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11
mar
2010

La lettera che segue fate conto l’abbia scritta Federico Moccia. Già che ci siete, immaginatevi come colonna sonora la canzone “Fossi figo” di Elio feat. Gianni Morandi, ma con Moccia al posto di figo e qualche verso cambiato per farla calzare meglio.
Cari amici, cari lettori, cari nemici,
vi scrivo per parlarvi di quello che è recentemente successo durante una mia visita all’Università La Sapienza di Roma. Ero stato chiamato per parlare del mio ultimo film e del mio ultimo libro e, non appena mi sono seduto in aula, dei ragazzetti con la tuta dell’Adidas hanno iniziato a deridermi, ad accusarmi di essere una nullità, a criticare il mio scrivere libri e il mio fare cinema.
Ecco, più che altro io ora mi rivolgo a loro, a quei ragazzetti che m’accusano di avere un non-stile. Io, lì, davanti alle mie attricette tanto care, sono stato gentile, ho risposto in maniera pacata alle infamanti accuse, ma siccome poi le critiche sono continuate su internet e su altri media, io ora ho deciso di dire basta.
È ora di dire basta. È ora di BASTA.
Mi rivolgo a voi, dunque.
Ah stronzi. Ah pupetto con la tuta bianca, ma vedi di annà a studiare che manco sai l’italiano. Mi dici “specie in una platea univesitaria, per me è particolare che lei possa parlare [...]“. Particolare CHE? Aò, ma in che lingua parli? AOOOO, MA COME PARLIIIII? Una delle tante accezioni di “particolare” vede quest’aggettivo come sinonimo di “rilevante”, “notevole”. Sembrerebbe quasi un complimento, ma so che non lo è. Era un insulto, il suo. Un insulto di un ignorante.
Comunque, tralasciamo il “particolare”.
Io rivolgo a voi una domanda: ma perché a me? Di università ne ho girate, e nei vari atenei ho visto cose turche: ho visto Luciana Littizzetto, ho visto Vecchioni che insegnava con la cattedra vuota (nel senso che gli studenti c’erano, ma lui no). Eppure non ho visto mai nessuno chiedere alla Lucianina perché nei suoi libri (editi da Mondadori) non parli quasi mai di politica. E nessuno ha mai criticato Vecchioni. Anzi, il suo passato da professore lo rende un cantante intellettuale. Eppure la mia presenza tra le mura universitarie desta scalpore.
Perché a me, dunque, le critiche? Ve lo dico io perché. Perché siete invidiosi dei miei soldi. Siete invidiosi perché, nonostante il mio stile semplice, ho fatto una vagonata di euro e voi avete il manoscritto nel cassetto e nessuno vi ha mai cagato. Siete accidiosi, perché vi considerate un’elite culturale, ma per quanto mi riguarda siete un’elite culturale di merda. Perché, mi ripeto, voi non ce l’avete con me per i miei libri che fanno schifo, ma perché quei benedetti libri riesco a venderli alla grande. Alla grandissima.
Voi non potete farci nulla, però. Io vendo e sono contento. E allo stesso tempo non potete nemmeno criticare le mie lettrici, perché sono ragazzine ed è giusto che leggano libri da ragazzine. Nessuno si è mai sognato di criticare l’autrice di Geronimo Stilton, perché a leggerlo sono i bambini! E se andasse ospite all’università sarebbe applaudita come tutti, come Calvino, o Pasolini, o addirittura Liala.
Ora, in conclusione, non prendetevela con me o con le mie lettrici. Prendetevela con gli adulti che non leggono i libri che volete voi, e prendetevela con voi stessi, che credete di essere grandi letterati eppure quando Lino Banfi ha ottenuto una Laurea Honoris Causa nessuno gli ha rinfacciato il suo passato di porco da film di terz’ordine. Ennò, perché oltre al rivalutare Banfi, si sono già rivalutati pure i film suoi, compresi quelli in cui ci sono Pierino e la Feneck. Siete un branco di ipocriti. Tutti. Quel che è fine e impegna, e guarda caso, v’interessa, allora è Ok.
Quel che è fine, impegna, ma non v’interessa, allora sarà pretenzioso, snob.
Quel che è di bassa lega e non v’interessa è trash in senso letterale, spazzatura da evitare.
Se infine è di bassa lega ma vi piace, allora è di quel Trash con la T maiuscola, da rivalutare, da rendere cult, così nessuno vi prenderà in giro.
Ok, ora la finisco davvero. Continuate a criticarmi, se volete.
Io tirerò dritto per la mia strada e continuerò a farmi un fottìo di soldi. Oggi, giusto per farvi andare in sollucchero, mi comprerò un Home Theatre da 10 mila euro. Alla facciazza vostra.
Cordiali saluti
Federico Moccia












