Quant’è bella giovinezza

27 marzo 2009

“Che si fugge tuttavia! Che sfiga!” Così diceva il noto Lorenzo de’ Jovanotti.
Ma qui non si parla della giovinezza mia, o tua, o sua. Ma della giovinezza del superuomo, del supereroe.
Già ne parlai altrove, ma il commento di Natror m’ha fatto venire voglia di ampliare l’argomento.
L’età degli eroi è una costante negli albi a fumetti, anche in quelli che hanno sessant’anni sul groppone, come Tex, ma anche e soprattutto in quelli che sono – come detto nel post precedente – calati nel mondo contemporaneo come i supereroi Marvel. Iron Man è nato nel 1963, quando mia madre aveva 3 anni. Spider-Man e Hulk un anno prima. Giusto due esempi. Praticamente ognuno di loro non è invecchiato che di pochi anni.
Partiamo con calma, sangue freddo e alcune domande: Perché? Perché la necessità di mantenerli con la stessa età?
Natror diceva bene. Sessant’anni di storie dovrebbero soddisfare chiunque. Dovrebbero consentire a un personaggio di nascere, svilupparsi e morire in pace. Eppure questo non succede.
Per Tex il discorso è solo circostanziale: Tex (come Dylan Dog e molti altri) non invecchia ma vive sempre nello stesso periodo temporale. Il problema sorge invece quando un Tony Stark, che ha inventato l’armatura durante la guerra in Vietnam all’età di circa trent’anni, continua a essere piacione e giovanotto alla soglia dei sessanta.
Perché mantenerlo giovane?
Pensiamo invece a Peter Parker. È invecchiato, non va più a scuola ma lavora. Si è sposato. Ma poi, siccome l’evoluzione era troppo marcata, un One more day qualunque ha deciso di ringiovanirlo e di farlo tornare single.
Tutto questo discorso mi fa pensare al Kurjak di Dampyr e alla sua età quasi pensionistica. Che succederà quando Kurjak compirà sessant’anni? Andrà in pensione?
Risposta: secondo me, sì. Kurjak andrà in pensione. Poniamo il caso che nel 2000, anno di nascita della serie, Kurjak avesse 45 anni. Ora ne avrebbe 53 e arriverebbe ai 60 nel 2015. Quindici anni di storie, pari a 16920 tavole, speciali esclusi. Possono bastare? Certo! E, come è ovvio che sia, è auspicabile che ci sia una evoluzione drastica del personaggio, che magari porti ad un radicale cambio di status quo, così radicale che non si può più tornare indietro. L’età che avanza è sicuramente un aspetto con cui confrontarsi, ma prevede una via di non ritorno, se non con mezzucci paranormali o poco seri (come in One More Day).
Passiamo ora a Tony Stark. Consideriamo solo la serie mensile: un’uscita al mese con 24 tavole.
Un personaggio trentenne e piacente quanto può durare? Fino ai 50 anni? Vent’anni di storie: 5760 tavole in vent’anni. No, non possono bastare.
Vent’anni di un mensile di Iron Man equivalgono, in pagine, a 61,2 albi in formato Bonelli. Sufficienti per dire tutto il possibile su un Iron Man trentenne? Secondo me, no.
In un anno, una serie senza spin-off racimola 288 tavole, praticamente equivalenti a tre mesi di una pubblicazione Bonelli. Anche tenendo conto della maggior quantità di informazioni in una tavola americana rispetto a una Bonelli, rimane il fatto che le pagine, all’anno, rimangono troppo poche.
Ecco quindi risolto il mistero. L’evoluzione del personaggio, o meglio, l’evoluzione del personaggio capace di tenere testa all’avanzare reale del tempo è coerente soltanto con una foliazione Bonelli.
Ok, dopo questa sbrodolata di nerdate fumettare, il ragionamento fila? Ho dimenticato qualche x?

23 comments

  1. Shelidon - 27 marzo 2009 23:40

    Hai dimenticato la ret-con.

  2. Quadrilatero - 27 marzo 2009 23:51

    Evabbé, ma così non finivo più di scrivere! :D

  3. Hytok - 28 marzo 2009 08:06

    CI sono delle eccezioni. In Bonelli, Martin Mystère invecchia, seppur lentamente. E poi c’è Ken Parker, che invecchia di pari passo col *vero* passare del tempo.

  4. Quadrilatero - 28 marzo 2009 14:31

    E perché questo? Perché sono Bonelli! :)

  5. Hytok - 28 marzo 2009 18:27

    Beh, Ken non del tutto :-))

  6. Quadrilatero - 29 marzo 2009 13:14

    Vero! :)

  7. Natror - 30 marzo 2009 11:13

    Capisco il tuo ragionamento ma gli americani, a mio modo di vedere, hanno una visione del fumetto molto più stile “mechendising” che “arte”. Contraddizioni, eventi spettacolari ma scontati…vengono continuamente riproposti perchè, sostanzialmente, fanno vendere. Io personalmente leggo Spawn che, seppure abbastanza leggera, una linea temporale ce l’ha e i suoi personaggi si evolvono ma dirò di più: è già stata programmata la fine.
    Quello che secondo me manca alla maggior parte degli americani è che il personaggio non cresce non solo dal punto di vista anagrafico, ma neanche da quello emotivo o caratteriale. Secondo me un buon fumetto ha dei personaggi ben sviluppati che si evolvono insieme alla trama e una storia che finisce. Perchè il fatto stesso della presenza della fine (ben pensata ovviamente) permette agli sceneggiatori di rendere il lavoro più vero, più autentico; crea più valore insomma.
    Da questo punto di vista dovrebbero prendere spunto dai manga che con tutti i loro difetti (che nell’ultimo periodo stanno tra l’altro diminuendo) creano storie che si concludono e che ti fanno affezionare ai personaggi.

  8. Natror - 30 marzo 2009 11:14

    ah ovviamente era “merchandising”….

  9. Natror - 30 marzo 2009 11:16

    e aggiungerei che la storia può finire anche quando il personaggio ha vent’anni e che il fatto di non dire tutto (come dicevi tu nel post) a volte può essere parte del gioco e creare valore anch’esso.

  10. Hytok - 30 marzo 2009 16:25

    Natror, non c’entra la nazionalità del fumetto, visto che nel fumetto americano esistono infinite produzioni di graphic novel o miniserie autoconclusive. Le stesse Marvel e DC ne producono, la prima nella linea Max, la seconda nella linea Vertigo, e poi esistono tantissime altre case editrici, dalla Dark Horse alla Fantagraphics, dalla Img alla Top Cow, che ne sfornano tantissimi. Quindi il discorso che faceva Fabio è limitato al cosiddetto “fumetto manistream”, quello più famoso, che si trova nelle edicole, e non solo nelle fumetterie. Ad esempio, prova a cercare qualche fumetto di Eisner (Contratto con Dio) o di Millar (Wanted). E’ tutto un altro mondo, rispetto ai classici supereroi alla Batman o Thor.

    Tra l’altro, stamattina andando al lavoro leggevo un team-up fra Wolverine e Deadpool, e mi sono ritrovato a ripensare a questo post. Quasi tutti i supereroi Marvel sono stati modificati, resettati, storpiati dai recenti eventi, da “Vendicatori divisi” a “House of M”, da “DeciMation” a “One more day”, e la cosa mi provoca bruciori di stomaco, tanto che mi è venuto da pensare: se sti benedetti personaggi si sono evoluti, e la cosa mi piaceva, ma poi arriva un resettone che li riporta allo stato brado, com’è avvenuto per Spider-Man, allora molto meglio i (pochi) personaggi che, bene o male, restano sempre nello stesso status quo, come Wolverine e Deadpool.

  11. Natror - 30 marzo 2009 16:31

    ah beh sì come detto in precedenza non ne so molto quindi mi baso su quelli più famosi. però non sono d’accordo sul fatto che sono meglio gli status quo: io continuo a preferire quelli che evolvono e finiscono.
    cioè, secondo me watchmen vale ben più di tutti gli anni di tutti gli altri supereroi famosi!
    un’ultima cosa: che io sappia ci sono numerose graphic novels o collane a parte con storie autoconclusive e non, che usano gli stessi personaggi: a me questo fà sinceramente vomitare. se per esempio wolverine perdesse un occhio o acquistasse la capacità di sollevare gli elefanti in una graphic novel e in un’altra no a me farebbe veramente cagare. il personaggio è uno e solo un filone dovrebbe seguirlo.

  12. Hytok - 30 marzo 2009 16:39

    Anche io preferisco quelli che evolvono, ma se evolvono male, con contraddizioni, meglio che non evolvano.

    Sull’esempio che fai, capisco cosa intendi e concordo.

  13. Quadrilatero - 30 marzo 2009 23:43

    Capisco il vostro discorso, ma come diceva Hytok io mi concentravo soprattutto sui grandi fumetti mainstream che sono destinati a durare “per sempre” o quasi. E in particolar modo sui fumetti che pretendono di 1) durare per sempre 2) vivere nel mondo reale presente 3) avere una continuity.
    Ci sono personaggi, e mi viene in mente Dylan Dog, ma pure James Bond, che vivono sempre nel presente, ma hanno una continuity blanda. Non possono fare altrimenti.
    Ci sono personaggi, e penso ai DC (che non leggo) che vivono in un mondo tutto loro (o no? Non ne ho idea), anche loro sono esentati dal ragionamento. Non pretendono di mantenere contemporaneamente i punti 2 e 3. E nemmeno Tex lo fa.
    Poi ci sono questi che prentendono di far andare a braccetto 2 e 3, con 25 pagine al mese. E se noti, Hyt, noi italiani siamo sempre un po’ delusi dalle saghe americane, perché tutto quello che in Usa dura quattro-sei mesi qui dura pur sempre 100 pagine, quello che leggeremmo in un Bonelli fatto e finito. Back in Black è iniziato ad aprile 2007 ed è finito a ottobre. Sette mesi! Eppure sono solo poche pagine.
    No, i fumetti Marvel in continuity non funzionano bene.

  14. Hytok - 31 marzo 2009 06:49

    Riguardo i fumetti DC, forse alle origini erano diversi da quel punto di vista, poichè furono inventate delle città inesistenti (Smallville, Metropolis, Star City, ecc.), ma oggi il discorso non si pone più, anche lì, un po’ meno che alla Marvel, vanno di pari passo con la realtà. Certo, in Marvel il presidente era Bush e in DC era Lex Luthor, e cosucce del genre, ma molti eventi della vita reale coincidono. Per farti un esempio, dopo l’11/9 Batman va in Afghanistan a combattere Al Qaeda.

  15. Natror - 31 marzo 2009 13:54

    Infatti Quadri lo sai che odio i fumetti italiani e non solo per il disegno che sinceramente mi fa cacare (ma quelli son gusti non c’entra nulla). Cmq l’eerore non sta nei punti 2 e 3 ma nll’1! un fumetto non può durare per sempre proprio per non diventare come dylan dog che (per quanto ci siano storie bellissime e lo dico da profano) mi lascia sempre con l’amaro in bocca. Io fossi uno che produce collane fumettistiche farei durare per sempre roba tipo topolino la cui unica caratteristica è essere sempre nel giusto, e non personaggi costruiti a tutto tondo.
    Per la durata si riptopone il problema: se non facessero collane con mille fumetti dentro (perchè molti durano un’infinità e non necessitano di sviluppare la storia con molte pagine) allora tutti ne godrebbero.

  16. Natror - 31 marzo 2009 13:55

    e scusate per gli errori, mi sono laureato al cepu

  17. Hytok - 31 marzo 2009 17:11

    Natror, non generalizziamo, esistono disegnatori italiani che sono spettacolosi, ad esempio Ivo Milazzo. O Simone Bianchi.

  18. Axl - 31 marzo 2009 19:01

    “però non sono d’accordo sul fatto che sono meglio gli status quo: io continuo a preferire quelli che evolvono e finiscono.
    cioè, secondo me watchmen vale ben più di tutti gli anni di tutti gli altri supereroi famosi!”

    Secondo me indicare Watchmen come fumetto in cui gli eroi si evolvono è sbagliato. La storia ha inizio e fine, ma lo status quo rimane eccome.
    Lo stesso finale esiste proprio perché Ozymandias, rispettando il suo ruolo di più intelligente del mondo (e quindi freddo e distaccato), dà vita al suo piano. Roscharch fino alla fine rispetta le sue idee, tanto da farsi uccidere. Il Dr Manhattan cambierà idea sul suo intervenire o no, ma sempre decodificandolo secondo la sua logica. E così via.

    Per quanto riguarda la domanda:

    Perché? Perché la necessità di mantenerli con la stessa età?

    Dico solo che quando un personaggio ha successo, è perché il pubblico si appassiona a leggere le sue storie, e di solito vorrà sempre di più quelle storie. Pur sapendo che vincerà sempre, andrà in ansia alla minima difficoltà. Questo è il bello della lettura.

    Per il discorso di inserirli in una realtà attuale, credo sia difficile e se (come già si è detto) si cade in contraddizioni (o peggio “politicismi”), meglio non osare.

  19. Quadrilatero - 1 aprile 2009 00:24

    @ Hytok: Da quel poco che mi dici, il DC Universe mi sembra comunque “leggermente” più coerente.
    @ Axl: Concordo su tutto. Meglio non osare.
    @ Natror: Ok, il tuo discorso è sensato. Ma il problema Marvel, Dc, e chissà cos’altro, è che non c’è solo una testata. C’è un’intera orchestra, un intero universo narrativo da rendere coerente.

  20. Hytok - 1 aprile 2009 04:34

    @Axl: Nite Owl però evolve eccome.

    @Quadrilatero: no, mi sarò spiegato male, lo è ancor meno. Viene lasciata totale libertà agli autori di creare storie contraddittorie, e poi ogni tot. anni viene lanciato un maxievento del tipo “crisis” in cui tutte le contraddittorie realtà parallele collidono e implodono, e viene formata una nuova Terra con delle storie riscritte. Prova a leggere questo.

  21. Natror - 1 aprile 2009 09:23

    @ Axl: mi sono spiegato male, per italiani intendevo Bonelli o cmq quello stile lì. E poi mi sembra veramente riduttivo dire che in Watchmen non evolvono i personaggi:
    -Night Owl cambia completamente almeno due volte
    -Dr. Manhattan diventa più “umano” tanto da staccarsi in parte dalla proverbiale apatia che lo contraddistingue e,quindi, la sua stessa logica evolve
    - Ozymandias è tutto tranne che freddo e distaccato tant’è che alla fine fa’ quello che si doveva fare, pur costringendosi a vedere ogni morte da lui provocata e avendo ancora dei dubbi alla fine sul suo operato
    - Rorschach ha sempre il suo modo di pensare ma anche lì viene spiegato che prima non era così.alla fine è molto più umano che all’inizio

    Cioè se non si sono evoluti loro…

    @Quadri: mi sorge una domanda. ma lo stesso supereroe può essere gestito da più case editoriali? ad esempio Spidy può essere sia Marvel che DC? perchè se così non è non ci vuole molto a prendere un responsabile editoriale che per 6 mesi non faccia altro che vedersi con autori e sceneggiatori per gestire le storie e concentrarle in un unico filone liberando il posto per altri personaggi!

  22. Axl - 1 aprile 2009 13:50

    Non concordo con questi numerosi cambiamenti, soprattutto non mi sembrano tanto radicali. Pur ripetendomi:

    Jon spiega sempre in termini logici il suo dover intervenire.
    Rorschach magari prima non era così, ma è un’informazione del passato che non concilia col presente in cui noi “viviamo” la storia. Potrebbe evolversi sul finale, ma sappiamo che fine fa.
    Nite Owl “aveva smesso” per non andare contro la legge (cosa che aveva sempre cercato di rispettare) e in maniera alquanto passiva (che è propria del suo personaggio), questo comportamento è mostrato anche in passato, quando il Comico scende da Archi e spara alla folla.

    Ozymandias per me è freddo eccome, non solo assiologicamente (la base è al polo), ma anche nell’agire. Seppur con pochi dubbi, mette in atto il piano lasciando gli altri all’oscuro, sapendo che in quel modo sacrificherà delle vittime. Va al di là del classico “villain”, che di solito rimane in bilico tra fare o non fare l’azione (tanto che pur di non farla, di solito, perde tempo a spiegarla ai buoni di turno); infatti mentre spiega cosa ha fatto dice anche che, non essendo un cattivo da film, ha già messo in atto tutto. E’ più risoluto di un villain, pur non essendolo.

    Di certo questi nostri discorsi mostrano che Watchmen è un’opera che ha ancora tanto da dire, nonostante i suoi venti e passa anni.

  23. Natror - 1 aprile 2009 14:52

    Senza dubbio.
    Cmq io ho notato delle differenze in ognuna delle cose da te citate, evidentemente non sono posizioni conciliabili.

Have your say