Categoria Sport? Beh, se gli scacchi sono sport, perché non il fantacalcio?!? :P
Da quant’è che ci giochiamo? Boh, dovrebbero essere circa 10 anni. Siamo dei veterani ormai!
Tutto iniziò in prima superiore, quando il Livi arrivò in classe con un’idea e coinvolse gli altri tre maschioni della classe in un gioco con i calciatori di serie A. Rimanemmo tutti incuriositi e, ora che le nostre strade si sono più o meno divise, siamo ancora lì a giocare.
La cosa che però nei 10 anni trascorsi mi ha incuriosito di più del “Fanta” è stata la delicatissima scelta dei nomi delle squadre.
I nomi sono ispirati da chissà quali fonti ma, fra tutti, possiamo individuare due categorie: i nomi inglesi tamarri e i nomi idioti. Tutto il resto non esiste.
La prima lega risale forse al 1996. All’epoca eravamo ancora gggiovani e i nomi erano storpiature di squadre famose: Toro Jo, Atletico Marino e Real Marino, Athletic Fabius, Borussia Nonnu, Olympiakos. I nomi idioti erano Zizou e la mia Ignota F.C.
Quella lega la dominò il Livi, vincendo almeno due volte con i suoi Real Marino.
La seconda lega targata 1999 fu l’apoteosi dei nomi inglesi tamarri: Apocalyss Jo (sì, il proprietario è lo stesso di Toro Jo, un fan de Le bizzarre avventure di JoJo), Black Angels, Devils (poi divenuto Red Devils), Raptors (trasformati poi in Masterplan), Casar’s Dragons, Silver e Golden Star. Unico nome idiota quello dei Rondola (anagramma di Ronaldo), poi tamarrizzato in Rondola Goblins e infine in Rondola Rebels. Gli Apocalyss Jo vinsero tre volte, i Red Devils due e i Masterplan una volta. I Casar’s Dragons passarono alla storia come gli eterni secondi.
La seconda lega si concluse con la fine del liceo. Continua nei prossimi giorni…
Oggi si parla di una serie televisiva mai passata in chiaro: Firefly, una serie consigliatami da Hytok e creata dal celebre Joss Whedon di Buffy e Angel, che per questa volta lascia stare il fantastico per occuparsi della fantascienza.
Dimenticate tutte le serie “classiche” alla Star Trek perché qui è tutto diverso. Nessun futuro idilliaco, nessuna fine dei mali del mondo come povertà o guerre. Anzi…
I protagonisti della serie sono un gruppo eterogeneo di un’astronave, tipico delle serie alla Star Trek, ma non fanno parte di nessuna alleanza/federazione di pianeti uniti buoni. Al contrario, i pochi abitanti della Serenity, una nave di classe Firefly, stanno fuggendo proprio da una di queste grandi alleanze, che li cerca per catturare due fuggitivi che sono a bordo. L’equipaggio non è un manipolo di paladini dei buoni, ma è un gruppo di mercanti/pirati spaziali abituati a furti, omicidi, rapine, etc. Ovviamente con un fondo di cuore d’oro.
Ulteriore differenza tra Firefly e il resto, è l’ambientazione: se è noto che i creatori di Star Trek crearono un universo di frontiera simile a quello del far west, in Firefly il Far West diventa quasi reale. Cowboy, vestiti d’epoca e mondi polverosi e decadenti. Tutto questo unito a sceneggiature con dialoghi brillanti e con storie all’insegna dell’avventura. Numerose poi le rivitazioni dei classici cliché da far west: l’assalto al treno, i saloon, i bordelli. Mancano solo gli indiani!
Tre motivi per mettersi a guardare Firefly:
Jaine Cobb. Uno dei comprimari, un mercenario senza scrupoli. Avete presente quei personaggi che sono cattivi ma che in fondo sono buoni? No, lui no. È proprio stronzo di suo. Ed è bello per questo.
Inara Serra. Per gli estimatori delle belle donne.
Malcolm Reynolds. Il capitano. Figura carismatica e piuttosto complessa. Un bel personaggio.
Senza però dimenticare tutti gli altri personaggi, davvero ben caratterizzati, tra cui spiccano i due fuggitivi, il prete di bordo e molti altri.
La continuity non è serratissima ma c’è. In conclusione, una serie non eccezionale ma che è viva e prende.
Nella puntata di ieri di Chi vuol essere milionario c’era la domanda “a chi si riferisce il detto quando Berta filava?”
Nei panni della concorrente probabilmente si avrebbe tentato la telefonata a casa confidando nella rapidità di cercare su internet la risposta. Per fortuna della concorrente, la telefonata a casa era già stata fatta.
Perché purtroppo? Perché cercando con Google solo “Berta filava” si finisce in molte pagine contenenti il testo di una canzone di Rino Gaetano. Ma non finisce qui…
Se i più accorti tentano invece “quando Berta filava” hanno come prime due possibilità due siti di modi di dire e di proverbi. Bene, direte voi. Lì ci sarà sicuramente la soluzione. E invece… le soluzioni sono totalmente diverse. Leggi tutto →
Non chiedetemi chi sia, Tommaso Ghirardi. L’unica cosa che so è che sarà il nuovo presidente del Parma. Ok, la faccia non è delle più incoraggianti e il fatto che abbia subito messo in chiaro che l’obbiettivo sarà la salvezza… beh, un po’ mi fa stare in apprensione.
D’altronde non riesco a spiegarmi come abbia fatto a superare all’asta l’ex presidente del Real Madrid Sanz e lo svizzero-napoletano Valenza.
Di certo, al tanto fumo degli altri due (contornato da grandi dichiarazioni d’intenti come riportare il Parma in Europa), questo ha portato i fatti.
Ora speriamo porti anche un po’ di soldi e di giocatori.
Ho fatto uno strano sogno in cui mi trovavo su una bicicletta vicino ai laghi di Avigliana. Non ero veramente lì, forse era un videogame, forse era un film. La strada era un po’ pixelata, come se avessi messo la risoluzione al minimo o come se stessi guardando un film su un pc con la scheda video vecchia. Davanti a me due altissime colonne di fumo. Un incendio nei boschi? Due auto in fiamme?
Mi giro e dietro di me c’è una terza colonna di fumo. Faccio qualche metro e per terra c’è un postino. Morto.
Questa mattina mentre torno da Torino, davanti a me compare un altissima e perfettamente uguale colonna di fumo nero.
Sono in cerca del postino.
A sinistra sono tutti profeti e cartomanti, e vedono nell’imminente futuro, nel 2007, la svolta decisiva: Chiamparino dice che l’anno appena iniziato sarà quello decisivo per la Torino-Lione. Rutelli si tiene sul vago ma dice che il 2007 sarà l’anno delle riforme elogiando le opere pubbliche moderne.
Cosa pensi davvero la sinistra della TAV non è dato sapersi. Il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio sembra essere contrario alla linea ad alta velocità, il ministro per i trasporti Mario Alessandro Bianchi sembra invece favorevole.
Ma per ora tutto tace, così come tacque la coalizione di sinistra prima delle elezioni che, dopo la maxi riunione durata imprecisati giorni e sublimata nel programma fiume, semplicemente “dimenticò” di toccare l’argomento TAV. Dove sono le ragioni del sì? di Antonio Calafati… Leggi tutto →
Transamerica di Duncan Tucker con Felicity Huffman, la Mamma delle casalinghe disperate, è davvero un gioiellino. Dolce, ironico, sentimentale, classico ma allo stesso tempo fuori dagli schemi.
Un uomo transgender, in procinto di cambiare sesso, scopre che dall’unico rapporto eterosessuale avuto è nato un figlio. Ora il figlio ha 17 anni ed è rinchiuso in un carcere minorile per prostituzione e droga, mentre la madre è morta suicida diverso tempo prima.
Bree (la Huffman) paga la cauzione e convince il ragazzo a seguirla fino a Los Angeles, nel più classico schema da Road Movie, lungo la via, incontrando strani personaggi e vivendo strane situazioni. Il tutto, senza rivelare al figlio la propria identità.
I passati pian piano si scoprono e vengono a galla, il rapporto tra i due cambia ed evolve, fino a quando è inevitabile la rivelazione finale.
In conclusione un ottimo film. Originale, ben diretto e ottimamente interpretato. Impossibile rendere bene la voce impostata della Huffman in italiano. Nota: Io e Felicity Huffman facciamo gli anni lo stesso giorno.
Per chi ha seguito almeno un po’ di ciclismo, questa è una notizia che lascia l’amaro in bocca. Molto amaro.
La Gazzetta di oggi riporterà una lettera di Johan Museeuw, uno dei più forti corridori di classiche degli anni 90, una forza della natura delle due ruote. Un ciclista che fino al momento del ritiro è stato sempre ad alti livelli.
“Volevo chiudere la mia carriera in bellezza e quindi nel 2003 ho fatto uso di sostanze vietate per riuscirci. Non sono stato corretto. Ho fatto un gioco sporco”.
Orbene è finita da un po’ di settimane ma io la raccolta di romanzi a fumetti con Repubblica l’ho finita di leggere solo ora.
La collezione di Repubblica sui Grandi Classici delle Graphic Novel, l’ho presa tutta, perché un libro è due volte più bello quando affiancato a sé ha tutta la collezione di cui fa parte.
Il sottotitolo della serie “il fumetto con la forza del romanzo” potrebbe scatenare le mille discussioni sulla legittimità di chiamare romanzo un fumetto o di definirlo graphic novel, romanzo grafico, ma non sono qui per questo.
Fosse per me li chiamerei “fumetti e basta“, indipendentemente dallo stile, dal numero di albi, dalla qualità.
Un fumetto di alta qualità senza serialità è un Ottimo fumetto, non una graphic novel. Un fumetto di bassa qualità è un fumetto alla stessa maniera.
La Coconino presenta questa collezione di 10 imperdibili romanzi a fumetti (o come volete chiamarli voi…) che davvero tutti dovrebbero possedere.
Sì ok, forse non tutti sono dei capolavori, o forse le 10 presentate non sono le sole graphic novel degne di nota, ma rimane il fatto che tanta qualità in così poche settimane non l’avevo mai vista.
Alcuni di questi albi li avevo già da tempo puntati ma, anche a causa del prezzo, li avevo sempre lasciati sullo scaffale. La Repubblica semplifica notevolmente il problema, abbattendo il prezzo e mettendo insieme dieci volumi ricchi di approfondimenti e articoli firmati che nelle edizioni normali da fumetteria non ci sono.
Tra i dieci titoli ne consiglio tre che mi sono rimasti dentro, anche se so di fare un torto ENORME agli altri sette tutti meritevoli.
Baci dalla provincia (e altre opere) di Gipi. Autore che non avevo mai letto e che consiglio vivamente.
Blankets di Craig Thompson. Semplicemente stupendo nella sua malinconica storia d’amore. Grande sorpresa: tra tutti, era quello che a primo acchito mi ispirava di meno.
Maus di Art Spiegelman. Senza parole. Qualcosa di magnifico e toccante da inserire nei programmi di scuola, da far leggere a coloro che osano dire che l’olocausto è una messinscena degli americani e degli ebrei.
Unica pecca della serie, forse a causa dei miei gusti: mettere Maus e Blankets alle prime due uscite. Tutto il resto è bello, ma due settimane come quelle non ci sono più.
Ancora saliscendi, ultimi residui dei Pirenei che non vogliono finire. Giornata tosta, soprattutto perché anche oggi quel che le guide dicono non è la realtà.
Da Cizur Menor, poco dopo Pamplona, ad Ayegui, poco dopo Estella. Eccovi la terza tappa nelle due versioni di Fabio e Matteo.