Iniziano i lavori di ristrutturazione
Vi ricordate dei lavori di ristrutturazione del sito che avevo preannunciato a febbraio?.
Ebbene, dopo aver perso un computer e relativi dettagli di ftp, ora finalmente posso procedere.
State pronti al peggio.
Vi ricordate dei lavori di ristrutturazione del sito che avevo preannunciato a febbraio?.
Ebbene, dopo aver perso un computer e relativi dettagli di ftp, ora finalmente posso procedere.
State pronti al peggio.
… ma il nome è provvisorio.
Ricordate che a novembre 2008 chiedevo pareri sui tumblr? Avevo tentato di farne uno, così, per vedere come funziona, ma il risultato non m’ispirava molto e l’iscrizione è rimasta lì a languire per mesi. Il tumblr intitolato “La strada in foto” è morto.
Ieri ho deciso di resuscitarlo, ma non è detto che la sua vita debba essere lunga. Ora si chiama “La strada in lettura”. Ieri pomeriggio si chiamava “La strada in discesa”, ieri sera si chiamava “Letture in salita”.
1) Sondaggione sul titolo. Quale preferite? Fatemi sapere.
2) Edit. Nel frattempo ho anche cambiato il template de “La strada in salita”, il sito madre. Questo è mooolto provvisorio. Piace? No, eh?

Dato il successo internazionale del primo post, la premiata ditta fieristica e libristica e pinotistica Quad&Neru si riunisce per la seconda volta e partorisce un’altra meraviglia.
Ci sono volte in cui un uomo si ritrova davanti ad una donna e non sa che fare. È morso da un atroce dilemma, da due opzioni diametralmente opposte. Amare o odiare. Io, noi, sarei, saremmo per la seconda, ma preferiamo la terza: il màndala a fancùlo.
màndala: rappresentazione simbolica del cosmo nella tradizione religiosa buddista. voce sanscrita che significa cerchio. (copiato da neru)
fancùlo: non sto lì a spiegarvelo che sapete già tutto.
SITUAZIONE A
Tratto da una storia vera. Un uomo sta davanti al computer e pensa alla donna dall’altra parte dello schermo. “Donna” pensa lui. “perché non me la dai?”
Se la donna potesse rispondere, risponderebbe “perché sostanzialmente sei un rompiballe e sei brutto.”
“Non sono così brutto.”
“Vero, non hai tutti i torti. Però sei rompiballe.”
“Ma io volevo solo renderti partecipe della mia vita da Vip! Pensavo di fare cosa gradita!” (Il nostro Lui è un Vip).
“No, non è cosa gradita.”
Caro nostro lui. Fa’ come da titolo. Sei un Vip, lassa stà e cerca altre manze, perché tanto non ce n’è. E se non fai come da titolo, il màndala potrebbe arrivare a te.
SITUAZIONE B
Tratto da una storia vera. Un giovane uomo (non sono io) parcheggia. Una giovane donna gnocca parcheggia in seconda fila. Il giovane uomo torna alla macchina e nota con raccapriccio che la sua macchina è bloccata da una macchina in doppia fila e per giunta posteggiata male. Alché il giovane uomo capisce che qui c’è lo zampino di una donna. Vede dall’altro lato della strada un H&M ed entra.
“Scusate… C’è per caso la proprietaria di una (marca automobile)+(modello automobile)?”
Tutte le donne si guardano perplesse senza capire. Il giovane uomo non si stupisce della reazione femminile e ripete il concetto pocanzi espresso aiutandosi con plateali gesti con le mani. Le donne continuano a non capire.
Il giovane uomo allora tenta l’ultima chance: “la macchina con l’arbre magique alla pesca”.
Le donne ora hanno capito e dicono “No, la macchina non è mia”. Tutte in coro. Poi si girano e comprano una camicia zebrata. Tutte in coro. Passano alcuni minuti, l’uomo torna alla sua vettura e vede che una donna ionosferica (perché stratosferica non basta) sta aprendo la portiera dell’auto in seconda fila.
“Signorina!” dice il giovane uomo con fare gentile. “Porco cazzo!” dice con fare meno gentile.
“È da novanta minuti che suono il clacson!”
La donna si volta e incrocia gli occhi dell’uomo. “Mi scusi” risponde.
Il giovane uomo deglutisce a fatica. Osserva la giovane donna e il dubbio lo attanaglia. “Che fò?” pensa. La amo o la odio? L’uomo inizia a staccare petali da una margherita virtuale comparsa nell’ipotalamo. Wow, che occhi… la perdono. 45′ di ritardo, ho perso il primo tempo: la odio. Vero, le ho detto 90′ ma era solo per fare effetto, la amo. Sì, ma guardare solo un tempo della partita è come non vedere nulla, la odio. Però… che cuh…rve, la amo.
Poi la donna, aprendo la portiera della sua (marca automobile)+(modello automobile), uncina e asporta parte della carrozzeria della macchina del povero giovane uomo. Ha varcato il limite. Giovane uomo, fa’ come da titolo. Esprimi a parole il màndala a fancùlo che si è palesato nella mente.
COROLLARIO alla situazione A
Ma, come dice l’I ching, propizia è perseveranza! Fa’ come me! Continua a romperle i co****ni e vedrai che un giorno o l’altro ce la farai!
COROLLARIO alla situazione B
Oh, ma l’importante è che non sia una della top 10 dell’anno in corso. In quel caso, saltale addosso e slinguatela.

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAARGH!! Cristiano Ronaldo e Berlusconi! Lo sapevo! Lo sapevo! Lo sapevo! Quei due non potevano che essere amici.
Per la cronaca, O’Shea (che anni fa era il mio pupillo a Scudetto) non ha stretto la mano a Berlusconi. Nani nemmeno. Anderson nemmeno. Park sembra di no, ma non ci giurerei che c’è il video che scatta.
C’è un personaggio che fra tutti spicca in “Circolo chiuso” di Jonathan Coe, e chi l’ha letto secondo me concorderà.
Paul. Paul Trotter, dopo essere stato piuttosto trascurato nel primo volume (“La banda dei brocchi”) a favore del fratello Ben, qui diventa uno dei principali protagonisti. Il libro l’ho letto un paio d’anni fa, mi pare, ma in questi giorni m’è tornato in mente per un particolare relativo al personaggio di Paul.
Chi non volesse rovinarsi la lettura si fermi qui. (capito Neru? :D)
Paul in “Circolo chiuso” è diventato un parlamentare labourista del governo di Tony Blair. Inspiegabilmente decide di votare a favore della guerra in Iraq e la cosa che stupisce maggiormente è che il motivo per cui vota “sì” è assolutamente slegato da riflessioni politiche, ma è motivato solo ed esclusivamente dall’amore per… la sua amante.
Ecco, io a leggere quest’articolo di Gilioli ho ripensato a Paul Trotter. E nel 2006 mi sembrava fantascienza.
C’è stato un tempo in cui qualcuno avrebbe anche potuto definirmi razzista. O forse semplicemente stronzo. O forse, ancor più semplicemente, stupido. In realtà non lo ero, non più di tutti i miei coetanei, almeno.
Ero un giovincello di 10 anni e sognavo di diventare il presidente della Repubblica o lo scienziato pazzo. Siccome non era molto diverte giocare a fare il presidente della Repubblica, a scuola, fra un agente segreto e un power ranger, a volte mi mettevo a fare lo scienziato pazzo.
Alle elementari ero un angioletto che di note non ne prendeva mai. Ero bravo e diligente, IL più bravo e diligente della classe. Però a volte non riuscivo a trattenermi e facevo lo scienziato pazzo. Io e un mio compagno di merende decidemmo quindi di dover trovare un vaccino ad un inguaribile virus che aveva colpito una nostra compagna. Io, modestamente, il vaccino lo trovai. La colla.
Il virus non esisteva (ovviamant) ma spalmare il tubetto di colla sulle braccia della tipa e urlare “È CONTAMINATAAAAA!” era divertentissimo. Siamo andati avanti una settimana intera.
Morale della favola, la bimba si mise a piangere, il compagno di merende pure, e io mi ritrovai a fare un’arringa alla maestra sul fatto che “siamo giovani e ci piace scherzare”, cercando di difendermi -inutilmente- dalle accuse che lei mi lanciava.
Alla fine la nota me la pigliai. Ero razzista? No, non propriamente, ché la bimba in questione non aveva nulla per poter essere discriminata: né colore di pelle, né etnia, né lingua. Nulla. Era stata discriminata così, a muzzo.
E allora perché scrivo tutto ciò? Per un motivo solo. Io, lo so, in quel momento non stavo “discriminando” nessuno eppure la ramanzina me la sono presa lo stesso. Ma grazie a quelle parole dure, rivolte a un bambino che a malapena sapeva cosa vuol dire “contaminata”, razzista non lo sono diventato. L’educazione dunque ha fatto il suo dovere. La scuola mi ha educato.
Tre appunti al volo. Controllare la fonte o ignorarla proprio?
A leggere di Recchioni che gioca a D&D m’è tornata una voglia matta di tirare dadi.
Che l’Italia non sia più un paese di sinistra lo si è ormai capito da diverse elezioni. E le prossime ne saranno l’ennesima conferma.
Domenica, come accennato nel post precedente, alla Fiera Internazionale del libro Bertinotti e Di Pietro (e pure Chiamparino, in teoria, ma poi ha dato forfait) hanno discusso della notte della sinistra, del momento buio che vive qualsiasi partito politico che abbia sulla bilancia anche un minimo di tendenza da quel lato.
Ecco, l’Italia, ho capito dalla conferenza, non è più un paese di sinistra. Bertinotti ha parlato di tanta fuffa e di tanti argomenti seri, così come ha fatto Di Pietro.
“Ma lei, Di Pietro – chiede Luigi La Spina, il moderatore dell’incontro – che c’azzecca con la sinistra?”
“Se non la fa nessuno – risponde Tonino – mi ci metto io a farla!”
E il pubblico, in gran parte dipietrista, applaude compiaciuto alle battute del leader, che -ricordiamolo- sarà pure monotono nelle sue battaglie ma c’ha sempre dannatamente ragione.
E il pubblico applaude anche a Bertinotti (anche se con minor slancio) sia quando parla del passato che quando parla del presente e del futuro. Ma nel discutere degli errori del Governo precedente avviene l’inaspettato.
Fausto dà ragione a Tonino sulla legge sul conflitto d’interessi: “È vero. Il Governo avrebbe dovuto farla, quella legge. Ma ora ne dirò un’altra di legge che avremmo dovuto fare”. La folla attende trepidante: di quale altra legge fondamentale non completata si è macchiato il governo di centrosinistra?
“La legge sui Dico” risponde Bertinotti.
E il pubblico, che si autoconsidera di sinistra, ha fischiato.
L’Italia non è più un paese di sinistra.
È incredibile come Il Giornale riesca a fare disinformazione anche parlando di cultura. Saranno disposizioni dall’alto o solo zelo personale? Paolo Bianchi riesce a buttarla in politica, e ovviamente politica anti-”comunisti”, anche scrivendo una generale nota sulla Fiera del Libro, perché ormai è chiaro: scrivere di libri è passato di moda.
Leggendo l’articolo viene pure il dubbio che Bianchi, anziché andare in Fiera, se ne sia stato in albergo a fumare, accontentandosi di leggere il programma e guardando il Lingotto dalla finestra. Altrimenti non si spiegherebbero sviste degne dell’ultimo dei principianti. Un esempio? Beh, tanto per cominciare Chiamparino da Di Pietro non ci è mai andato. Ma Bianchi non lo sa. Non ci è andato neppure lui.
Di veri e propri blog ne leggo pochi, giusto quelli degli amichetti e qualche star infilata nel mucchio.
Pulsatilla non è nel gruppo. Non ce l’ho nel feed reader, ma nonostante questo a volte mi capita di leggerla. E ci aggiungo “con piacere”, perché lo stile mi piace e a volte riesce anche a colpirmi.
A leggere qualche riga ogni tanto m’ero fatto un’idea della blogger che c’è dall’altro lato dello schermo e il giudizio era (abbastanza) buono.
Poi però l’ho vista e sentita ad Artù con Gnocchi e a Otto e mezzo dalla Gruber.
Nulla di personale (scusa eh!) ma la sbatto direttamente nella categoria di quelli “che a pelle ti stanno sulle palle”. Senza perché. A pelle, appunto. Allitterazioni di p a gogo.
Chissà quanti amici di blog mi starebbero profondamente sui cosiddetti e chissà a quanti io starei sui loro! Ma non divaghiamo.
A proposito di persone che stanno sui cosiddetti e di volti in tv, ce n’è uno, Filippo Facci, che a differenza di Pulsatilla mi stava sulle balle anche solo a leggerlo. Penna tagliente, parole scelte con cura, invettive precise. Poi però, lo vedi in tv e la penna tagliente diventa lingua biascicante, le parole scelte con cura diventano parole a rilento e le invettive precise diventano farfugliamenti decisamente poco pro-auditel. Insomma, il Facci è ben più adatto alla carta che allo schermo. Eppure, nonostante le difficoltà televisive, la fedeltà dimostrata negli anni nei confronti del suo amato editore è stata finalmente ricompensata: ora Facci ha una rubrica su Canale 5, all’interno di Mattino 5 con la D’Urso e Brachino.
Giusto perché ‘sto week-end non c’è ancora abbastanza casino con la Fiera del Libro, hanno pensato bene, quelli di Mediaset, di mettere gli Amici di Maria in piazza San Carlo.
Questa sera andrà in onda l’episodio doppio di Lost, l’ultimo della stagione. Benjamin Linus garantisce che sarà un episodio bomba. Anzi, doppiamente bomba.
Che sia bomba ne siamo tutti sicuri, ma a me viene un atroce sospetto.
J.J. non è che hai usato lo stesso deus ex machina di Star Trek? No perché vent’anni fa qualcuno ci aveva già provato e stava per essere linciato da folle inferocite (tra cui mia mamma e mia nonna). Io non dico nulla ma se prendi quella strada m’arrabbio.