Archivio per il giorno ottobre 1st, 2007


Racconto a scelta multipla #7

Postato da Quad il 1 ottobre 2007

Dopo circa due mesi di assenza, viste le tante richieste, torna sui nostri schermi la bizzarra avventura di Matteo Saltafossi con il settimo e (forse) penultimo capitolo.
Chiedo scusa per gli untor… ehm… divulgatori di meme, ma – capitemi – Matteo Saltafossi ha la precedenza. Prometto che domani o dopodomani risponderò ai due meme giunti sino a me.

Vi ricordate la storia? Devo fare il riassunto? Ok, vada con il riassunto.
Matteo Saltafossi, giovane podista torinese, sta correndo tranquillo nel parco del Valentino a Torino quando un uomo calvo e una donna elegante lo fermano, dicono di essere mandati dal “Sardo”… e gli sparano.
Matteo è ridotto male e un’ambulanza gli presta il primo soccorso, ma l’autista non lo sta portando al – vicinissimo – ospedale. La sua direzione è un’altra: Macherio, una delle residenze di Silvio Berlusconi. Qui Matteo scopre di essere stato salvato perché anche Berlusconi è un nemico del Sardo e ora vuole allearsi con lui. Matteo però ‘sto Sardo non sa proprio chi sia e durante una colluttazione, uccide involontariamente l’ex-premier, proprio pochi istanti prima che la villa subisca un attentato da un gruppo di terroristi, forse mandati dal Sardo, non si sa. Forse intenzionati a uccidere il premier, o forse intenzionati a uccidere Saltafossi. Maybe. Anche questo non si sa con precisione.
L’unica cosa che gli resta da fare al povero Matteo è fuggire. Fugge e raggiunge Milano, dove però è presto intercettato dal Sardo e da due suoi sgherri. Ora Matteo è faccia a faccia col Sardo. Cosa succederà? Andate avanti con la lettura e lo scoprirete.
Episodio 7

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Il Sardo era lui. René Serendu detto “Il Sardo”, proprio quel Serendu italo/francese famoso in italia e all’estero per essere il proprietario dell’azienda di telecomunicazioni “Commission” (specializzata nelle nuove tecnologie e conosciuta a livello mondiale) e per essere il fondatore del club miliardario snob “Le voyage” (dove veline, politici mafiosi e calciatori si incontravano per scambiarsi i numeri di telefono).
Quindi era lui il Sardo. Un uomo noto, ma un volto non troppo conosciuto, abbastanza anonimo da potersi spostare a Milano e assistere in prima persona ad un’esecuzione senza attirare la curiosità di paparazzi e fotografi. Un uomo potente, un uomo nuovo, un self-made man diventato celebre e famoso negli ultimi anni, vuoi per il suo ingresso in politica, vuoi per i suoi intrallazzi mafiosi neanche troppo celati.
René guardò Matteo negli occhi per l’ennesima volta. Il lupo che scruta l’agnello.
“Sì, amici e nemici hanno il vizio di chiamarmi il Sardo. Soprattutto i nemici.”
Matteo si guardò intorno in cerca di qualche via di fuga ma non trovò nulla che lo potesse mettere al sicuro dai proiettili. Era solo di fronte alla morte, per la terza volta in pochi giorni. Appena avesse mosso un muscolo, i due accompagnatori del Sardo lo avrebbero ucciso e la paura di una morte violenta lo pietrificò.
Matteo, umile podista dal passato limpido, era stato catapultato in una storia più grande di lui: aveva visto morire Silvio Berlusconi, era scampato a due tentativi di omicidio, ma ancora non sapeva perché tutto ciò stava succedendo.
In quella torrida estate in una via di Milano, Saltafossi raccolse tutto il coraggio che aveva in corpo e parlò al suo boia.
“Perché a me.”
Il Sardo si avvicinò. Il suo volto aveva un’espressione fintamente triste.
“Speravo non me lo chiedesse, Saltafossi. Ma dato che lo vuole sapere sarò sincero con lei.”
Le due guardie del corpo presero in mano le pistole, i suoi minuti erano giunti al termine.
“Io non volevo uccidere lei. Glielo giuro. Non avevo nessun motivo per ucciderla e soprattutto non ne avevo l’intenzione. Mi dispiace Matteo, sinceramente.”
Ora Saltafossi e il Sardo erano vicinissimi. Il Sardo, molto più basso di Matteo, guardava in su inarcando il collo.
“Si ricorda il killer che nel parco del Valentino ha tentato di ucciderla?”
“Come posso dimenticarmelo!” Disse Saltafossi, sentendo nel suo corpo ancora il bruciore della pallottola che lo aveva trapassato qualche giorno prima.
“Ecco, quell’uomo è morto. Aveva sbagliato obiettivo. Il nostro bersaglio era…” La frase di Serendu non arrivò alla conclusione perché un uomo spuntato dal nulla intervenne. Nelle sue mani, due modelli antiquati di Beretta.
“Il vostro bersaglio ero io, vero Serendu?”
I due omoni in giacca e cravatta tentarono di puntargli le pistole addosso ma l’uomo fu più rapido.
“Giù le zampe o il vostro capo avrà una testa in meno.”
I guardaspalle si immobilizzarono, poi l’uomo riprese a parlare.
“Buttate le armi a terra e fate due passi indietro.” Con un gesto del braccio fece un cenno anche al Sardo. “Il consiglio vale anche per te, Serendu.”
Matteo non capiva più nulla. E questo chi era? Polizia? Carabinieri? Un agente ingaggiato da Berlusconi per pedinarlo? Non sapeva darsi una risposta, ma di sicuro sapeva che era il suo salvatore.
“Mi volevano uccidere.” Disse Saltafossi, sperando fosse un membro di qualche forza dell’ordine.
L’uomo sconosciuto fece un cenno d’assenso e rispose: “Lo so, volevano uccidere anche me. Quello che ti è successo è in parte anche colpa mia: il mio nome è Matteo Saltafossi.”

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