla domanda “Ti metteresti con me?”, e barrando la casella “No” anche alla domanda “Ti sono simpatico?”.
Nel corso degli anni (già nell’anno della prima media era un caso disperato) la sua boria era così grande che faceva fatica ad essere contenuta nel suo culone da ginnasta illusa.
Oh, Marisa Iotti, quanto te la tiri, solo perché hai sei anni e sei l’unica ad avere le tette.
A fissare le tette di Marisa c’era anche Oscar Macchiavelli, quello che per un breve lasso di tempo fu il mio peggior incubo.

continua…