Archivio per il mese aprile, 2009


Love guru: donna aiutati che il ciel ti ha già aiutata

Postato da Quad il 30 aprile 2009

Cara brava ragazza che sei interessata al bravo ragazzo.
Mi rivolgo a te, oh cara brava ragazza. Dopo una lunga discussione con sapienti e onniscenti guru dell’amore, io e l’amica neru siamo giunti alla conclusione che tu, cara brava ragazza, hai bisogno di un decalogo che ti faciliti la vita. Anche il caro bravo ragazzo che vuoi conquistare ha bisogno di un decalogo, ma di quello se ne occuperà neru a casa sua.
Ora, cara brava ragazza, apri bene le orecchie e spalanca bene gli occhi, che il love guru non si ripeterà (a gratis).
Per consigli, pronostici, bioritmi, ascendenti, chiamami dalle 8 alle 20, escluse le ore pasto, o fatti trovare in ufficio quando ti pare. Se capiti nelle ore pasto, sappi che ti toccherà offrirmi il pranzo.
Cara brava ragazza, ora passiamo al decalogo. Il decalogo si basa su una premessa. I cattivi ragazzi non valgono la pena di essere considerati, quindi il love guru non li considererà.

primo. non farlo sentire l’ultima scelta. E ti sembrerà stupido ma è invero assai importante. Innanzitutto perché se tu, brava ragazza, lo fai sentire ultimo in classifica, lui potrebbe cambiare aria. O, in alternativa, potrebbe decidere di uccidere tutti quelli che stanno prima di lui in classifica. E non è né cosa buona, né tanto meno cosa giusta.

secondo. se hai voglia di vederlo, diglielo! Lo so che a volte, per l’imbarazzo, viene da dire “passavo di qui per caso…” NO! Se passavi di lì perché lì c’è lui, diglielo senza problemi. “sapevo che ti avrei trovato”.

terzo. perdonalo. il bravo ragazzo non ci prova tutti i giorni con le ragazze, quindi è abbastanza normale che possa risultare impacciato. A te piacciono i bravi ragazzi, no? Ecco, allora scendi al compromesso dell’inefficienza nella fase del baccagliamento del bravo ragazzo e accontentati.

quarto. il bravo ragazzo è da perdonare anche quando fa una cosa decisamente ANTI-SEXY, ANTI-ABBORDAGGIO, ANTI-ATTIRA-RAGAZZE. Le motivazioni sono tante, milioni di milioni, ma soprattutto sono dovute a 1) stupidità 2) errori di valutazione 3) uscite che vorrebbero essere sexy, pro-abbordaggio e pro-attira-ragazze ma non ci riescono.

quinto. l’uomo può sapere (così come può non sapere) che alla ragazza piacciono le persone decise. È così. Le donne vogliono uomini che quando esci sappiano già dove portarti. il problema è però che l’uomo vuole fare anche il galante. “Allora… dove ti porto?” compatiscilo, accettalo. Non è che il ragazzo non abbia spina dorsale e stimolo decisionale. È solo che vorrebbe accontentarti senza imporsi.

sesto. come già detto, all’uomo piacciono i segnali chiari. Non fare la preziosa. Non troppo, almeno.

settimo. però, almeno un po’, fai la preziosa. Altrimenti non c’è gusto.

ottavo. evita, please, di parlare delle tue relazioni sentimentali passate o in corso.

nono. non dire mai i tuoi difetti al tuo pretendente. lui, te lo assicuro, non li vede. ma se glieli dici diventeranno dei fanali nella notte. Il brufolo sotto l’orecchio, il dentino da vampiro, il naso storto, etc. tieniteli per te. (ps. uno dei tre difetti è mio).

decimo. quando l’uomo spegne la macchina è perché ce n’è. 9 volte su 10.

Up & Down: Speciale PD

Postato da Quad il 28 aprile 2009

Up

  • Debora Serracchiani: Dopo il discorso che l’ha resa celebre, il PD la candida alle europee.
  • Rosy Bindi: Up perché crede in quello che fa e vuole rimanere. “Chi crede in un progetto politico, se vuole lo aggiusta ma non scappa”.
  • Paola Binetti: Up perché vuole scappare.

Stabile (un po’ Up e un po’ Down)

  • Francesco Nuzzo: Il sindaco di Castel Volturno si sente l’unico non mafioso in una giunta di mafiosi e attacca i compagni di partito (Up). Lascia (Down) e decide di tentare la sorte scrivendo un libro di memorie (Doppio Down).

Down

  • Dario Franceschini: Ha già preparato il suo testamento biologico per le europee.
  • Sergio Cofferati: Dopo la pessima uscita delle europee, ora viene ripreso pure dai suoi ex amici dei sindacati.
  • David Sassoli: Niente di meglio da fare?

Buon 25 aprile

Postato da Quad il 25 aprile 2009

Facebook… ehm… account sospeso

Postato da Quad il 24 aprile 2009

Sono stato sbattuto fuori da Facebook: il mio account è stato sospeso :)
Ieri volevo caricare alcuni video da YouTube, e sicuramente voi occhi attenti avrete notato che negli ultimi tempi, quando si cerca di inserire dei video, non sempre appare la finestrellina di YouTube ma solo un link.
Ecco, non è un problema di diritti, perché alcune volte il link lo prende e altre invece non lo prende. Io ho insistito finché il link me l’ha preso.
Peccato che poi dopo sia comparso l’avviso “Ehi! Attento! Hai esagerato col tasto condividi. Se lo usi ancora ti disattiviamo l’account!”. Con parole leggermente diverse ma il significato c’è.
Questa mattina, conscio del rischio “condividi”, limito la mia attività facebookiana a una sola mail al mio amico Sundance Kid, ma Facebook mi dà errore.
“Errore, bla bla bla, messaggio non inviato”. Allora riprovo.
“Errore, bla bla bla, messaggio non inviato”.
Riprovo.
“Errore, bla bla bla, messaggio non inviato”.
Riprovo.
“Errore, bla bla bla, messaggio non inviato”.
Riprovo.
“Caro Quadrilatero, il tuo account è stato disattivato”. Ah! Pensavano facessi spam.
Vabbè, era così per dire. Rassicuriamo chi mi ha fra gli amici: presto tornerò.

Nucleare

Postato da Quad il 21 aprile 2009


Questo post è un esperimento.
È totalmente vuoto di contenuti… perché, se il Signore dei commenti lo vorrà, i contenuti li inseriranno i lettori. Pro o contro? Oltre al sondaggio, invito chi lo vorrà a lasciare un commento (sintetico, se possibile) motivando perché si è favorevoli o contrari. Le motivazioni saranno poi inserite in una tabella all’interno del post.
Io voglio un referendum sul ritorno al nucleare. Vediamo cosa viene fuori.

Che – l’argentino

Postato da Quad il 20 aprile 2009

Il giudizio è affrettato (ché basterebbe meno di un mese per vedere anche la conclusione) ma è affrettato anche perché in realtà di questa prima parte c’è poco da dire.
Come valutarlo? Agiografico? No. Biografico? Nemmeno. Difficile catalogarlo. Che cos’è se non una semplice e sintetica ricostruzione di eventi?
Perché alla fine, se ci rifletti, del Che ti hanno detto poco e te ne hanno fatto capire ancora meno. Scene di guerriglia, qualche discorso (ma pochi), e qualche evento. Evento, il fluire della storia come in un sussidiario elementare. Uno strato fin troppo lineare di episodi, isolati dai contesti politici, isolati dal contesto umano, isolati da qualsiasi vero taglio di ripresa.
Eppure dallo schermo l’uomo, che è quello a cui si vuole arrivare, esce lo stesso: ineccepibile, idealista, autentico. Esce tutto e allo stesso tempo non esce nulla. E forse è questa la grandiosità del film (mostrare senza scadere nella venerazione) ma anche la sua grossa pecca (mostrare, ma poco; mostrare quel che alla fine a noi interessa meno).
Un giudizio? Bello. Un bello che dopo la visione della seconda parte potrebbe anche diventare Bellissimo ma che per il momento dà l’idea di essere un’opera incompleta e di attestarsi anche ad un gradino inferiore: Bello, ma non un capolavoro.

Uomini fumetto alla riscossa

Postato da Quad il 19 aprile 2009

Qualcuno forse si ricorderà del post fatto da Matteo sugli uomini fumetto.
Oggi io e il Matte siamo andati a Torino Comics e ci siamo imbattuti in altri esponenti della specie homo fumettibus, anzi, sempre gli stessi perché gira che ti rigira gli uomini fumetto sono sempre quei 4-5.
Quatti quatti, vedendo la fila bella lunga per autografi e disegni, si intrufolavano negli spazi e cercavano di passarci davanti. E se glielo facevi notare si incazzavano pure!
Cari uomini fumetto, siccome non è la prima volta che ci vediamo passare davanti da voi vecchie glorie della caccia all’autografo, non avete motivo per incazzarvi. Noi invece, il motivo ce l’abbiamo, perché quel piedino mezzo indifferente, quella spalla tendente in avanti come per un invisibile photofinish, quell’aria trasognata ma con l’occhio vigile sulla fila, c’erano tutti. Per un uomo fumetto come voi, io devo ancora avere il mio Dylan Dog disegnato da Alessandro Poli mentre uno della vostra specie se ne è andato a casa con un groucho e un Demian con la spada.
E non indignatevi se ci incazziamo. Imparate, piuttosto, l’educazione.

Ti leggo nel sorriso

Postato da Quad il 17 aprile 2009

Cosa credete, che non si noti?
Riesco a leggervelo negli occhi, tristi, spenti, ma soprattutto nel sorriso. Non siete felici. O non lo siete abbastanza. Volete apparire in pace con l’anima, volete apparire con il cuore irradiato di gioia, con il sorriso sul volto e la passione nel sangue, perché tutti vi vedono e lo verranno a sapere.
Ma non riuscite a ingannarmi. Io lo so.
Non siete felici. E io l’ho sempre saputo.

Di questo bisognerebbe parlare

Postato da Quad il 15 aprile 2009

(io che volevo il tumblr, il tumblr continuo a non averlo, e quindi mi tocca tumblare qui i tumblr degli altri. Chiaro, no?)

questa è una delle poche case di Onna sopravvissute al terremoto. si trova esattamente sopra la faglia che si è aperta portandosi dietro i 300 morti. eppure è rimasta in piedi. era stata costruita seguendo rigidamente le norme antisismiche.

di questo, bisognerebbe parlare.

dal tumblr di Tutto Fa Media, Tutto Fa Tumblr

33 magliette stupide che comprerei

Postato da Quad il 13 aprile 2009

Leggi tutto →

Birra

Postato da Quad il 11 aprile 2009

Tra un mese, quel bicchiere sarà pieno.
Birra scura, quasi nera, ma ora si pone il problema del nome: come chiamarla?
Birra Neronerino?
Birrabbasty? (in onore di Basty, bello scuro)
Brodaglia scura imbevibile?

Si accettano suggerimenti.

I diari di Mussolini

Postato da Quad il 8 aprile 2009

Marcello Dell’Utri va ancora in giro per l’Italia a raccontare quella storia dei diari di Mussolini, benché tutti gli continuino a ricordare che sono solo carta straccia.

Shame on you, giornalista anonimo di Irpinia News.
Edit. PS. Notate la chiusura dell’articolo. E poi dicono che sono fazioso…

La foto è tratta da Irpinia News.

Io sono leggenda

Postato da Quad il 8 aprile 2009


Era nato sotto una cattiva stella, questo l’aveva già capito.
Febbraio. Un caldo boia.
Un piccolo raggio di sole puntava dritto su di lui e sui 96 fratelli, ma lui, per qualche misteriosa ragione, la schiusa la fece con mezzora di ritardo rispetto agli altri. Quando i suoi rotondi occhi videro il mondo, il suo corpo larvale avrebbe voluto gridare “Sono qui!” ma, a differenza di quel che pensava quando dormiva nell’uovo, la sua nascita passò totalmente inosservata. I suoi 96 fratelli non c’erano più. Spariti. Volatilizzati.
Quel piccolo agglomerato d’acqua, ricco di sostanze nutrienti, era improvvisamente deserto. Lui era l’ultimo rimasto: un esemplare ancora allo stato larvale di zanzara Aedes aegypti, cugino primo della più nota zanzara tigre.
Era l’unico sopravvissuto della sua nidiata.
Il salutare raggio di sole che illuminava la sua pozza d’acqua sporca lo fece crescere con rapidità. Il piccolo, dopo sole 40 ore, abbandonava l’età dell’infanzia e abbracciava la vita adulta, trasformandosi da larva a pupa e infine in vera e propria zanzara.
“Ah! Le alette!” E si bullava con i granelli di polvere e i ciuffi di muschio, ché di altri insetti come lui da prendere in giro non ve n’era traccia. “Io ho le ALETTE – diceva – Non è da tutti avere le alette. Eggià”.
E svolazzava e atterrava, e planava e stava appeso come una ventosa. Poi l’età adulta si fece sempre più pressante e dopo altri due giorni passati a oziare e succhiare dai muri, all’improvviso il suo corpo sentì il bisogno di altro.
No, non di sangue. Solo le zanzare femmine si nutrono di sangue, e lo fanno per poter dare energia e nutrimento alle loro uova. No, il piccolo zanzarino maschio sentiva una voglia matta di femmine. Le sue antenne si drizzarono e il suo organo di Johnston iniziò a sondare l’etere in cerca di altri esemplari della sua specie.
BIP, BIP, BIP. Sul radar non compariva nulla e la zanzara fu costretta a muoversi sempre più lontano.
“Ma dove diavolo sono tutte? E dove sono gli altri maschi?”
Una cinquantina di generazioni fa, i suoi avi erano migrati dall’Africa mediterranea e avevano attraversato il mare, ma lui continuava a sentirsi africano. “Qui non mi vogliono, l’ho capito da quando sono nato”: seguiva le correnti calde e il mondo che lo circondava divenne progressivamente più freddo. L’estemporaneo calore che lo aveva fatto nascere ora si stava dissipando sotto al gelo ancora pungente del mese di febbraio. Siamo in Inverno, ragazzo. In Inverno le zanzare non nascono. Dormono.
Seguì le correnti e ignaro entrò in una casa degli uomini, quei grandi esseri da cui le femmine estraggono il sangue. Rischiò la vita più volte perché gli uomini lo temevano, ma lui in verità cercava solo l’amore. Solo l’amore. Che non trovava.
Dovette evitare manate e ciabatte, inscenando piroette aeree e tuffandosi nei condotti bui e disabitati.
Ma la vita scorreva in fretta davanti agli occhi stroboscopici della povera zanzara maschio, finché il suo corpo, grosso, maturo e carnoso, iniziò a diventare striminzito, allungato e secco.
La sua lunghissima vita, 12 giorni (un record per la sua specie), la passò a cercare una compagna, e alla fine persino gli uomini non tentarono più di infastidirlo. Volava e annusava, annusava e volava, ma le femmine non c’erano. Era nato troppo presto e la sorte, pure lei, non gli era stata al fianco.
Poi, all’alba del tredicesimo giorno di vita, un essere nero comparve all’orizzonte. Una zanzara. E di fianco ad essa un’altra, e un’altra, e un’altra.
“Ma allora esiste!” urlavano le piccole zanzare ronzanti. “Il grande vecchio esiste!”
L’ormai vecchio e stanco maschio di zanzara non badò a quei piccoli pargoli: erano giovani e tutti maschi. Di femmine, neanche l’ombra. Si allontanò da loro mentre agli organi uditivi percepiva un cucciolo dire: “Si dice che abbia vissuto 13 giorni… ma non è possibile”.
Non aveva la forza di tornare indietro per dimostare al cucciolo che era tutto vero, e tantomeno la forza di chiedergli come facessero gli altri della sua specie a sapere tutte quelle cose su di lui. Ogni residuo di forza vitale era dedicato allo scopo della sua esistenza: trovare una compagna e coronare finalmente il ciclo della vita. Proseguì ancora per ore, poi un BIP.
BIP.
BIP-BIP.
BIP-BIP-BIP-BIP.
L’organo di Johnston sembrava impazzito! Davanti a sé aveva un esemplare femmina di zanzara egiziana.
Sfarfallò più forte e creò, con le sue zampe, elaborate coreografie di seduzione. Distese le antenne e mostrò tutta la sua virilità alla femmina che era sempre più vicina. La zanzara femmina lo notò.
La zanzara maschio, avesse avuto i condotti lacrimali, probabilmente avrebbe pianto. Di gioia.
La felicità pervase il suo corpo. Lo scopo della vita era ormai lì, a un battito d’ali.
La zanzara maschio socchiuse gli occhi, ebbro di desiderio e follia, poi li riaprì e vide che la zanzara femmina era ormai a un solo metro di distanza, poi li richiuse, pazzo di gioia.
Poi morì. Le sue ali s’appoggiarono al suolo e le sue sei zampe svettarono al cielo, rattrappite e immobili come guglie gotiche. La zanzare femmina passò oltre. La leggenda della zanzara maschio di tredici giorni non l’aveva mai sentita.

Search