il Matte
12 aprile 2007
Anno 2017.
Il Matte, chiamato il Matteo o Prontovapore (richiamando non a caso la famosa pubblicità del Vaporone Prontovapore), nacque in Piemonte, Italia, nel lontano 1983.
Quella domenica mattina, andando alla corsa con l’Opel Corsa, al Matteo Prontovapore capitò una cosa molto particolare. Un evento storico che destabilizzò l’uomo che riuscì, a suo modo, a cambiare il mondo.
Matteo stava in Corso Moncalieri, schiacciando il pedale dell’acceleratore. Era odiato dal mondo intero, faceva finta di non saperlo ma in fondo ne era fiero.
Il mondo ce l’aveva con lui perché l’epidemia di Malerbesque (la lingua del Prontovapore) si stava diffondendo a macchia d’olio fra giovani e meno giovani.
Tutto era iniziato nel lontano 1997. Vent’anni prima.
In un liceo del torinese, Matteo aveva un divertissement con cui passava le tediose giornate di studio. Inventare parole.
Non sapeva che fare e così si mise a coniare dei neologismi per cose e azioni che non avevano ancora un nome, come ad esempio Quinquennare (suono della campanella, che suona ogni 50 minuti) o incavallare (mettere il cavalletto al motorino). Ma raramente nella propria vita uno incontra cose o fa azioni che non possiedono un nome.
E fu così che Matteo, per continuare a giocare, decise di allargare il tiro e di cambiare nome a quelle cose che un nome ce l’avevano già.
Panozzo per panino, gommisio per gomma, profiologa per professoressa, pizzerista per pizzaiolo, pagelloso per pagellino, ladrato per rubato, etc. etc. etc. etc. etc.
Matteo camminava, puntava il dito e inventava. “Eccolo, un farcimento“. Si girava, guardava una ragnatela ed esclamava: “Oh, guarda, una ragnatesca.”
Il gioco gli piaceva molto e lo divertiva. Ma la cosa prese un brutto andazzo e le sue parole non si fermarono più. Non riuscì più a separare il lessico dello scherzo dal lessico italiano, iniziò a dire nelle interrogazioni parole come Motorciclo, integolarsi, sindonizzarsi o slurpo. Rendendo incomprensibile quel che voleva dire e inimicandosi molti professori.
Il primo passo dell’epidemia avvenne con il contagio dei suoi tre compagni di classe che, per poterlo comprendere, dovettero imparare il suo particolare idioma. L’idioma divenne lingua dopo poco, dato che ormai tutti, genitori compresi, iniziarono a dire cose come Giasaldis, Villastello e pic norn. Ora la situazione è estesa a tutta l’Europa occidentale (escluse Malta, San Marino e l’Islanda), l’America meridionale, l’Africa e parte dell’Asia. In Italia il malerbesque è ormai lingua nazionale.
Anche voi siete stati affetti dal morbo del malerbesque. Non ci credete?
Termini come Panozzo, Gudurioso, Morbidoso, Benza e Figaccione li ha coniati lui.
Ma basta parlare del passato. Torniamo al presente, anzi, al passato prossimo. Ieri mattina, Corso Moncalieri 180, Torino, anno 2017. Matteo era sulla sua Opel Corsa vecchia di 12 anni quando un tizio che distribuiva la “Gazza dello Sport” (nome malerbesque per la Gazzetta) vendette al Matteo il solito giornale per i soliti 2 Cucuzzari.
Matteo, mentre il semaforo era rosso, iniziò a guardarsi il giornale. In prima pagina si parlava della clamorosa sconfitta della Roma contro la Città del Vaticano in Champions League (finita 365 a 666), dello scandalo doping nei tornei di scacchi e della mucca Aldobrando che voleva partecipare alle olimpiadi.
Poi l’occhio si soffermò sul titolo. “La Gazzillia dello Sport”. Come? La gazzillia? Da cinque anni ormai il quotidiano si chiamava Gazza! Chi era stato a cambiare nome?!?
Matteo non lo sapeva ancora, ma era stato trovato un antidoto al Malerbesque. Il mondo stava pian piano imparando a parlare sammarinese.