Tutto fa media o tutto fa midia?

30 giugno 2007

Mosso involontariamente dal collega TFM, sono finito per caso sul sito dell’Accademia della Crusca per scoprire una cosa raccapricciante.
Ascoltavo e condividevo, tempo fa, una discussione sulla parola Media. Perché molti si ostinano a dire MIDIA (all’inglese, per capirci) quando è ovvio che la parola derivi dal latino? Me lo sono sempre chiesto anch’io e quando mi capita dico Medium e Media con pronuncia all’italiana.
Poi, sfogliando il dettagliato sito dell’accademia, cosa ti scopro? Che dire “MESS MIDIA” è corretto, ed è per certi versi PIÙ corretto della pronuncia “Mass Media”.
Tutto sta nel fatto che il significato di “mezzo di comunicazione di massa”, ovvero l’accezione di media attualmente in uso nella lingua italiana, non deriva dal latino… ma dall’inglese (che lo ha a sua volta derivato dal latino) e di conseguenza la pronuncia più corretta è quella della lingua che da cui l’italiano l’ha importata, vale a dire l’inglese, e non il latino.
Sconvolgente, eh?

Racconto a scelta multipla #3

28 giugno 2007

Per poco, pochissimo (un voto), Matteo Saltafossi è scampato alla morte ed è sopravvissuto per un colpo di fortuna. Qualcuno, “il sardo”, lo vuole morto… ma perché? Ve lo dico subito: non lo scoprirete oggi. Qualcuno, molto influente, lo salva da morte certa… perché? Anche questo non lo scoprirete oggi!
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Dylan (?) Dog 250 – Ascensore per l’inferno

27 giugno 2007

Il Dylan Dog secondo MATTEO
Dylan Dog 250 Visto che questo mese Dylan Dog non è “uscito” ero tentato di non scrivere il mio abituale commento.
Infine ho deciso di dire qualcosa in merito allo splendido “albo di disegni” che la Bonelli ci ha offerto per celebrare l’aumento di prezzi nonchè quello che doveva essere il numero 250 della nostra amata serie.
Devo dire che sul colore mi sono dovuto ricredere; continuo a preferire il classico bianco e nero, però, Brindisi ha realizzato delle tavole veramente belle e “immaginifiche”…
Per quanto riguarda il tanto declamato Sclavi, credo che il fatto di essere il papà di Dylan Dog non ti autorizzi a scrivere qualsiasi boiata ti passi per la testa..
La “storia” di questo mese è inconsistente e banale; i testi non esistono e l’idea di base è tutt’altro che originale.
I piani paralleli sono, infatti, un topos letterario trito e ritrito (es. il film Existenz di Cronenberg è uguale al numero di questo mese) e per attirare il lettore si è dovuto perfino ricorrere ad un erotismo alla Milo Manara (inopportuno su DD).
Quindi non posso proprio promuovere il numero di questo mese e per una volta do ragione ai tanti polemici brontoloni che rispondono ai miei post.

Racconto a scelta multipla #2

22 giugno 2007

Carissimi! Il primo capitolo del racconto a scelta multipla ha avuto un grande successo! Ecco a voi, appena dopo la scadenza del primo sondaggio, la seconda imperdibile puntata. Sarà breve, molto breve. In caso votiate per “Altro”, specificate nei commenti cosa volete che succeda a quel povero disgraziato di Saltafossi.

“Matteo Saltafossi”.
Chi parlava era un uomo alto e calvo, leggermente in sovrappeso e di circa quarant’anni. A fianco a lui, una donna elegante e sensuale guardava verso Saltafossi con interesse.
L’uomo calvo si alzò in piedi, imitato dopo pochi secondi dalla giovane donna, mentre Saltafossi li osservava attentamente, stupendosi della loro eleganza troppo vistosa e fuori luogo per una passeggiata tranquilla nel Parco del Valentino. Ipotizzò il motivo che li aveva spinti a fermarlo, a chiamarlo, ma non arrivò a nessuna conclusione. La cosa più probabile era che fossero amici di famiglia di cui non ricordava il volto… ma anche questa ipotesi non lo convinceva appieno.
No, erano qui per un motivo ben preciso.
La donna – la guardò di sfuggita – era bellissima e con un sorriso magnetico: labbra rosse e accattivanti e una chioma nera e lucida. Un paio di occhiali da sole non totalmente oscurati faceva intravedere un contorno occhi sensuale e giovanile.
L’uomo calvo, occhiali da sole neri, estrasse qualcosa dall’interno della giacca, poi si rivolse a Saltafossi.
“Ti porto i saluti del Sardo.”
Dalla giacca aveva appena estratto una pistola semiautomatica, la puntò verso Matteo e sparò due colpi a bruciapelo verso lo stomaco del malcapitato.

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#01 – Tentativo di racconto a sondaggio

19 giugno 2007

statistiche.gifEra da un po’ che girava in testa questa idea e oggi finalmente ve la propongo.
Che ne pensate di un racconto con sondaggio? Un’idea idiota? Sì, può essere… Ma a me piaceva!
Ora spiego: un racconto in 5-6 puntate in cui, a ogni puntata, è allegato un sondaggio.
Ogni TOT giorni pubblicherò un breve capitolo del racconto per un totale di 5-6 puntate, massimo 10 se proprio le cose dovessero andare per le lunghe.
La “cosa simpatica” sarà che il racconto prenderà la piega che voi vorrete.
A ogni capitolo, verrà quindi aggiunto un piccolo sondaggino con varie possibilità precompilate e anche la possibilità di aggiungerne di vostre. L’esito del sondaggio deciderà cosa capiterà al protagonista della vicenda, Matteo Saltafossi. Cosa? State dicendo che è troppo simile a “Sensualità a corte”? In effetti è vero… ma non ditelo a nessuno.

Nota per i lettori: Matteo Saltafossi non è il Matteo che abitualmente scrive le recensioni di Dylan Dog su queste pagine, ma un personaggio di pura (pura-pura?) invenzione. Sì, ok, l’ho capito che siete troppo intelligenti e allora confesso. Matteo Saltafossi è ispirato al Matteo nostro… ma non è il Matteo nostro.

Eccovi il capitolo uno
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Dragonero

18 giugno 2007

DragoneroAlla fine è arrivato Dragonero, 300 pagine che si discostano leggermente dal programma tipico da Bonelli.
La trama in maniera mooolto sintetica. Un gruppo di persone eterogenee deve compiere una missione: viaggeranno per strani e curiosi luoghi e incontreranno bizzarri e originali personaggi per rigenerare la protezione che separa il mondo “civilizzato” dai mostri del Nord.
Cosa è piaciuto. L’impegno e la dedizione per la creazione dell’opera da parte di Enoch e Vietti, i disegni maniacali di Matteoni, il formato, l’edizione, il fantasy (molto fantasy, pure troppo), lo steam-punk accennato e non invasivo, la citazione (volontaria o involontaria) del bellissimo romanzo The story of Ast’ar Sun.
Cosa non è piaciuto. Il tempo sprecato, la poca caratterizzazione dei personaggi, la storia un po’ troppo lineare da essere davvero troppo fantasy old-style, proprio quel fantasy old style che non sembra apprezzare Sergio Bonelli, qualche tavola d’azione non molto comprensibile.
Sì, meriterebbe un seguito. Meriterebbe una serie mensile, dove poter davvero sfruttare il lavoro di background di Enoch e Vietti e tirar fuori tutte le potenzialità di un mondo creato e costruito bene, per approfondire personaggi solo intravisti e legami solo abbozzati.
Un bell’8 lo darei. Sull’ultima pagina leggiamo “ROMANZI A FUMETTI N.1 periodico annuale giugno 2007″: speravo che la collana fosse almeno semestrale. I nomi degli autori finalmente in vista sulla copertina. Un buon passo in avanti.

Siamo fortunati ma non lo sappiamo

16 giugno 2007

Siamo fortunati ma non lo sappiamo.
Qui in Italia esiste una cosa che gli altri stati non hanno. L’Ordine dei Giornalisti. L’Ordine Segreto Massonico dei Prezzolati Mastri Giornalisti.
Qui in Italia esiste questo sacrissimo ordine monastico e la gente se ne lamenta pure! Ohibò, io non li comprendo!
Non li comprendo perché in sostanza sono loro a non comprendere che l’Ordine è una cosa tanto ma tanto bella se solo avesse senso di esistere.
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Holly e Benji

15 giugno 2007

Giro da comicsblog un divertente video che accompagna la celebre “Ma quanto cazzo è lungo sto campo?” dei GemBoy, che quando non si lasciano andare a parolacce esagerate sanno anche essere simpatici.

La moda delle parole

14 giugno 2007

Ci sono mode anche nelle parole.
Le parole cambiano e si evolvono, sono come azioni in un mercato dove l’offerta e la domanda vengono dettate da quanto una parola si senta in giro e, soprattuto, da chi la stia usando in quel periodo.
Prendiamo ad esempio le parole Bonolisiane. Usare una parola Bonolisiana ormai è scontato e di bassa lega. Le azioni Bonolisiane ormai valgono poco, sono azzardi su cui bisognava scommetterci tempo fa, ma ora non più perché – se non lo avete capito – non frutteranno molto.
Nei discorsi inoltre evitiamo alcuni termini leggermente inflazionati.
Basta con “a prescindere” perché – è matematico – se una parola è usata da Costantino o Daniele automaticamente non può più stare nella lista delle parole auliche e/o erudite. “A prescindere” non si deve usare. Punto. Era di moda nel 1970, ora no.
Basta con “chiedo venia”, torniamo al più tranquillo “chiedo scusa” o ad un ancor più semplice “scusate”. Meglio essere sobri che fastidiosi.
Capitolo a parte per quei bruttissimi termini anglofoni tipo welfare, chart, fashion, know-how, made in, by, master, meeting, job placement e (peggio del peggio) slide. Uniche parole tollerabili sono quelle nell’ambito informatico. Il lessico si contestualizza anche in base alla lingua di monopolio, quindi, ben venga l’inglese per l’informatica o l’italiano per l’Opera.
A questo punto, dopo avervi detto le parole da non utilizzare, vi do io le nuove parole del futuro, la New Economy che vi farà passare per intellettualoni eruditi: immaginifico, diuturno, afferenza, cabalare, lisciardo, saborrare e svellato. E non spaventatevi se di alcune non sapete il significato… metà di esse le ho scoperte in settimana.
Divertitevi, magari tentando di fare una frase contenente tutte e sette le parole… :)