XVII Legislatura: chi fa bene e chi fa male?

16 marzo 2013

Considerando la giovane legislatura, la moda del mettere +1 e pure il fatto che la gente, a quanto pare ha la memoria conta, cercherò, per quanto mi è possibile, di tenere traccia dei comportamenti positivi e negativi del parlamentari.
A ogni azione meritevole, parlamentare e partito riceveranno un +1. A ogni azione disdicevole, parlamentare e partito riceveranno un -1. Segnalatemi, nel caso non fossero presenti, le azioni da aggiungere. Poi probabilmente mi stuferò e lo lascerò incompiuto, ma nel frattempo beccatevi i primi giorni.

Social a confronto: Anobii vs GoodReads, e Amazon che rovina sempre tutto

25 aprile 2012

Fino a qualche tempo fa ero un assiduo frequentatore di Anobii. Mi trovavo benissimo, la community italiala era folta e ben preparata. Come già dissi tempo addietro, non vi erano troll che infastidivano l’ambiente e il tutto si svolgeva nel tranquillo segnalare (e recensire e votare e condividere e leggere pareri altrui su) libri.
L’unica valida alternativa era rappresentata da GoodReads, ma io rimanevo ancorato alla mia posizione: anobiano convinto.
Poi però Anobii ha iniziato ad avere qualche problema. Problemi seri, al punto da rendere tutto il sistema inusabile per sei mesi buoni. Poi, come se non bastasse, l’apparente distacco fra chi Anobii lo ha creato e chi lo utilizza: da una parte un gruppo di persone che puntano a trasformare il social network dei libri in un Amazon alternativo, dall’altra un gruppo di utenti che ritiene ormai insoddisfacente il servizio dato. E ancora, come spiegato alla perfezione da Jumpinshark, e come si può evincere anche dal ranking di Alexa, la “folta community” è in effetti solo folta in Italia. Nel resto del mondo, ma soprattutto oltreoceano, Anobii non è che una piccola macchia nel panorama dei social network. Decisamente sotto GoodReads. Difficile immaginare grandi e rapidi cambiamenti da una realtà così piccola.
Nonostante questo, io sono rimasto anobiano convinto. Fino a quando sono passato al digitale.
Grazie a una delle tante promozioni di Amazon, ho scaricato gratis e in totale legalità Cuore di Edmondo De Amicis. Sì, non proprio il romanzo della settimana, ma mi andava di leggerlo. Scarico, carico sull’ebook reader, e – visto che è presente un ISBN – mi sbatto e creo la scheda su Anobii, che però nel giro di qualche giorno mi viene rigettata.
La motivazione? Perché – dicono – non dotato di ISBN. Eppure, aprendo il file comprato, mi compare chiaramente la dicitura “codice ISBN” seguita dalle cifre. Per una frazione di secondo avrei la voglia di procedere nella polemica, un po’ come nel breve periodo di permanenza attiva su Wikipedia, dove per evitare Edit Wars cattivissime ci si lanciava in lunghissime ed estenuanti arringhe sulle bacheche altrui. In questo caso? No, grazie… non ho tempo e voglia. Qui a destra c’è il box di Anobii: pare non stia leggendo nulla. Non è così, ma vaglielo a spiegare… Se è così che deve essere, così sarà. Tanto c’è sempre l’alternativa. GoodReads.

GoodReads. Qui il popolo italiaco è molto inferiore, ma la quantità di recensioni mondiali è decisamente più alta. Di difetti ne ha molti, ma uno va sicuramente segnalato: GoodReads vinceva su Anobii su una funzionalità prima inserita ma poi ahimè rimossa: la possibilità di importare direttamente da Amazon le specifiche dei libri. GoodReads ha inoltre una grafica meno accattivante e un diffuso senso di disordine che non aiuta.
Ha molte funzionalità in più del suo competitor, come ad esempio poter seguire determinati scrittori che hanno la loro pagina su GR o segnalare a che pagina sei del libro che stai leggendo. Vorrei soffermarmi a parlare ancora di GoodReads ma sarò sincero: non riesce a prendermi come è stato per Anobii. Nel frattempo mantengo la libreria su entrambi i social network, ma il fatto che gli ebook non siano graditi mi fa optare per una terza soluzione, al momento inesistente. Un nuovo social che ascolti le nostre richieste? Che gestisca in modo furbo edizioni diverse di uno stesso libro? Che contempli anche gli ebook? Che sia localizzato in italiano e che ci dia grandi soddisfazioni? (no, non dite Zazie… è troppo naif per essere veramente un’alternativa).
Come già detto in altri posti, la soluzione migliore sarebbe catalogare la propria collezione di libri su Collectorz (software a pagamento veramente completo) ma tutto il piacere prettamente social del condividere i propri libri con gli amici viene meno.
“Amazon rovina sempre tutto”, ho scritto. Amazon, Sant’Amazon, ha il problema di essere il modello di successo da seguire. Anobii pare voglia seguire le sue orme. GoodReads ha perso funzionalità interessanti che si appoggiavano al suo sterminato database. Che sia proprio questo terzo incomodo a portare agli utenti un social network per libri perfetto? Non credo… Ma sperare non costa nulla.

Social a confronto: Miso vs Glue

12 aprile 2012

Miso e Glue sono più simili di quanto essi stessi vogliano ammettere. Non andrò a cercare nei meandri di internet per scoprire chi ha copiato chi, ma è lampante che le similitudini, fra i due, sono più delle divergenze.

Iniziamo da Miso. Il televisorino verde – lo ammetto – è il mio preferito. Ti dà la possibilità di selezionare il telefilm che stai guardando e condividerlo con gli amici. Ti fa selezionare il singolo episodio e in alcuni casi ti dà un’interessante serie di slide da guardare in contemporanea con il telefilm, una sorta di augmented content pensato dai fan per i fan. Se non ricordo male avevano anche studiato qualcosa di “ufficiale” in contemporanea con la messa in onda di Dexter, ma per il resto si tratta di contenuti inseriti dagli utenti più volenterosi.
Che cos’è questo augmented content? Miso lo chiama correttamente “SideShow”. Le slide possono riportare qualche frase detta da uno dei protagonisti, dei sondaggi fra telespettatori su quel che si è visto o su che cosa potrebbe capitare, o qualche curiosità su attori e telefilm.
Ad esempio, per l’ultimo episodio che ho visto di Alcatraz, il SideShow mi ha ricordato che il trio che compone le musiche è lo stesso di Super8 e Star Trek (Michael Giacchino, Chris Tilton e Andrea Datzman) e che l’attore che interpreta Webb Porter, l’assassino di turno, lo avrei potuto vedere anche in Una notte al museo e The War at Home.
Il grande vantaggio rispetto a GetGlue è che è studiato per i serial telefilmer (definizione sdoganata dall’amico TFM): hai la possibilità di scegliere il singolo episodio, condividere un commento su Miso stesso, su Twitter, su Facebook e persino dare un voto compreso tra una e cinque stelline.
Il più grande difetto, per i serial telefilmer, è che tutti i checkin che vengono fatti su film e telefilm sono inseriti in una timeline non indicizzata. Se, ad esempio, dopo aver visto Alcatraz 1×11, mi guardo 30 puntate di Lost, l’unico modo per scoprire a quale puntata di Alcatraz ero arrivato è tornare indietro nella timeline e sfogliare la mia “Recent Activity”. Se recupero telefilm interrotti una vita fa (tipo BSG), le cose si complicano un bel po’.
Un altro punto a suo sfavore è dato dalla comunità piuttosto ristretta, che genera talvolta dei contenuti alla “stub” di Wikipedia: parole a caso che necessiterebbero di una wikificata.
Un ingrediente che invece rende simili Miso e Glue è lo stimolo “collezionistico”. Guardando la tv, con Miso ottieni dei badge virtuali. Ma qui, decisamente, entriamo nel territorio di Glue. Su Miso i badge sono poco numerosi e poco stimolanti. Su Glue invece è tutta un’altra musica.

Glue è la stessa roba ma diversa. Glue deve la sua forza alle grandi partnership strette con multinazionali dell’intrattenimento e alla voglia di collezionare dei suoi utenti. Il punto di forza di Glue sono infatti le Stickers. Etichette. Che ti spediscono a casa, ovunque tu sia, anche dall’altra parte dell’oceano, anche in Italia. Una genialata capace di creare dipendenza e che mi ha fatto defolloware diversa gente: per avere nuovi stickers ci sono pazzi che passano le giornate a mettere i corrispondenti glueschi dei “Mi piace” e iniziano a spammare su ogni social network pensabile, con il risultato di trasformare un esperienza social in un gioco poco divertente dove la febbrile corsa all’adesivo sommerge e annacqua il tutto. Non si possiedono, dunque, gli stickers ottenuti per caso e per “meriti”, ma solo per il numero di click fatti. A differenza di Miso, non ci sono solo programmi televisivi e film, ma anche musica, videogiochi, libri e varie altre cose indefinite fra cui “celebrities, activities, food, drink, etc”.
Glue, in conclusione, non mi piace perché è frequentato prima di tutto da fanatici delle etichette, in secondo luogo non ha – gravissimo! – la possibilità di farti selezionare un singolo episodio di un telefilm, e – last but not least – non ha assolutamente idea di come sopperire alle mancanze del concorrente.

Insomma: due social network dedicati principalmente alla TV, ma nessuno dei due abbastanza meritevole di sbaragliare il concorrente. Ai punti, Miso risulta – IMHO – migliore.
Quando avrò tempo e voglia scriverò qualche riga anche su GoodReads e Anobii, e lì saranno dolori. Soprattutto per noi lettori.

I giovani d’oggi copiano, facciamocene una ragione

1 aprile 2012

Scopro ora un’interessante guida di Torino scritta con linguaggio giovanile “dai giovani per i giovani”, come si suol dire. Il titolo è già tutto un programma: Torino in che senso. Titolo azzeccatissimo perché gioca sul senso di marcia ma anche sul fatto che coi ragazzi di una certa età le cose le devi sempre spiegare due volte (“ma in che senso?” ti chiedono). Diciamo che la generazione che sta crescendo adesso, rielaborando il detto del cuoco inglese Jamie Oliver, “sarà per la prima volta un po’ più stupida di quella precedente”. Sì, stiamo involvendo.
Detto questo, torniamo all’argomento del post. Non sono molto sulla notizia, la guida è del 2010 ma la scopro solo ora. La spulcio, guardo le varie parti che la compongono e noto chi l’ha compilata: la redazione di www.digi.to.it e gli allievi dell’I.T.C. Rosa Luxemburg.
Oltre alla mera utilità di consultazione, una guida “fatta dai giovani per i giovani” è anche un utile strumento radiologico per analizzare trasversalmente le nuove generazioni, che dall’alto dei miei 28-quasi 29 anni mi sembrano lontanissime. Tralasciamo le imprecisioni fondate su dicerie piemontesi spacciate per vere (vedi il Monviso utilizzato dalla Paramount, smentito dalla pagina inglese di Wikipedia e da un sito specializzato), la cosa che più mi ha colpito è la pagina relativa alla “fauna locale”: cabinotti, truzzi, tamarri e quelle robe lì.
Leggo il paragrafo sui tamarri:

Il tamarro, detto anche zamarro, tarro, zarro, iamarruso,zamatruzzo o tabbozzo è facilmente riconoscibile dal giubbotto fluorescente tipo “addetto dell’ANAS”, jeans molto stretti e scarpe da ginnastica talmente strane da far invidia a un’astronauta. Ha capelli ingellati e di solito porta gli occhiali da sole anche quando questo non c’è.Il miglior rappresentante di questa specie è ovviamente lampadato tutto l’anno, così da sembrare perennemente in vacanza! La sua musica preferita, vale a dire la techno, la disco, l’hardcore da discoteca, è più comunemente nota come “tunz-tunz”.

Una descrizione molto simpatica e direi anche calzante. Però non notate qualcosa che stride? Quell’addetto dell’Anas non può essere uscito dalla bocca di un ragazzetto dell’Itis. Neanche sanno cos’è, l’Anas. Mi sorge un dubbio: o sono stati aiutati da un adulto, o hanno copiato. Propendo per la seconda possibilità e cerco su Google.
E trovo questo. Anno 2006.

Un nuovo inizio?

18 marzo 2012

Se sia o meno un nuovo inizio, ve lo dirò fra un po’ di tempo. Per ora, mi accontento di aggiornare alla versione 3.3.1 di WordPress.
(ero fermo tipo alla 2.5…)

Ti ricordi?

21 dicembre 2011

Ti ricordi i bei tempi in cui su questo blog c’era gente che scriveva e gente che commentava? E si scriveva tanto, o poco, o a tratti, ma si scriveva. E nonostante le cagate, tutto andava avanti.
Torneranno quei tempi?

Sono tendenzialmente Sì TAV…

5 luglio 2011

E questo lo sapete, ma il modo in cui è trattato il popolo dei No Tav in questi giorni è assolutamente vergognoso. Siamo in uno stato democratico o in una nazione sudamericana? Quelle sono le forze dell’ordine che dovrebbero portare la legalità o la militia civil di qualche oligarca?
Sono senza parole.

Poi uno dice che i fumetti sono per bambini

21 aprile 2011

Non leggo più forum su fumetti.
Non leggo più ML su fumetti.
Non leggo più NG su fumetti.
Non leggo più blog su fumetti.
Da gennaio, ho letto un solo fumetto Bonellide (Dr. Morgue, voto 4), zero Marvel, zero DC e zero Bonelli.
E tutto questo perché non ho tempo. Lo farei, potessi. Ma non ho tempo.
Oggi ho fatto un giro nella rete.
Sfogliando quello che il mio feedreader ha raggruppato nella cartella “fumetti”, ho scoperto che a distanza di anni sono ancora tutti lì a discutere e filosofeggiare sul termine “graphic novel”.