Persepolis
E uno va a vedersi questo film e magari c’ha delle riserve (bianco e nero, iran, cartone animato…) e probabilmente non s’aspetta di vedere un capolavoro se non sa bene cos’ha di fronte.
Però poi finisce che chi un po’ di fiducia ce l’ha, lo va a vedere e non se ne pente, mentre chi invece non ci crede più di tanto cambia sala e si spara 118 minuti di Muccino (il Muccino sbagliato ovviamente).
Il piccolo gioiello d’animazione tratto dal fumetto (o graphic novel se preferite) di Marjane Satrapi a me -spettatore medio- tanto per cambiare trasmette due morali fondamentali.
a) per chi ancora vede il fumetto come mezzuccio d’intrattenimento minore, quest’opera d’arte naive e moderna dimostra il contrario, mischiando biografia, storia, morale e sottile umorismo.
b) Ah Valerio Caprara, tu non sai quanto sei in errore quando dici quel che dici. Ogni singolo passo di progresso va difeso con il sangue e con i denti, perché la società non è mai abbastanza acculturata da essere immune a ritorni di oscurantismo. Mai. L’inizio dell’era dei lumi doveva essere la fine di tutti i mali, ma così non è stato. L’inizio del XX secolo pure, ma due guerre mondiali e totalitarismi hanno dimostrato il contrario. In questo mondo occidentale dove tutto sembra conquistato per sempre, diamo troppe cose per scontate, dimenticandoci che c’è sempre bisogno di battersi, anche per le cazzate. L’Iran del film ne è l’esempio, ma la mente corre al presente, ai telegiornali e ai paesi europei a forma di stivale. A nazionalismi e a fanatismi, verso una libertà fittizia che porta solo ottusità e oppressione.
Persepolis, un film davvero per tutti.


