Che – l’argentino
Il giudizio è affrettato (ché basterebbe meno di un mese per vedere anche la conclusione) ma è affrettato anche perché in realtà di questa prima parte c’è poco da dire.
Come valutarlo? Agiografico? No. Biografico? Nemmeno. Difficile catalogarlo. Che cos’è se non una semplice e sintetica ricostruzione di eventi?
Perché alla fine, se ci rifletti, del Che ti hanno detto poco e te ne hanno fatto capire ancora meno. Scene di guerriglia, qualche discorso (ma pochi), e qualche evento. Evento, il fluire della storia come in un sussidiario elementare. Uno strato fin troppo lineare di episodi, isolati dai contesti politici, isolati dal contesto umano, isolati da qualsiasi vero taglio di ripresa.
Eppure dallo schermo l’uomo, che è quello a cui si vuole arrivare, esce lo stesso: ineccepibile, idealista, autentico. Esce tutto e allo stesso tempo non esce nulla. E forse è questa la grandiosità del film (mostrare senza scadere nella venerazione) ma anche la sua grossa pecca (mostrare, ma poco; mostrare quel che alla fine a noi interessa meno).
Un giudizio? Bello. Un bello che dopo la visione della seconda parte potrebbe anche diventare Bellissimo ma che per il momento dà l’idea di essere un’opera incompleta e di attestarsi anche ad un gradino inferiore: Bello, ma non un capolavoro.


