Sul free press Metro di oggi c’è un breve articolo sui blog. A quanto si legge, i blogger in Italia sono 1,2 milioni. 2,3 milioni di persone li leggono e ben 700mila si informano solo tramite blog.
Secondo questa ricerca, i blogger italiani sono quasi tutti del Nord Est, tra i 35 e i 54 anni. L’argomento più trattato è lo sport, seguito da attualità, intrattenimento e tecnologia.

Insomma, evidentemente sono un blogger atipico: parlo poco di sport, sono del Nord Ovest e ho meno di 35 anni. Eppure, a navigare in rete, il profilo del blogger medio mi pare leggermente diverso da quello proposto.

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Lost parte oggi in Usa e se tutto va bene domani o dopodomani ce la guardiamo pure qui in Italia. Le riflessioni su quel poco che si è visto sono pochissime. Solo una, IMHO, al momento merita di essere espressa:

l’inizio della stagione conclusiva di Lost sarà probabilmente il più grande What if di tutti i tempi.

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SOTTOTITOLO: TUTTA COLPA DELLA RED BULL
Milano alle sei del mattino è una meraviglia. Esco dalla metropolitana e annuso l’aria ancora libera dallo smog. Siamo a ottobre, il giorno prima che cambino l’ora. Vorrei stare qui fuori per scattare qualche foto e godermi la città che si sveglia, ma non posso perché l’Isola mi attende.
La Fnac la trovo al volo, ma è ancora troppo presto e le serrande sono ancora giù, quindi prima faccio una sosta al cesso e al bancone di un bar per non dovermi preoccupare di bisogni fisici per le prime ore della maratona.
Taglio corto: siamo poco meno di 50 e sono le 8 del mattino di sabato. Dobbiamo resistere, svegli, davanti a uno schermo che proietta 3a, 4a, 5a stagione di Lost, non-stop, fino alla sera del giorno seguente. Per il pasto ci penseranno loro: una baguette con salame o prosciutto e un banco fornito di frutta e bevande. Per i problemini fisiologici, per telefonare, o per staccare un attimo dalla routine, avremo invece a disposizione due pause lunghe da 15 minuti e cinque pause brevi da 5 minuti l’una da fare quando ti pare. Sembrano tante, per alcuni, ma non lo sono. Per i fumatori sono mortali.
Mi guardo intorno e vedo un casino di uomini fumetto e di nerd che io in confronto sembro una persona normale (e non lo sono). Poco dopo, mi accorgo che forse la mia preparazione su Lost è più superficiale del previsto quando, collegando i neuroni, non riesco a mettere insieme i numeri della lotteria e della botola. Gente che cita le battute delle puntate, gente che è infognatissimissima, gente che – lo realizzo solo ora – è impossibile da battere. Su Star Trek sarei stato più preparato, ma su Lost, ahimè, non sono ferratissimo.
Mi sento come uno studente che si presenta all’appello dopo aver studiato solo un paio d’ore. Risponde all’appello, guarda di nascosto gli altri studenti che confabulano tra loro di argomenti sconosciuti, e prende l’amara decisione di tornarsene a casa.
“Massì” penso. “Rimango finché c’ho voglia, poi al massimo me ne torno a casa questa sera”. Ma il Marocco è sempre lì, a un passo.
È sabato sera e realizzo quanto sia noioso questo telefilm dopo la suspence della prima visione. Alle 22 mi cala la palpebra e soltanto una puntata su Desmond piazzata in mezzo alla notte riesce a tenermi sveglio.
Poi… avviene l’irreparabile.
Quando sai che per nulla al mondo devi addormentarti, quando sai che in teoria dovresti pure stare attento perché alla fine della proiezione ci sarà il quizzone con domande a tema, che fai? Ti imbottisci di Red Bull.
Glugluglu. Sento la Taurina che entra nelle vene e pompa il cuore. Pompa. Pompa. Pompa un po’ troppo ’sto cuore.
Palpitazioni, sudori freddi, manie ossessivo-compulsive per tutta la notte.
In overdose da taurina e Red Bull, improvvisamente il tempo si dilata. Fidatevi, si dilata. Date un’occhiata all’orologio. Le 3:00 di notte. Fissate lo schermo per quello che a voi sembra un quarto d’ora, poi tornate a vedere l’ora. Le 3:01. Il tempo non passa e il cuore batte a mille.
Questa notte c’è persino il cambio d’ora e tutta la fatica per arrivare alle due di notte improvvisamente svanisce. Siamo di nuovo all’una. Mi guardo intorno. Siamo tutti drogati di Red Bull. Alcuni mollano, altri tengono duro.
Io vorrei mollare, sono sincero. Vorrei tornarmene a casa, o più semplicemente farmi un giro notturno per gli scaffali del mio negozio preferito. E invece no, mi tocca stare lì a guardare quella dozzina di cretini che non fanno altro che andare da una parte all’altra dell’isola. “Basta, me ne vado” penso per un attimo. Ma la metropolitana è chiusa e che minchia faccio alle 4 di notte in giro per Milano? Decido di rimanere lì, di tenere duro ancora per un po’.
Alle 1:52 mando un messaggio a Torino: “Inizio a pensare che non ce la farò”.
Alle 3:18: “Uff sto per esplodere”.
Alle 5:12: “Non mi arrenderò. Costi quel che costi arriverò fino a domani sera”.
Alle 5:42: “Tengo duro”.
Alle 6:56 mi sto veramente rompendo i coglioni, ma così tanto che voglio sapere quanto dovrò soffrire prima di vedere le puntate dell’ultima stagione: “Quante sono le puntate del secondo blocco della quinta stagione?” Ovviamente Linda m’ha risposto con ore di ritardo. Le puntate erano una in più di quelle che pensavo io. Se sei in overdose di Taurina, una notizia del genere ti getta nel panico.
Alle 7:20 mando un messaggio: “Ciao”.
Alle 7:58: “Non mollò”. Con l’accento, ma non ricordo se voluto o no. Non credo.
Alle 8:24 penso al futuro: “Quante sono le puntate della quinta?” Sto facendo dei calcoli. Non me ne frega più nulla di quel che passa sullo schermo, mi interessa solo sapere quando potrò uscire di lì. La risposta mi incoraggia. Facendo due rapidi calcoli, per le 16 le puntate dovrebbero essere finite.
Alle 10:00 arrivo a una conclusione: “Non hai idea di quanto sia noioso Lost”.
Taglio di nuovo corto: sì, sono arrivato fino alla fine della maratona, in compagnia di poco più di 30 persone.
Sono le 16:30 circa. I ragazzi Fnac ci danno un questionario a risposta multipla ma le domande sono facili. Passo senza problemi.
Ce ne distribuiscono un altro. Anche qui, le domande non sono così impossibili. Passo.
Terzo livello. Qui le domande iniziano a essere toste. Due le rispondo a caso e ho culo. Passo.
Quarto livello, l’ultimo. Siamo 7-8, non di più. Le domande sono impossibili (tipo mi chiedono quale codice digita Alex quando fugge dal campo degli Altri) e purtroppo toppo. Tra qualche minuto sapremo il nome del vincitore ma io saluto tutti e me ne vado verso Torino. Non faccio nemmeno un giro in Fnac, compro lo Speciale Dampyr in edicola in stazione ma, dopo 10 pagine di lettura, m’addormento sul treno.
Il viaggio non l’ho vinto, ma in compenso ho una maglia nerdissima con la scritta Maratona Lost e una penna a sfera di plastica con scritto sopra I’M LOST. Ho pure un dvd con i contenuti extra della quinta stagione. È, ad oggi, ancora incelofanato.
Ebbene sì, I’m Lost, ma dalla maratona lo sono decisamente meno.

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Alcuni questo post l’hanno già letto, in quanto ricavato da una vecchia mail. Per tutti gli altri, è superfluo dirlo, si tratta di una storia vera.
Il 27 settembre 2009, giro come mio solito sul sito della Fnac, per vedere se ci sono libri in offerta o altre promozioni da cogliere al volo.
Di offerte non ne ho trovate ma mi sono imbattuto in un bando di concorso molto interessante. Un concorso su Lost: bisogna compilare una scheda, rispondere a tre domande banalissime e inviare tutto a Fnac. Chi vince il concorso, vince un viaggio in Marocco per 2 persone. Scadenza: 27 settembre. È il 27 settembre, ore 23:45. Un quarto d’ora di tempo per
partecipare. Secondo voi, cosa faccio? Partecipo. Al volo.

Le domande non sono nulla di difficile: qual è il tuo personaggio preferito? Perché? Qual è la puntata non ancora fatta che vorresti che i produttori di Lost girassero? Ho un quarto d’ora per rispondere e scrivo quattro cretinate. Personaggio preferito Desmond, perché è un Ulisse dei giorni moderni (Eh? Dove? Quando? Ma davvero? Boh, non lo so, l’ho sparata lì, però c’ha la moglie che si chiama Penelope e la frase “Ulisse dei giorni moderni” è figa). Vorrei vedere una puntata su Desmond che fa questo e quello (sostituire questo e quello con due verbi a caso). 23:55. Spedisco.

Una volta compilata e inviata la scheda, passata la mezzanotte, ho tutto il tempo per leggermi il bando nel dettaglio. Purtroppo quel che prima sembrava un semplice concorso basato sulla fortuna si rivela essere una vera e propria prova di resistenza. Leggo infatti che se la tua scheda viene selezionata, non vinci un viaggio, bensì vinci la partecipazione ad una MARATONA DI 36 ORE NON STOP di Lost.
Chi vince la maratona, vince il viaggio.
Ecco, detto questo… qualche settimana dopo vedo nella posta una mail targata Fnac. Sono stato selezionato. A domani con la seconda parte.

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Di Barbareschi Sciock ne ho viste circa due ore. Io lo guardavo per un solo motivo, Guido Catalano, attualmente considerato il poeta vivente più bravo d’Europa.
Premettendo che della prima puntata non ho visto nulla, su questa puntata non posso che parlar male. Innanzitutto la formula, per nulla innovativa: il presentatore intervista gli ospiti, uno per volta. Sì, elencatemi pure tutte le trasmissioni che lo fanno, se volete, ma tanto non è questo il punto.
Avete presente quando guardate Fazio e dite tra voi “che domanda stupida che gli ha fatto”, o quando vedete la Ventura e vi chiedete “ma chi gliele ha scritte le domande”?. In questa trasmissione le tre frasi che saliranno più spesso alle vostre labbra saranno: “tutto qui?” a causa della banalità di alcune interviste, “che coglione, Barbareschi” per la sua incapacità di andare a fondo, e “di nuovo pubblicità?!” per l’insistente e fastidioso break pubblicitario ogni 5 minuti e rotti.
Luca Barbareschi parte forte con l’intervista a una parlamentare argentina, giovane, di sinistra, che recentemente ha scoperto di essere figlia di desaparecidos. Lei, ovviamente, ha cose interessanti da dire, peccato che siano mortificate da domande banali. Poi Barbareschi la butta in politica parlando di Chavez e Castro, ma la deputata lo siede rispondendogli per le rime. Barbareschi-Ospiti 0-1.
Tocca all’ex fidanzata del figlio di Saddam Hussein. Lui vorrebbe buttarla in caciara, la infila in una vasca da bagno piena di schiuma, ma lei dimostra di essere più intelligente di quel che sembra. 0-2.
Poi chi c’è? C’è un uomo sfigurato che racconta delle sue disavventure e della sua battaglia contro la discriminazione. Si cita l’episodio di quella donna con un braccio solo che presentava un programma per bambini, ma Barbareschi dice che i bambini avevano paura di lei. Lui, giustamente, fa notare che i problemi li hanno sollevati i genitori, non i bambini. Barbareschi-Ospiti 0-3.
Altri ospiti si susseguono senza lasciarmi vividi ricordi da condividere, poi verso la fine della serata arriva Costantino Vitaliano, eletto da Barbareschi vip del nulla (per carità, non avrebbe nemmeno torto), ma Costantino infila due stoccate vincenti e demolisce il conduttore. Cioè, non so se mi spiego… COSTANTINO VITALIANO mette all’angolo Barbareschi. Non Niccolò Machiavelli. Costantino Vitaliano. Prima dimostra che l’effimera notorietà televisiva è stata solo una fortunata parentesi nella sua carriera di modello, poi tira in ballo le accuse di plagio, e Barbareschi -codardamente- fa finta di nulla. Barbareschi-Ospiti 0-5.
Insomma, questo Barbareschi Sciock è stato una delusione. Un programma disegnato su di lui, un one man show con cotillon e intervistati “speciali” alla fine della fiera non è nient’altro che un programma noioso pieno di pubblicità lunghissime.
Ps. Subito dopo Costantino, ho spento la tv. A quanto pare Guido Catalano era subito dopo. Merda. Anzi, MeRRRda.
Ps. E, soprattutto, dov’è lo shock?

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Volete provare anche voi? Andate qui, per gentile concessione di McDonalds.
No, Obama non è venuto un graché bene, ma vi assicuro che con le vostre facce verrà meglio.

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Certo che Barbareschi, prossimo al debutto su La7 con Barbareschi Sciok, è stato accolto bene dagli spettatori, eh?

Incollo qualche commento comparso sulla pagina di presentazione del programma su La7.it

fedu
Barbarechi vergognati… se metà delle cose su di te sono vere…. devi andartene e non percepire più lo stipendio!
StefanoP
Trovo vergognoso che La7 ingaggi un personaggio come Luca Barbareschi, che si permette di dichiarare che, siccome lo stipendio da Parlamentare (!) non gli basta per vivere dignitosamente, è costretto a dedicargli solo metà del suo prezioso tempo… ma perché allora non si dimette e lascia spazio a qualcuno in grado di lavorare a tempo pieno? Pensa davvero di essere così indispensabile?
vittorioromano
Sono felice che il sig. Barbareschi sia in grado, grazie a La7, di arrotondare le sue misere entrate da parlamentare (che consistono in cifre a 5 cifre mensili). Il fatto che egli si occupi delle attivita’ parlamentari solo part-time e’ un affronto nei confronti delle istituzioni e dei cittadini elettori. Aggiungo che considero questa trasmissione come una macchia indelebile per La7, che invece stava facendo molte trasmissioni interessanti.
urukai
VERGOGNA! Boicottiamo La7 per protesta, cerchiamo di guardala il meno possibile o di non guardarla del tutto e se proprio non possiamo fare altrimenti giriamo canale quando c’è la pubblicità (linfa vitale delle tv commerciali).
Genia
scusatemi….ma con tutto il rispetto….mi manca Piroso il venerdì sera con niente di personale :( ma quando torna!!!!!!!!!
66eli
TROVO LA STRUTTURA DEL NUOVO SITO DI LA 7 UN VERO CASINO, NON RIESCO A V EDERE PIù NULLA SOLO SPEZZONI DI PROGRAMMI E PUBBLICITA’
alexgalli
ciao Luca, felice di vederti in video con un nuovo programma. Felice anke che tu ospiti il mio amico CARLO PETRINI. Spero in seguito tu kiami anke SILVIA QUERCI , che adoro!!! Spero tu legga questa mia. alessandroGalli – lucca
multiplone
La7 vergonga , assumere un deputato ( per di più lazzarone) che viene pagato con i nostri soldi. Ricordo una sua intervista in cui dichiarava che 5000 euro non gli bastavano, e quindi doveva fare l “attore” in giro per l’ Italia, doveva fare l’ imprenditore; dove aveva il tempo per fare il deputato ? La7 torna a fare informazione libera , spettacoli di qualità, cultura, non omologarti a RAISET. Valter

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Tre anni, e nemmeno me ne ero accorto! Buon compleanno blog, e scusami se ultimamente ti sto trascurando.

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Chissà come saranno contenti, i milanesi, di avere finalmente le notti silenziose, senza i decibel esagerati che infrangono i timpani.
Chissà come saranno contenti, Letizia Moratti e gli altri, che Paul McCartney abbia deciso che “no, io quando canto faccio casino” e abbia annullato la prevista data di Milano del suo concerto.
Di sicuro saranno più contenti quelli di Napoli e Verona, che il limite dei 78 decibel non ce l’hanno.

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Buongiorno amici. Ieri sera, nonostante qualche intoppo, siamo andati a vederci Avatar nel giorno di debutto ufficiale nei cinema italiani (anteprime escluse, ovviamente).
Ho poco da dire sul film, e secondo me è per questo che non posso considerarlo un capolavoro. Un capolavoro, in quanto tale, sa scaldare il cuore e sa attivare il cervello. Così non è stato, ma ciò non significa che Avatar sia un film da buttare, anzi. Segna, sicuramente, un’importante tappa nella storia del cinema per quanto ha saputo creare. Forse non brillerà per originalità di trama, ma -nonostante questo- di sicuro entrerà nei manuali di storia del cinema.
Per una vera e propria guida al film, assortita con interessanti dettagli tecnici, consiglio la recensione di Paolo Attivissimo, abilissimo a ricostruire tutti i riferimenti culturali al nostro mondo: dalla guerra in Iraq alle Torri Gemelle, passando per alcuni dati che a me francamente hanno stupito assai:

Niente pellicola: solo un hard disk che contiene un file cifrato da circa 155 gigabyte, compresso in JPEG2000, in formato 2048 x 858 a 48 fotogrammi al secondo (il doppio di una proiezione 2D). Sull’etichetta, oltre al titolo del film e ai dati tecnici, c’è anche la scritta “Redbird”: il nome in codice usato per non far sapere che si trattava di Avatar durante le prime spedizioni dei dischi alle sale.
Il disco arriva nella scatola imbottita nera che si intravede dietro, sul tavolo, e il proiezionista copia il file al server tramite una normale porta USB. Da lì, una volta sbloccato con la password, che ha scadenza giornaliera, il film viene proiettato tramite un proiettore digitale da 2K (2048 pixel orizzontali) e 5 kW.
Il proiettore è comandato da una postazione sulla quale gira Linux (chiedetevi perché) e che intravedete a destra nella foto qui di fianco. Il proiettore è l’oggetto sopra il rack; il server è quello con le maniglie, dentro il rack.

Le critiche che invece muove TFM sono tutte corrette, eppure non mi viene da criticare troppo. Forse, a volte, l’orpello può essere più che sufficiente per tenere alta la qualità di un film, anche senza storia.
Così come prima, verissimi tutti i riferimenti che presenta:

Il film si apre con un occhio che si apre ed è Lost. C’è Sigurni Uivah ed è Alien. Poi un robot gigantesco mezzo umano ed è Yattaman. C’è Michelle Rodriguez aka ANA LUCIA ed è Lost again. Un branco di lucertoloni ed è Giurassic Park. C’è Giovanni Ribisi ed è Phoebe Buffet. Una svaria di elicotteri e di aerei che compare dalla parte destra dello schermo ed è Apocalipse Now e anche Apocalipse now redux. L’eroe si infiltra da infiltrato ed è Cavallo di Troia. C’è un’enorme quercia che crolla ed è caduta del comunismo. Ci sono due che fanno l’amore in mezzo alle lucciole ed è Lady Oscar. La popolazione di indigeni lucertoloni blu si mette a pregare inchinandosi ad un albero -!- ed è Re Leone. C’è scissione tra fazioni di uno stesso partito ed è Sinistra Italiana. I lucertoloni si mettono a fare strana danza ed è All Blacks. Ah, i lucertoloni sono tutti blu e hanno capo anziano ed è I Puffi e Grande Puffo (sì, c’è anche Puffetta). L’Eroe viene schifato ma poi viene accolto come un Dio ed è Gesù Cristo. L’Eroe incita lucertoloni alla rivolta con grande profitto ed è Braveheart.

Che altro dire su Avatar? Nulla, se non un piccolo appunto: le donne Na’Vi, con quegli occhioni gialli, sono molto sexy. E, a proposito, l’avevate capito che la protagonista blu era Uhura? Io no.

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Sondaggi ne ho visti pochi, ma in compenso le liste stilate dai giornali, in questi giorni fioccano da tutte le parti.
Qui, Times Online stila la lista dei 50 migliori libri del 2009. Nella top50, tra gli altri, ci sono Barack Obama e Andrea Camilleri (con Paper Moon, La luna di carta, uscito qui da noi nel 2005).
Della lista non ne ho letto nemmeno uno.
Sempre Times Online stila la lista dei 100 libri più importanti del decennio, anzi no, dei MIGLIORI libri del decennio. Fosse stato dei più “importanti” avrei capito Il Codice Da Vinci in decima posizione, ma… davvero è fra i più belli? Espiazione al nono, Vita di Pi al settimo, al sesto Suite Francese di Irène Némirovsky (libro interessante, credo lo cercherò) e Obama sul gradino più basso del podio. Un fumetto, Persepolis, al secondo posto, e addirittura La strada di Cormac McCarty al primo posto.
Quindi io da mesi ho sul comodino il libro più bello del decennio e continuo a procrastinarlo. Non tutti sono però dello stesso parere: nelle note recensioni di Gamberetta, La strada si è presa solo uno stivale (vale a dire, secondo la legenda di Gamberi Fantasy: “Un prodotto neutro, né consigliato né sconsigliato”).
E che dire del caso editoriale del decennio? Siete in dubbio sulla posizione in classifica di Dan Brown che anche il Telegraph mette al terzo posto (dietro a Obama e al vincitore Harry Potter)? Niente paura, non siete i soli. Sempre su Times Online, a un click di distanza dalla classifica di prima, il Codice da Vinci è anche fra i 5 libri peggiori degli anni 2000.
Qui invece la parola passa alla critica, e i libri nelle classifiche personali si fanno in gran parte misconosciuti.
Fra i film, Matteo Garrone con Gomorra entra nella top100 del decennio alla posizione 67. Borat è all’undicesimo (!) posto e a me vengono seri dubbi sulla sanità mentale di chi fa le liste. Dubbi ancor più saldi a leggere che Bourne Supremacy è al secondo posto e Casino Royale all’ottavo.
Più ragionata e condivisibile, la classifica del Telegraph, che nonostante il settimo posto di Borat, mette sul gradino più alto Fahrenheit 9/11 come film simbolo del decennio.
Niente di eclatante nelle graphic novel del 2009 scelte dal NYT. (EDIT) Molto meglio, almeno dal punto di vista dei consigli per gli acquisti, la classifica di Sparidinchiostro dei 10 fumetti più belli degli anni 00.
Qui invece, due top5 dei videogiochi del decennio. Gioco poco, quindi sono poco autorevole in materie, direi però che la classifica migliore sarebbe un mix delle due proposte.
Il Grande Fratello è lo show televisivo più importante dei “noughties”, e come dar torto al Telegrah? Abbastanza condivisibile, anche la top10 delle canzoni più determinanti del decennio: Hey Ya, Can’t Get You Out Of My Head, Seven Nation Army, Hurt, Bleeding Love, Paper Planes, Yellow, Crazy In Love, I Bet You Look Good On The Dancefloor, Rehab. Un po’ di perplessità sugli Arctic Monkeys così in alto ma credo siano più che altro messi lì a simbolo dell’indie e dell’importanza del web nel mondo della musica.

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Gianfranco Rotondi non lo senti mai in giro. Non dice mai nulla, non è mai sotto i riflettori. Rispetto a molti suoi colleghi, tiene un profilo piuttosto basso.
Poi ogni tanto salta fuori e ci ricorda che se è messo lì a fare il ministro, qualche cosa deve saper pur fare.

Adnkronos: Secondo il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo Gianfranco Rotondi, ”Di Pietro sbaglia a non riconoscere il suo errore nel giudizio storico su Bettino Craxi, ma almeno dovrebbe attenersi alla saggezza latina: de mortuis nihil nisi bonum, dei morti si parla solo se si può dirne bene”.

Quindi ad esempio di Hitler e di Mussolini dovremmo parlare solo delle importanti riforme che hanno portato ai loro stati, perché ahinoi sono morti e non si può parlar male di loro. Corso Adolf Hitler, statista. Giardinetti Benito Mussolini, statista, giornalista e calvo (dire pelato sarebbe un insulto e, ricordiamolo, non si possono insultare i morti). Di Pacciani potremmo dire che… uhm… era un amorev… uhm… Era un padre di famiglia. Via Pacciani, padre di famiglia.
Ok, vabbuò. De mortuis eccetera eccetera. Se vogliono così, potremmo parlare dei vivi, ad esempio. Potremmo parlare dei mafiosi vivi che parlano delle collusioni con politici vivi e attivi, ma mi sa che anche questo non è permesso. Potremmo parlare dei corrotti avvocati vivi condannati, e dei corruttori vivi non condannati in quanto dei politici vivi hanno modificato le leggi. O potremmo parlare ancora delle donnine (vive) che frequentavano i politici vivi e titillavano attributi sessuali (vivissimi secondo alcuni, defunti secondo Feltri), ma ormai l’argomento è passato di moda, spinto a forza in ultima pagina da politici-conduttori televisivi-vivi e trans, vive/i e morte/i.
Insomma, vivi o morti che siano, qui l’idea che ci siamo fatti un po’ tutti è che, forse forse, l’unica cosa di cui si può ancora parlare è del Grande Fratello.
Oh, ma hai visto che tipo bizzarro che è quel George? Io non lo sopporto. I miei preferiti sono Mauro e Massimo. Sì, quello che litiga con tutti e quell’altro che è spesso come un armadio. Oh, ma lo sai che tra l’altro da queste parti c’è un duo comico che si chiama proprio Mauro e Massimo? Eh, lo dico da quando sono entrati: quei due lì diventeranno amici.
Lungomare Mauro e Massimo, comici piemontesi. Piazza George Orwell, lungimirante.

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LUNGO EXCURSUS CHE PARTE DAI FORUM DEI FUMETTI E FINISCE DI NUOVO AI WU MING E AD ALTAI
Già lo dissi tempo addietro: io sono un gran lettore di fumetti Bonelli e Bonellidi eppure, nella mia lunga e onorata carriera di lettore, mi sono sempre ben guardato dall’iscrivermi ai forum fumettistici.
Il motivo è presto detto: all’interno dei forum fumettistici di questo piccolo paese quale è l’Italia, c’è la divertente possibilità di entrare in contatto con disegnatori e autori dei nostri fumetti preferiti. Nel caso capitasse a me, o al mio amico Sundance Kid, questo vorrebbe dire poter fare qualche domanda ogni tanto, leggere qualche loro “perla di saggezza”, far loro sapere quali sono gli albi che ci sono piaciuti di più e di meno… e bon.
Purtroppo non tutti i fumettofili sono come me e Sundance.
Innanzitutto ci sono i nerd in cerca di amicizie prelibate (“Eh, sì. Io e Roberto Recchioni siamo amici, ormai.” dice il Nerd n.1 al Nerd n.2 alla fiera di fumetti di paese), ma ci sono soprattutto i wannebe fumettari che se potessero limonerebbero duro con i loro autori preferiti per poter diventare a loro affini, ricchi, belli, famosi e pubblicati (come il Lando di Cajelli già citato sul tumblr). Come sempre, esistono gli estremi, purtroppo: capisco bene l’elogio motivato, l’apprezzamento di un’opera che forse davvero ci fa impazzire, ma questi individui fanno sistematica opera di adulazione, diventano vere e proprie groupie acerebrate… E come se non bastasse, mi stanno accerchiando. Lasciano commenti allo zucchero filato in quasi tutti i siti che visito regolarmente, una volta incensando il tratto di un disegnatore, un’altra volta citando canzoni che sanno piaceranno allo sceneggiatore di cui sono innamorati, un’altra volta ancora elogiando gratuitamente per ogni minima cretinata (“Grande XXX, i tuoi post sul giardinaggio sono sempre bellissimi”), e ormai hanno invaso anche i blog degli scrittori non di fumetti, perché ogni wannabe fumettaro, anche se non sa l’italiano, ha comunque un romanzo nel cassetto da sponsorizzare.
Orbene, ora trasgredisco agli ordini del Governo e incito all’odio nei confronti delle due categorie sopra descritte: i fan leccaculi vanno estirpati a cartoni sul muso, i wannabe leccaculi vanno cosparsi di benzina e gettati nei forni a legna dei pizzaioli.
Per qualche motivo, però, ai fumettisti, i leccaculi iniziano a dare fastidio solo quando diventano molesti. Quando fanno complimenti, no, non danno fastidio. Molto più fastidiosi, per loro, sono i criticoni (come sintetizza in una breve metafora Tito Faraci).
Appurata la mia posizione sui leccaculi, passiamo ai criticoni. Partendo dal presupposto che internet sia un luogo democratico dove ognuno può dire la sua, sono dell’idea che alcuni talvolta esagerino. Ci sono  criticoni e criticoni, sia chiaro: quelli che criticano sistematicamente i lavori di qualcuno (che quindi un po’ sono fissati, ma magari hanno dei buoni motivi) e gli stalker della critica, gli infognati persi per la loro ossessione. Che differenza c’è tra i detrattori normali e gli stalker? Che i detrattori normali, se non apprezzano un autore, non lo seguono. Gli esagerati, i fissati, li seguono apposta per poterli criticare.
Ecco, io mi sono imbattuto in uno di questi ultimi, ma me ne sono reso conto solo a una settimana di distanza (e tutto per colpa di Twitter che nella versione italiana non fa vedere i re-tweet). Ieri sera ho scoperto che qualche giorno fa i Wu Ming hanno linkato sul loro twitter la mia recensione di Altai. Ecco dunque giungere frotte di fan dell’Ex Luther Blissett pronte a leggere cosa scrivevo.
Fin qui tutto nella norma. A parte il fatto che, oltre ai fan di Wu Ming, c’era pure un detrattore particolarmente fervente, tal Peterlioa, che poi ho scoperto avere pure uno o più blog dedicati all’argomento. Ecco, Peterlioa mi fa: “La scheda sembra scritta direttamente dai Wuming. Ahi, prodigi di aNobii…”.
Non so, forse sono ingenuo io, ma la prima cosa che penso è che a questo Peterlioa gli sia piaciuto così tanto lo stile con cui ho scritto la recensione da paragonarmi addirittura ai Wu Ming stessi, suoi scrittori preferiti. Non la considero una delle mie recensioni migliori, ma evidentemente a lui è piaciuta. Poi un altro utente mi illumina: No, Peterlioa non intendeva quello. Secondo lui, io sono un sockpuppet gestito da un Wu Ming o un caro amico di quest’ultimo/i, pronto a recensire in maniera positiva il libro dei miei cari amici wuminghi. Non sono dunque nemmeno considerato un leccaculo della prima parte del post… sono proprio un membro del Governo Ombra della teoria del complotto che vuole spingere Altai al primo posto in classifica, Governo Ombra a cui sono iscritti ovviamente i membri del collettivo, più qualche loro amico di blog che io nemmeno seguo (tipo la Lipperini, di cui -forse- Peterloa ha una fissazione così grande da averle dedicato un contro-blog da preoccupanti derive da stalker). Io! Proprio io che fino a una settimana fa credevo che le identità del collettivo letterario fossero ancora sconosciute, proprio io che avevo recensito negativamente il romanzo “solitario” di uno dei Wu Ming! E tutto questo solo perché loro hanno linkato la recensione.
No, non penso che i criticoni vadano arsi vivi come i leccaculi: talvolta in loro un po’ di materia grigia c’è, solo che non viene spremuta a dovere. Concludo evitando di mandare un “get a life” innecessario (perché uno mi potrebbe fare specchio-riflesso per questo post), e do un appassionato consiglio ai detrattori di tutto il mondo: non siate così ossessivi con le vostre manie perché passerete automaticamente dalla parte del torto; sembrate psicopatici, sembrate i Tartaglia, le Maiolo, leggermente disturbati e con il chiodo fisso in testa. Ma vi sembra il caso di aprire blog monotematici che fanno il verso ai blog famosi? Vi sembra il caso di lanciarvi in una crociata contro gli autori di cui -è chiaro- siete invidiosi del successo?
Lo capisco, davvero, lo capisco. Vi sono autori che sponsorizzano il loro romanzo in modi a dir poco ambigui, esagerati, forse persino fraudolenti, ma non credo proprio che ai Wu Ming serva una pubblicità del genere.
Insomma, spassionatamente, lo dico per il vostro bene: lasciate perdere queste vostre monomanie… che è meglio per tutti, voi inclusi.

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