Eragon

10 gennaio 2007


C’è chi sostiene che il fantasy sia un genere ormai maturo e che non sia più da relegare a un pubblico di bambini che legge favole.
C’è chi invece sostiene che il fantasy sia un genere infantile per il semplice fatto che si basa su cose metafisiche e chiaramente impossibili.
Ebbene, risulterà difficile crederlo, ma io sono del secondo gruppo. Il 90% del fantasy che vedo o leggo non mi piace. Usando una frase che disse un mio conoscente, “i libri fantasy non mi piacciono perché sembra che mi prendano per il culo”. I monti swawedfgdfg oltre il fiume di sangue del adwerus, abitato dai fassuasdaas e i prescelti di asasas. Ecco, tutti quei nomi posticci che non sono altro che sillabe inventate da un autore piuttosto ricco e famoso, proprio non li digerisco. Forse perché me lo immagino davanti a una macchina da scrivere o un computer, me lo vedo scrivere scene epiche verosimili e dialoghi credibili, ma poi lo vedo fermarsi un attimo e pensare “e ora quel monte laggiù come lo chiamo?”
Così succede anche nella testa mentre si legge il libro: “un possente guerriero sguaina la sua spada magica e inizia a fendere l’aria tritando budella di orchi”. Ok, sono immedesimato. Sono dentro. “Laggiù in fondo lo attende…” Vedo l’eroe in piedi davanti al proprio nemico.
“GALBATORIX”
Galbatorix? Mi torna in mente il 15enne seduto davanti al suo diario con una penna stilografica in mano e le dita sporche d’inchiostro. “Uhm… e il cattivo come lo potrei chiamare? Galbatorix! Sì!”
Per questo 9 volte su 10 il fantasy non mi piace.
Ma ora passiamo a Eragon.
Non ho letto il libro ma mi hanno detto che il film è totalmente diverso. Lo spero.
La fiera della banalità e del fantasy generico. Un supercattivo, una profezia, un drago, un giovane ragazzo coraggioso. Un’elfa (elfa?) gnocca, un mentore carismatico, una noia mortale, un pubblico di gagni rompiballe, un finale prevedibile, una storia scontata. Jeremy Irons bravo ma sprecato in fretta, John Malkovich in un personaggio banale.
Doppiaggio: Ilaria D’Amico, solitamente bellissima e bravissima, al doppiaggio fa ridere i polli e rende poco credibile il drago della storia.
C’è chi sostiene che il fantasy sia un genere maturo e adulto, ma se lo è, non può portare Eragon come esempio. I bambini, commossi, escono felici.
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