Sono l’ultimo.
Il 301esimo. Tutti, lui l’ha già visto, lei l’ha già visto, persino mio zio Melchiorre ha già visto 300. E, per inciso, non gli è piaciuto perché dice che la storia è la stessa di Iwo Jima e lì almeno c’erano gli aeroplani.
Ah, tra l’altro, sono/sarò anche l’ultimo a vedere Lettere da Iwo Jima, che probabilmente vedrò poi in seconda serata su Rete Quattro, nel 2009.
Ma torniamo a 300. Il film è tratto dalla graphic novel di Frank Miller, lo stesso di Sin City.
Prima di vederlo, ho fatto una cosa illegale: mi sono scaricato la graphic novel in inglese e l’ho letta poco prima di andare al cinema. Lo so, non si potrebbe fare ma d’altronde non avevo tempo di andare in fumetteria e comunque qualche danaro da me il signor Miller se l’è preso poche ore dopo, quando sono entrato in sala.
Il film. In molte scene i colori sono gli stessi del fumetto, i dialoghi sono quasi gli stessi del fumetto. Tutto, quasi tutto, è uguale al fumetto.
Lo dico subito, mi è piaciuto. Un tripudio di colore, di azione, sangue, morte e violenza come non vedevo da tempo. Anzi, come non ho mai visto. Dialoghi ai minimi termini ma, cribbio, un film così ha davvero bisogno di dialoghi? L’avessero fatto muto mi piaceva uguale. Anzi, forse era meglio, così non sentivo l’AU!!!” Il più ridicolo urlo di battaglia dai tempi di “Cowabunga!” delle tartarughe ninja.
Cose che non mi sono piaciute molto: l’uccisione del messaggero (nel fumetto è molto più diretta e senza troppi discorsi e scusanti), alcune mozzature di teste inverosimili, altre cose sparse ma nulla di importante.
Un film che dà la carica, da guardare magari prima di una partita dell’Italia, ma – mi ripeto – con un grido di battaglia ridicolo che continuo a sognare persino di notte.
Un bel film d’azione, una bella storia che in due ore non annoia mai.
Questo è quanto. Chi ha voglia di addentrarsi nelle polemiche, clicchi qui. Leggi tutto →
(Immagine rielaborata da questo originale)
In realtà l’avevo dimenticato, l’avevo messo nel cestino delle persone inutili e, come capita a volte sul desktop, ora mi accorgo che è ancora lì dentro da anni.
Lo ricordo con fastidio ancora adesso, quel tipo saccente che non so perché era uscito con noi quella sera.
Quell’individuo non l’ho mai più visto, fortunatamente, ma ricordo con disappunto quell’aria da chi la sa lunga, quando invece si vedeva lontano un miglio che non sapeva un’emerita sega.
Il saccente. Sì, anch’io a volte sono saccente. Ma lui di più.
I peggiori istinti dell’uomo, in sua presenza, escono in superficie e ti trasformano in un animale votato allo sterminio dei saccenti. Se sei sfortunato, dalla disperazione ti trasformi in un animale votato al suicidio. In questo modo, almeno, sei sicuro di non sentire più quel che dice.
Ebbene, quell’emerita testa vuota, tra le tante cretinate dette, al fatto che io dicessi che bere aspirina e Coca Cola non facesse nulla, aveva risposto che:
“NO NO NO! Mio padre è medico e mi ha confermato che mischiare aspirina e Coca Cola, a causa dei loro reagenti chimici, ti scombina tutto il cervello!”
Sorvolo sul fatto che uno che dice “ti scombina il cervello” non dovrebbe avere il diritto di parola. Sta di fatto che passando sul sito di Paolo Attivissimo, ho finalmente la conferma definitiva che IO avevo ragione (aggiungerei un “come sempre” ma diventerei saccente), che suo padre è un medico da radiare e soprattutto che LUI aveva torto.
New entry nella strada in salita. Il primo post di Matteo. Il Dylan Dog secondo MATTEO Finalmente oggi è uscito il numero 247 di Dylan Dog dal titolo “Tutti gli amori di Sally”.
Noi amanti del brivido e dell’horror ne avevamo un gran bisogno dopo l’ultimo deludente numero di Dampyr, e l’indagatore dell’incubo non ci ha delusi.
La storia non è in sè eccezionale e sconvolgente, anzi nel suo intreccio è abbastanza prevedibile, con il solito nemico mostruoso, la solita fanciulla da salvare (che Dylan stranamente non si porta a letto), le solite cretinate di Groucho, il solito finale tipo X- files, che lascia tutto in sospeso..
Quello che, però, gratifica in Dylan Dog è che gli autori non hanno (quasi) mai tradito la caratterizzazione iniziale del personaggio, offrendo ai lettori un prodotto che in certi casi ha i suoi limiti, ma che garantisce il “patto” che una casa editrice si dovrebbe impegnare a rispettare.
Dylan talvolta è un pò ripetitivo, però nel corso dei suoi venti anni di pubblicazione, si è saputo evolvere gradulmente, senza traumatizzare gli affezionati lettori e proponendo storie che non richiedono un ripasso continuo di numeri pubblicati anni prima, e che possono, quindi, attirare coloro che si sono persi per ragioni anagrafiche le prime pubblicazioni.
Piccole note su questo numero: testi di Pasquale Ruju (una garanzia) e disegni del bravo Piero Dall’Agnol, di ritorno sulle pagine di Dylan dopo tre anni di assenza.
Agosto 2006 Quell’uccellino giallo, con becco verde, occhi vispi e cappellino arancio era insopportabile. Nella vita, gli uccellini devono capire che non possono svolazzare davanti ai gatti, anche se sono piccoli e neri come il sottoscritto!
La cravatta rossa poi era un vero e proprio affronto. La lotta è stata dura, l’avversario era uno tosto… ma alla fine ho vinto. Innanzitutto gli ho cavato gli occhi, poi gli ho staccato il cappello e, con morsi decisi e precisi, pian piano sono riuscito persino a staccargli la testa. Nemici, fatevi avanti. Vi batterò tutti.
In cerca di un nuovo contatore di visite (credevo erroneamente che quello vecchio si fosse rotto e invece ero io che lo avevo smontato. Grazie Sheldon per la dritta!) ho trovato per caso questo Useless Stats, letteralmente “statistiche inutili”.
In effeti le statistiche che genera sono pure curiosità, di poca utilità ma simpatiche.
Vi farà piacere sapere che sul blog sono stati fatti 0.71 post al giorno (media alzata di parecchio con gennaio. Ora giro su tre post a settimana, uno ogni due giorni circa).
Il giorno in cui pubblico meno è la domenica e in Marzo ho pubblicato solo il 15% del totale.
Il giorno più buono per i commenti è il Lunedì, mentre il più gramo è il Venerdì.
Gli argomenti che più tirano sono i fumetti, l’attualità, l’Angolo di Nero e la categoria Nostalgia.
Sì, sono statistiche inutili.
Ho poi provato a installare un plugin per inserire un lettore mp3 nei post. Ho messo questo Audio Player ma quella riga verde mare non mi piace per nulla. Carino, ma – se ne conoscete di migliori – segnalate pure.
EDIT: Ho anche tolto quasi tutte le parole in inglese dai vari menu di wordpress, anzi, dal tema di WordPress, ché WP era già in italiano. Ho inoltre sostituito il colore del Player. Di base era questo #9FFFB8, ora è questo #f8f8f8.
Sui free-press torinesi c’è una notizia che tutti si aspettavano da tempo. blitz nelle copisterie “ladre di libri“, ovviamente si parla delle copisterie di via Fratelli Carle e via Bonafous.
Alzi la mano chi non ha trasgredito almeno una volta.
Il giro di soldi che si fanno è enorme. In media tre libri a corso, 30 euro, contro i 60-70 (anche di più) che si spenderebbero nelle librerie. Un risparmio non indifferente per gli studenti che per legge dovrebbero invece fermarsi al 30% di fotocopie per libro.
Non preoccupatevi, sento che tutto tornerà come prima a breve.
Sono tendenzialmente tirchio e nel corso dello scorso anno, sapendo che verso Marzo-Aprile gli Oscar Mondadori sarebbero andati in sconto, ho evitato accuratamente di comprare libri di questa collana, puntando prevalentemente su altro.
Ora è il mese giusto per comprare gli Oscar… Il problema è che la lista è fin troppo sterminata.
Andiamo con qualche consiglio per gli acquisti (la mia lista dei più papabili) in rigoroso ordine alfabetico.
Ammaniti Niccolò – Ti prendo e ti porto via. Libro che m’ispira molto, ma che ha critiche contrastanti.
Augias Corrado – Quel treno da Vienna. Augias mi piace quando parla e quando scrive cose serie. Ora vediamo come se la cava con la narrativa.
Brooks Terry – La regina degli Straken. Il druido supremo di Shannara. Vol. 3. Come già detto in passato, non impazzisco per il fantasy, ma Brooks è stato il primo libro che ho letto (insieme a Zanna Bianca e Il giro del mondo in 80 giorni). I suoi libri li ho letti tutti anche se non sempre mi sono piaciuti (specialmente gli ultimi).
Con l’arrivo di questo potrò mettermi a leggere l’ultima trilogia.
Evangelisti Valerio – Il collare di fuoco. Grrr… questo ce l’ho già… l’ho comprato in strade blu pagandolo il doppio e soprattutto senza aver avuto il tempo di leggerlo. Il collare spezzato non farà la stessa fine. Aspetterò il 2008.
…si è accorto che nei suoi editoriali di motivazioni e scuse non ha detto neanche una frase che avesse un senso logico e che rispondesse alle critiche?
… sa essere obbiettivo e imparziale rispettando il codice deontologico professionale?
*Perdonabile* il paparazzo in quanto comune mortale, ma non il direttore che dovrebbe seguire una direttiva suprema che regola la sua vita lavorativa e dalla quale dipende l’intera opinione pubblica. Che lo innalza sopra ai comuni mortali e che lo rende censore a nostro beneficio di quel che la gente deve sapere.
Art. 6.2: “La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica.”
Vista! Iniziamo subito dicendo che mantere il livello di tensione e di qualità del pilot era impossibile.
Visti tutti gli episodi dritti e filati in poche sere e la tensione della trama inizia finalmente a cedere. In effetti non si poteva continuare a stare con il cuore in gola ancora per molto e così alla fine della seconda puntata regolare riescono finalmente a scollarsi dai cyloni e a far respirare lo spettatore.
Che c’è di nuovo rispetto al pilot?
Bella la fuga di Helo e Boomer 2 su Caprica, inseguiti da Cyloni e Biondone. Baltar alterna momenti in cui affascina, ad altri in cui fa sorridere, ad altri in cui non ha senso. Apollo ok, Kara ok, Adama molto ok, Roslin un po’ comatosa ma ok.
Tutto il resto può dare a noia. A volte le puntate non decollano ma in sostanza il tutto è fatto con molta qualità. Dalle prime puntate si ha la sensazione che le cose verranno tirate avanti per le lunghe, invece con la fine di stagione alcune cose vengono fortunatamente chiarite.
Il finale di stagione è perfetto. Storia doppia giusta, personaggi giusti, vicenda giusta, azione giusta, cliffhanger giusto (visto che non ho resistito e ho subito guardato la 2×01). Ho già iniziato la stagione due ma in ben due puntate mi sono addormentato. Cattivo segno.
Per i giudizi in dettaglio della prima stagione cliccate qui.Leggi tutto →
Recentemente è stato indetto un concorso (con scadenza posticipata) per determinare le sette nuove meraviglie del mondo. Angkor Watdeve entrare nelle sette.
L’enorme tempio khmer si trova in Cambogia ed è considerato il più grande sito religioso del mondo.
La voglia di andare a vedere il film di Clint Eastwood è così tanta che me lo sogno persino di notte.
Eravamo io e Linda, su un crinale di un monte, poco prima di entrare in un ordinato bosco di conifere, sicuramente in val Chisone. Linda parte e se ne va lasciandomi indietro. Io, con la macchina fotografica in mano, decido di farle una foto da lontano.
“Un po’ più a destra… Ancora un po’ più indietro…”
Esattamente come la pubblicità della Regione Sicilia, ad un certo punto non la vedo più nell’obbiettivo. Che fesso.
Ma dov’è finita?!? Guardo meglio, e vedo qualcosa muoversi. “Ah, eccola!” In realtà è una forma indistinta che potrebbe essere Linda, Yumbe vestito da cespuglio di more, un cinghiale vestito da cespuglio di more o un palo della luce. Le faccio ciao con la mano, ricordandole che devo ancora scattare la foto.
Da quello stesso ammasso informe color verde-marrone zoommato dalla mia Nikon compare una piccola luce tipo scintilla. È un mitra e mi sta sparando addosso. Dopo circa un secondo arriva anche “l’audio” del mitra e io mi inginocchio per evitare i colpi che mi sibilano intorno.
Cacchio, i giapponesi! Leggi tutto →
Sono andato per 23 anni sempre dal solito barbiere. Da 0 a 6 alternavo le comparsate dal barbiere alle scodellate di mia nonna (che usava letteralmente una scodella e tagliava tutto quello che ne fuoriusciva).
Poi da sei anni in sù, ho iniziato con una serie di tagli corti più o meno a spazzola. La consuetudine di andare dal mio barbiere è durata fino a oggi, tra calendari della juve e calendari di donnine nude, a parlare o di sport o di politica, locale e nazionale.
Io più di sinistra, lui alleanza nazionale. Abbastanza colto e moderato da poterci parlare assieme anche se di idee diverse. Arrivavo lì al mattino alle 9 e c’era già la coda con almeno tre persone davanti. Passavo la mattinata lì e mi leggevo tutti i settimanali presenti, qualche diabolik, dei tex vecchissimi e un Napoleone (il bellissimo “Il bacio dell’aguzzino”) che sono riuscito a veder finire solo dopo tre tagli di capelli, quindi dopo circa un anno dalla prima lettura.
Stamattina tutto è cambiato. Sono andato in un barbiere 2.0. Quattro ragazze, otto postazioni di taglio + quattro per lavaggio capelli. Ho aspettato sì e no quattro minuti ed era il mio turno. Sono uscito di lì mezzora dopo. Dietro di me, delle donne spettegolavano, ma non ho parlato né di sport né di politica, non ho proprio parlato, me ne sono stato zitto.
La ragazza mi ha fatto tutto senza usare le forbici e usando solo il rasoio elettrico. Sconvolgente! Mi sono guardato intorno e di forbici non ce n’era traccia. Nessuna. Neanche una in tutto il locale. Sicuramente per le signore le usano, ma per gli uomini credo di no. Le rifiniture me le hanno fatte con un rasoio monolama BIC autolubrificante che mi ha distrutto il collo e irritato la pelle; dal vecchio barbiere per quelle cose si usava il rasoio a serramanico. Mezzora dopo sono uscito con i capelli probabilmente meglio tagliati del solito.
Due lavaggi di capelli + taglio: euro 18, e la prossima volta mi fanno lo sconto. Dal mio vecchio barbiere ne pagavo 10.
Ah, nostalgia dei calendari.