Circolo chiuso
Categoria: libri
C’è un personaggio che fra tutti spicca in “Circolo chiuso” di Jonathan Coe, e chi l’ha letto secondo me concorderà.
Paul. Paul Trotter, dopo essere stato piuttosto trascurato nel primo volume (“La banda dei brocchi”) a favore del fratello Ben, qui diventa uno dei principali protagonisti. Il libro l’ho letto un paio d’anni fa, mi pare, ma in questi giorni m’è tornato in mente per un particolare relativo al personaggio di Paul.
Chi non volesse rovinarsi la lettura si fermi qui. (capito Neru? :D)
Paul in “Circolo chiuso” è diventato un parlamentare labourista del governo di Tony Blair. Inspiegabilmente decide di votare a favore della guerra in Iraq e la cosa che stupisce maggiormente è che il motivo per cui vota “sì” è assolutamente slegato da riflessioni politiche, ma è motivato solo ed esclusivamente dall’amore per… la sua amante.
Ecco, io a leggere quest’articolo di Gilioli ho ripensato a Paul Trotter. E nel 2006 mi sembrava fantascienza.



oh se scrivi così mi ci mandi a nozze!
è che non so resistere.
occhei ho letto.
proprio stasera parlavo di politica…sai che novità. anzi sì, visto che parlare di politica ormai pare essere un controsenso. spesso, il motivo per cui uno vota a favore di qualcosa o di qualcuno è assolutamente slegato da riflessioni politiche: amore, amicizia, soldi, opportunità, me l’ha detto lui, in fondo non ci capisco una mazza, mi fido perché è bello/bella, mi piace essere fra quelli che vincono, sono bastian contrario, spero mi avvantaggerà.
tre quarti delle volte che si vota non si sa esattamente per cosa si sta votando: sono stanco, tanto è tutto un magna magna -o come stavo scrivendo magna manga…
se ti raccontassi solo un millesimo della scena politica dell’hinterland milanese che si avvicina alle elezioni ti verrebbero -come dice la mia mammà- i penoti…brrrrividi di paura!
ciccio c’è sempre da rimboccarsi le maniche, oibò -occhei censur-!
maggio 27 2009 alle ore 23:07
Tranquilla, non compromette la lettura del libro e non succede nemmeno nel finale, se ricordo bene.
Eh, è tutto un magna manga. E colgo l’occasione per dire che mi scuso se m’incazzo quando leggo “è tutto un magna magna”. Perché -non crediate, so che è vero- ma contiene un senso di rassegnazione, di svilimento dell’individuo che non sopporto.
Penso e credo che l’individuo può cambiare le cose, anche le grandi cose.
maggio 27 2009 alle ore 23:39
mi vien su il sollucchero quando scrivi così! ;)
maggio 28 2009 alle ore 00:13
Eh, è colpa del tuo libro.
maggio 28 2009 alle ore 00:30