SI TAV?

26 gennaio 2007

tav-logo.gif
A sinistra sono tutti profeti e cartomanti, e vedono nell’imminente futuro, nel 2007, la svolta decisiva: Chiamparino dice che l’anno appena iniziato sarà quello decisivo per la Torino-Lione. Rutelli si tiene sul vago ma dice che il 2007 sarà l’anno delle riforme elogiando le opere pubbliche moderne.
Cosa pensi davvero la sinistra della TAV non è dato sapersi. Il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio sembra essere contrario alla linea ad alta velocità, il ministro per i trasporti Mario Alessandro Bianchi sembra invece favorevole.
Ma per ora tutto tace, così come tacque la coalizione di sinistra prima delle elezioni che, dopo la maxi riunione durata imprecisati giorni e sublimata nel programma fiume, semplicemente “dimenticò” di toccare l’argomento TAV.
Dove sono le ragioni del sì? di Antonio Calafati…

In questo interessante libro, che purtroppo non ho ancora letto e che credo avrò tempo di leggere solo verso la fine Febbraio, sintetizzando molto, l’autore sostiene che nel panorama giornalistico italiano (soprattutto riferito al 2005):
- le motivazioni del No sono state più convincenti
- le motivazioni del Sì si riducono a qualcosa di effimero e ad un insieme di luoghi comuni come “perché è da fare” e “perché è utile”
- sostanzialmente non sembrano esserci, a parere suo, motivazioni sensate per costruire la TAV
- la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità sfavorirebbe le città che attraversa, favorendo solo le estremità.
Tralasciamo lo scandalo del “monta e smonta” messo in luce da un servizio delle Iene dello scorso anno (video introvabile persino sul sito delle Iene) e specifichiamo che da quel che si evince dalla presentazione del libro, Calafati non vuol dare un giudizio personale sulla TAV né sostenere che non esistano le ragioni del sì. Il suo intento è dimostrare che due settori, quello giornalistico e quello politico, si stanno suicidando non rendendosi conto che nel marasma di parole dette i significati sono pari a zero.
Mi torna in mente uno strano personaggio presente in un libro del ciclo della Fondazione di Isaac Asimov. Un ambasciatore mandato a tranquillizzare la popolazione. Un uomo che, dopo che si analizzarono le sue parole al registratore, si scoprì che non aveva detto assolutamente nulla di concreto.
Ed è quello che è successo e sta succendendo per la TAV. Politici annoiati e giornalisti ignoranti in grado solo di ascoltare la folla e muoversi di conseguenza. Se è facile ascoltare le “ragioni del No” con un semplice microfono allungato in una manifestazione, più difficile è sentire le “ragioni del Sì”, nascoste nelle case e mai scese in piazza.
Davanti a questi fatti non è chiaro districarsi e farsi un’opinione neutrale, o capire chi abbia ragione e chi torto.
Se è vero che le ragioni del no sono più conosciute e più reperibili, le ragioni del sì, cercando un po’ si trovano.
Carino scoprire che le stesse persone, sindaci compresi, che nel 2005 rifiutavano la TAV a favore di un ampliamento delle linee ferroviarie esistenti, alcuni anni fa avessero bocciato proprio la possibilità di ampliare la linea ferroviaria. Carino il voltafaccia dell’attuale presidente della regione. Carino infine scoprire che l’uranio nelle montagne è una bufala, eccezion fatta per il monte Musiné, l’unico che ha l’esigua “possibilità” (non certezza) di presenza di uranio.
Stesso discorso per l’amianto, sostanza sì pericolosa ma del tutto innocua se trattata correttamente con sistemi di umidificazione dello scavo.
Le ragioni del sì saranno più banali (?) ma di sicuro esistono. Unire l’Italia al resto d’Europa, far partecipare l’Italia a un progetto esteso di alta velocità per migliorare i trasporti passeggeri e soprattutto merci tra membri dell’unione europea, decongestionare il traffico alpino, creare una struttura moderna che non sostituisca i treni normali ma che li affianchi. 20 anni di cantiere portano a domandarsi se fra 20 anni la TAV sarà ancora all’avanguardia o sarà già un rudere sorpassato. Questo non si può saperlo, ma non proseguire per questo solo motivo è come non comprare un computer perché fra sei mesi costerà meno, dimenticando che i modelli più nuovi saranno nuovamente cari e che nel frattempo continueremo a essere senza computer.
Ora però c’è da specificare una cosa: 20 anni di cantiere sono infiniti. È chiaro che gli abitanti possano non essere entusiasti all’idea di avere di fianco a casa una ruspa che scaverà per i seguenti 7300 giorni, ma così è. Vivere in una zona di confine su una delle poche vie commerciali presenti nel territorio, comporta anche questi svantaggi. Ma impedire la costruzione di un’opera pubblica per meri motivi egoistici non ha senso.
Questo è il mio parere, e il punto interrogativo sta lì fino a dopo la lettura del libro sopracitato. Magari il libro riuscirà a farmi cambiare opinione. Chissà…

11 comments

  1. matteo - 27 gennaio 2007 10:48

    sono perfettamente d’accordo con fabio.
    l’Italia è il paese dello scarica barile per eccellenza: la TAV fatela da un’altra parte dicono gli abitanti “valdesi” della val di Susa, le discariche fatele da un’altra parte dicono i napoletani, la base di Vicenza non ampliatela (ma tanto esiste già..) dicono i vicentini…
    é ora che la gente inizi a pensare che il mondo non si ferma per noi, che bisogna guardare al futuro pur senza dimenticare le nostre radici e la nostra tradizione, la nostra storia e la nostra cultura.
    la TAV è un’opera importante che ci permetterebbe di essere parte intergrante di un progetto di integrazione commerciale e turistica.
    non torniamo alle città stato- medievali…

  2. linrana - 8 febbraio 2007 12:35

    Calafati non afferma che le motivazioni del No siano maggiormente convincenti, semplicemente ricerca, attraverso le letture dei quotidiani, le ragioni del Si.
    Ormai ci siamo “addomesticati” a sentire e quindi ripetere l’equazione Tav in Val di Susa = Alta Velocità = Modernità.
    Falsa la prima uguaglianza: in Val di Susa è stata progettata una linea ferroviaria per il trasporto merci ad “Alta capacità”, non ad “Alta velocità”. Le reti trans-europee di trasporto hanno soltanto alcune tratte per le quali si prevede l’Alta velocità, e questa non è una di quelle.
    Falsa la seconda uguaglianza: l’Alta velocità non è attributo vitale della modernità.
    Può, quindi, essere condizione necessaria e sufficiente per intraprende una simile impresa?

    “creare una struttura moderna che non sostituisca i treni normali ma che li affianchi”

    Questa frase rientra facilmente nell’equazione, ma non da né numeri, né ragioni razionali, né ipotesi chiare e falsificabili.

    “la TAV è un’opera importante che ci permetterebbe di essere parte intergrante di un progetto di integrazione commerciale e turistica.”

    Anche qui non trovo nessuna giustificazione, forse solo un’affermazione di senso comune che tutti, io per prima siamo portati a dare. Tenendo anche conto che i passeggeri non sono contemplati in questo progetto.

    Sono d’accordo che in Italia l’atteggiamento ricorrente sia quello dello scarica barile, ma il punto centrale è che di molte di queste questioni sappiamo poco e niente e che in generale si faccia fatica ad individuare cosa sia prioritario e cosa no. Ho l’impressione che vi sia, da parte degli enti pubblici una frenetica corsa verso il voler stare al passo con il resto dell’Europa. Certo facciamo parte di questa fatidica unione ma prima di voler essere come gli altri, dovremmo soffermarci a pensare come vorremmo essere noi, come cittadini e come paese, prima italiani e poi, in modo sussidiario: europei. Unire non significa fondere, ma collaborare non dimenticando le peculiarità di ognuno.

    Rimando ad un link in cui si riportano alcuni dati interessanti sul progetto Tav. E concludo consigliando vivamente la lettura del libro di Calafati.

  3. linrana - 8 febbraio 2007 12:37

    ecco il link

  4. Quadrilatero - 8 febbraio 2007 14:14

    Innanzitutto, la spiegazione del contenuto del libro è basata su quel che tu mi hai detto, visto che – come scritto – lo leggerò prossimamente.
    Quello che dici poi può anche essere vero, ma come sempre, noi italiani tendiamo tanto per cambiare a snobbare il resto del mondo. Per quale motivo e a quale vantaggio proprio non lo so.
    Così come c’è chi vuole ritirare le truppe italiane in missioni ONU in giro per il mondo, così come c’è chi ha evitato di versare le ultime due quote annuali per il Global Found anti AIDS facendoci fare la figura degli stronzi, c’è anche chi se ne infischia del progetto EUROPEO di trasporto che vorrebbe collegare tutta l’europa, da Kiev a Lisbona.
    Certo, come già detto, nessuno ci assicura che ciò servirà a qualcosa, ma non partecipando rimarremo ancora di più all’ultimo posto nella classifica degli stati europei più moderni, persino dopo Portogallo e Grecia.
    Come sempre, siamo sempre pronti a sprecare tutto.
    Quel che dà fastidio del movimento NO TAV è il suo alone di anticonformismo populista che investe tutti, quella voglia di “scendere a combattere” per motivi che neanche si sanno.
    Se le ragioni del sì sono oscure e intangibili, le ragioni del no si distinguono in “quel che la gente crede” (stronzate come l’uranio) e “quel che davvero conta” (che ben pochi sanno).
    Non si può non notare quanto poco l’Italia sia commercialmente e finanziariamente collegata alla Francia d’oltralpe: il minimo indispensabile. Non si può nemmeno dimenticare che il progetto è stato aperto a ogni genere di modifiche per circa due anni, ma NESSUNO ha pensato di protestare o informarsi preventivamente. Troppo facile, dopo che tutti i contratti sono stati firmati e dopo che la parola è stata data all’Europa intera, scendere in piazza con bandiere.
    Poi passami sto libro che non resisto più! :P

  5. linrana - 8 febbraio 2007 16:18

    si credo proprio tu abbia bisogno di leggerti il libro! e poi sei andato sul link che ti ho madato..non credo. capisco che tu rimanga ancorato alle tue convinzioni, ma io almeno pretenderei delle certezze, qualcosa che mi convinca almeno un po’ e non solo la paura di restare esclusi. la stessa commissione europea ha annunciato un nuovo studio sugli impatti ambientali. cosa significa questo?
    non sto appoggiando il no ma rimango sempre più perplessa dal si..
    baci
    ps. nei prossimi giorni ti do il libro così ti metti l’anima in pace

  6. Quadrilatero - 9 febbraio 2007 13:12

    Innanzitutto se tu mi dai un link, io lo visito immediatamente.
    Il link da te consigliato manda a un’intervista sulla TAV fatta a un professore di fisica (!) che – sarà esperto finché vuoi – non si esprime nel suo campo principale (e sono andato anche a cercarmi la sua biografia, tranquilla).
    Sito interessante e pieno di spunti, per intanto segnalo al volo due opinioni “cartina tornasole” della confusione del movimento NO TAV. In questi giorni di letture, ho trovato sedicenti esperti dire che la TAV non farà le soste “intermedie” e quindi sarà inutile. Questo che mi segnali tu dice l’esatto contrario: la TAV, secondo lui, farà le soste intermedie e perciò sarà inutile.
    Prima di tutto, i NO TAV dovrebbero mettersi intorno a un tavolo e accordarsi su cosa contrastare.

    Rimane il fatto che i motivi del no continuano a essere farlocchi e contradditori mentre, da alcune dichiarazioni rilasciate da Calafati stesso, la critica alle ragioni del sì le fa criticando *solo* giornalisti e politici.
    Ora passiamo al No. Diciamolo chiaramente: le ragioni del No non esistono.
    Numeri? Ok. Oltre che essere lo snodo principale del mercato europeo, la TAV Torino-Lione leverà dal traffico alpino circa 2,6 milioni di camion all’anno, con relativo traffico, risparmio energetico e salvaguardia dell’ambiente data dall’enorme mole di gas di scarico risparmiata. Ti pare poco?
    Ma continuiamo.

    Linrana: in Val di Susa è stata progettata una linea ferroviaria per il trasporto merci ad “Alta capacità”, non ad “Alta velocità”.

    In parte vero, in parte falso: i treni merci vanno significativamente più piano dei treni passeggeri; anche tenendo conto del tratto che dovranno fare, i treni merci andranno intorno ai 100-120 km/h mentre i passeggeri andranno a 220 km/h. Velocità non raggiungibili con le attuali linee. È vero che la definizione precisa è “alta capacità” ma… vedi… di solito “alta capacità” distinta da “alta velocità” è uno dei termini usati in difesa della TAV per il tratto valsusino, non un’accusa. Stai forse cambiando idea?

    Linrana: Anche qui non trovo nessuna giustificazione, forse solo un’affermazione di senso comune che tutti, io per prima siamo portati a dare. Tenendo anche conto che i passeggeri non sono contemplati in questo progetto.

    Falso. Falsissimo. Sebbene la linea Torino-Lione sia soprattutto per le merci, non è per nulla escluso l’uso passeggeri. I NO TAV sostengono che in quella tratta non esistono passeggeri. Falso anche questo. I potenziali passeggeri sono dirottati su altre tratte, Ventimiglia, Svizzera, in macchina o aereo low cost perché la linea ferroviaria transalpina è lenta e costosa. Le cose cambieranno e non poco quando la TAV sarà conclusa. Già io, quest’estate, avrei potuto essere un passeggero.

    E per concludere, i biechi e ciechi montanari sono riusciti a far girare così tanto le scatole ai francesi che questi ultimi si stanno attrezzando in altro modo. Lo andrai a vedere il link? Non credo.

  7. matteo - 9 febbraio 2007 14:07

    …anche se i passeggeri non fossero inclusi, la nuova linea ferroviaria ridurrebbe il numero di TIR per le strade comportando una diminuzione del traffico, degli incidenti e soprattutto dell’inquinamento; cosa che farebbe contenti quegli IPOCRITI dei verdi- ambientalisti…
    é ora che governanti e gente comune si assumano la responsabilità del benessere collettivo !!
    la TAV si farà, con o senza di noi, quindi piantiamola di piangerci addosso e di protestare per il semplice gusto del rifiuto incondizionato.

  8. Quadrilatero - 9 febbraio 2007 17:56

    Esatto Matteo.
    Quello che però in fin dei conti voglio dimostrare è che, se uno studioso (giustamente) ha scritto un libro sui primi tre giorni di TAV sui quotidiani italiani e ha scoperto che i giornalisti e i politici parlavano senza cognizione di causa e senza documentazione, io sono qui per dire che tutti quelli che stavano per strada a manifestare, stavano senza cognizione di causa pure loro!
    I motivi, per cui all’epoca si manifestò, non avevano basi concrete ed erano niente più che congetture buttate lì a casaccio.
    Mi vedo quindi costretto a scrivere un best-seller dal titolo “dove sono le ragioni del No”, in cui verrà mostrata l’ingiustificata sollevazione della popolazione locale e le risposte (inascoltate) date ai suoi interrogativi.
    Ancora una volta, preciso che sono disposto a cambiare idea, a patto che qualcuno mi porti una vera motivazione SENSATA per non fare questo benedetto condotto 5.

  9. linrana - 19 febbraio 2007 15:26

    Torno per rispondere, visto che il Fabio insiste sull’ultima parola.
    Giusto ieri, tutti noi siamo stati beneficiati dell’intervista al ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, ospite a In mezz’ora di Lucia Annunziata.
    Ancora una volta, abbiamo sentito la solita “frasetta” di rito:

    - La Tav si farà, anche se ci sono ancora «da discutere» alcuni «aspetti», da definire «precise modalità» per la realizzazione della ferrovia.-

    Allora mi chiedo, cosa significano: alcuni aspetti e precise modalità? Sarà forse un altro modo per eludere il discorso? Chiunque ad un primo ascolto, direbbe che in effetti la frase è sensata ma poi rileggendola mi accorgo che per l’ennesima volta non viene data una risposta. Quali sono gli aspetti e le precise modalità, talmente precise che neanche vengono citate.
    Chiarirò la mia posizione, non sono tra quelli che portano lo slogan No Tav, anzi sono convinta che una revisione del sistema di trasporti sia legittima e dovuta.
    Ma chiedo a chi, senza esitazione, si schiera dalla parte del si, da dove deduce le sue convinzioni. Certo si parla di rimanere tagliati fuori dal commercio europeo, e questo spaventa e parecchio, soprattutto l’opinione pubblica. Solo ieri i telegiornali alzavano un tono allarmistico: saremo gli esclusi!
    Eppure nessuno può sapere cosa sarà l’economia tra 20 anni, i dati riportati non sono altro che ipotesi poco confutabili. Sicuramente nella società del rischio o modernità liquida, in cui siamo abituati a vivere, queste decisioni sono da prendere e bisogna tirare fuori dei numeri abbastanza convincenti da impressionare.
    A questo proposito, in questi giorni, mi è venuta in mente una ricerca condotta da Hirschman, su come, dalla fine del XIX secolo alla seconda guerra mondiale, è stato trattato il problema del Nord-Est brasiliano.
    Mi direte che si tratta di tempi superati, qui si parla di modernità e futuro; in realtà questa vicenda, distribuita anch’essa sul lungo periodo, ha molte analogie su quanto si sta verificando all’interno del tema Tav.
    In breve, la regione del sertão aveva ed ha un regime particolare di piogge che porta ad avere più di sei mesi di siccità ed un ulteriore incertezza su quanto pioverà. Tuttavia l’agricoltura e l’allevamento, in quel periodo, erano piuttosto sviluppati.
    La classe dirigente del tempo considerò risolvibile il problema da un punto di vista tecnico, creando dighe, pozzi e vie di comunicazione. I lavori, con i ritardi del caso, durarono una ventina d’anni ma il risultato non fu lo sviluppo economico che tutti avevano pronosticato. Si era tralasciata tutta l’area delle conseguenze sociali. In sostanza chi beneficiò delle dighe furono i proprietari terrieri, provocando un aumento della povertà ed un ristagno dei salari.
    Quello che dunque era stato percepito come l’unica soluzione possibile, indispensabile ed inevitabile, aveva portato a risvolti del tutto inaspettati.
    Questa ricerca ci induce a riflettere e ad essere più cauti nell’appoggiare incondizionatamente un progetto, solo perché tutti dicono che bisogna farlo.
    Cosa vuole comunicarci Hirschman? Ci mette in guardia poiché un insieme di credenze, i paradigmi ideologici, hanno un peso considerevole che spinge ad individuare giusta una determinata via o strategia, senza che essa lo sia per forza o che ne sia stata fatta un’analisi ragionata.
    E se anche il ministro dell’Economia ammette che di alcuni aspetti specifici bisogna ancora discutere, allora mi viene da pensare che proprio tutto non sappiamo e che forse è più comodo farci sentire, inconsapevolmente, un po’ pecorelle. E in fondo non siamo un paese di piagnucoloni, nello specifico, bensì un paese di “facilinoni”. Se il passato ci insegna che lo sviluppo economico segue le sue vie, poco prevedibili, a maggior ragione su un arco di tempo così ampio, siamo schietti e sinceri e diciamo che la Tav forse interessa di più per i fondi e per il sentirsi inglobati nel progetto europeo. Tutti sentimenti legittimi ma facciamo attenzione che questo poi non porti, come nel caso brasiliano a risvolti inaspettati.
    La Tav, quasi sicuramente si farà, per la gioia dei più convinti, ma l’ultimo pensiero che mi viene da rivolgere e che mi auguro che sia davvero il punto di snodo per la nostra economia e che ci porti incredibili ricchezze, al contrario spero che non diventi un clamoroso punto di stallo!

    baci baci

  10. Quadrilatero - 19 febbraio 2007 23:24

    Evidentemente non ci siamo capiti e/o non hai letto i miei ultimi due commenti.

    >[intervista al ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, ospite a In mezz’ora di Lucia Annunziata]
    - La Tav si farà, anche se ci sono ancora «da discutere» alcuni «aspetti», da definire «precise modalità» per la realizzazione della ferrovia.-

    >Allora mi chiedo, cosa significano: alcuni aspetti e precise modalità? Sarà forse un altro modo per eludere il discorso?

    Ma ovvio. Su questo non posso che darti ragione, così come non ho mai messo in discussione il lavoro di Calafati, che è sotto l’occhio di tutti.

    >Chiunque ad un primo ascolto, direbbe che in effetti la frase è sensata ma poi rileggendola mi accorgo che per l’ennesima volta non viene data una risposta. Quali sono gli aspetti e le precise modalità, talmente precise che neanche vengono citate.

    Padoa Schioppa si è tenuto sul vago, ha parlato politichese quel tanto che basta per eliminare l’argomento di cui non sa che a sommi capi. Non puoi pretendere che il ministro dell’economia ti dica che, anche se come dice il NoTav i treni transalpini in quella zona sono diminuiti, il traffico su ruota rimane di circa 1milione e mezzo di camion con una prospettiva di quasi il doppio nei prossimi 10 anni.
    Queste cose, valle a chiedere al Ministro delle Infrastrutture o al Ministro dei Trasporti.

    >A questo proposito, in questi giorni, mi è venuta in mente una ricerca condotta da Hirschman, su come, dalla fine del XIX secolo alla seconda guerra mondiale, è stato trattato il problema del Nord-Est brasiliano. [CUT]

    Il discorso è totalmente diverso. Nel Sertão muoiono migliaia di persone per siccità e fame. Quel che si fece e quel che si continua a fare è tentare di salvare una popolazione ai limiti della sopravvivenza.
    Un punto di maggiore attinenza con l’argomento è sempre nel Sertão ma nei nostri giorni, vale a dire il piano di Lula di portare acqua nelle regioni più disagiate tramite un enorme TAV dell’acqua. Lì si che c’è il dilemma se fare o non fare. Comunque ho capito cosa intendi.

    >Cosa vuole comunicarci Hirschman? Ci mette in guardia poiché un insieme di credenze, i paradigmi ideologici, hanno un peso considerevole che spinge ad individuare giusta una determinata via o strategia, senza che essa lo sia per forza o che ne sia stata fatta un’analisi ragionata.

    Quel che però non vuoi capire è che non è che da un giorno all’altro s’è deciso di fare la TAV in questo modo. Sono stati presentati progetti, sono stati sottoposti agli enti locali, sono stati lasciati in visione alla popolazione che se ne è fregata.
    Ogni progetto ha una sua *vita* di modifiche da parte degli interessati. La protesta del movimento No Tav sembra quasi voler urlare: “Aspettate! Ci siamo dimenticati di fare il nostro dovere!”
    Ora non ricordo il nome del paese ma dopo la segnalazione di alcuni cittadini sulla impossibilità di costruire un tratto di galleria, l’organizzazione fece delle modifiche e ora il treno non passerà più da lì ma è stato spostato di circa 200 metri, risolvendo il problema originario e mettendo d’accordo gli interessati.

    > E se anche il ministro dell’Economia ammette che di alcuni aspetti specifici bisogna ancora discutere, allora mi viene da pensare che proprio tutto non sappiamo e che forse è più comodo farci sentire, inconsapevolmente, un po’ pecorelle. E in fondo non siamo un paese di piagnucoloni, nello specifico, bensì un paese di “facilinoni”.

    Facilinoni, esatto. :D Qualsiasi cosa significhi. Facilinoni a scendere in piazza senza documentarsi e seguire la folla. I facilinoni esistono da entrambe le parti. Forse non lo hai ancora capito ma io continuo a dire che non critico chi dice Sì o chi dice No. Io in questo momento sto criticando chi dice Sì, senza motivare (come segnalato da te e da Calafati), e chi dice No senza motivare (come quasi tutti i pecoroni in strada).
    Se ci sono modifiche e migliorie da fare alla Tav, ben vengano!

    > Se il passato ci insegna che lo sviluppo economico segue le sue vie, poco prevedibili, a maggior ragione su un arco di tempo così ampio, siamo schietti e sinceri e diciamo che la Tav forse interessa di più per i fondi e per il sentirsi inglobati nel progetto europeo. Tutti sentimenti legittimi ma facciamo attenzione che questo poi non porti, come nel caso brasiliano a risvolti inaspettati.

    Anche qui ti do ragione. Ovvio che la Tav interessi anche per i fondi. E il servizio delle Iene sta a dimostrare proprio quello. Però bisogna distinguere le due cose: chi vuole la Tav e chi la usa, è ovvio che per ogni iniezione di soldi c’è qualcuno che percepirà la sua parte. Ottima l’iniziativa di Di Pietro di redistribuire gli appalti.

  11. quadrilatero - 19 febbraio 2007 23:26

    Segnalo una gaffe clamorosa riguardo al Ministro dei Trasporti.
    Nel post l’ho chiamato Mario Bianchi, come il celebre regista citato in continuazione da Mike Bongiorno.
    Il ministro si chiama invece Alessandro Bianchi, come l’attaccante della Reggina.

Have your say