Generazione 1000 euro
Generazione 1000 euro si inserisce in quel filone di film in cui c’è il protagonista che corre.
Non si sa bene perché, ma lui, Alessandro Tiberi alias Matteo, è sempre lì che corre. C’ha sempre da fare e la sfiga lo perseguita quel tanto che basta per non farlo svegliare in orario ma non troppo da farlo arrivare veramente in ritardo.
Sarò sincero: il film non è male. Anzi.
Epperò di difetti ne ha troppi. Innanzitutto la regia. E mi scusi mister Venier se l’accuso, che deve sapere che io quando fa i film di Aldo Giovanni & Giacomo le faccio sempre i complimenti, ma quei campi e controcampi da Noia con la N maiuscola, quelle musiche (e magari non è colpa sua) troppo “I love you and you love me” (e soprattutto quella voce insopportabile di Malika!!) a me non sono piaciute.
La regia, dunque, accompagnata dalla musica, è il primo punto dolente, che però sa farsi valere sia quando c’è da far ridere, sia quando c’è da far arrossare gli occhi alle pupe in sala. E guardate che far ridere me con un film italiano è un’impresa.
Poi, vabbè, c’è la storia. E chettelodicoaffare… c’è uno che corre, c’è la gnocca bionda, c’è la gnocca mora, c’è la ex, l’amico simpatico, pochi soldi e siparietti divertenti. Fai il film solo con questo e il film sale a 7,5. Quindi, perché aggiungere I love you-You love me a gogo? Perché dare tonalità rosa a un film che stava andando benissimo senza?
E poi, diciamocelo, s’è mai visto un uomo che lascia perdere la bionda per correre dietro alla mora? Pfui.
Ma per fortuna, come dice il nongiovane, ci risparmiano la steadycam in stazione che ruota intorno agli innamorati. No, quella non c’è. Ce la raccontano solo.


